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Aiutare i figli nei compiti, giusto o sbagliato? Benefici, potenziali svantaggi e limiti necessari

Aiutare i figli nei compiti, giusto o sbagliato? Benefici, potenziali svantaggi e limiti necessari

Le difficoltà degli alunni, bambini o adolescenti, a scuola sono sempre tante e spesso i genitori vengono in soccorso dei figli per accompagnarli nel loro processo di apprendimento, offrendo loro un aiuto nei compiti e un supporto psicologico costante.

Si tratta di una buona o di una cattiva abitudine? Le opinioni in merito sono tante e spesso discordanti. C’è chi reputa la partecipazione alla vita scolastica dei bambini e dei ragazzi un modo per guidarli meglio nella crescita, chi si impegna per evitare “troppe fatiche ai figli” e chi, invece, preferisce che se la cavino da soli.



Naturalmente ogni caso va giudicato soggettivamente e le ragioni dietro l’una o l’altra scelta possono essere varie. È tuttavia necessario riconoscere che l’aiuto nei compiti ha sì dei benefici, ma anche degli svantaggi, soprattutto se non si pongono dei limiti.

Da un lato, specialmente in età infantile e pre-adolescenziale, avere il genitore accanto mentre si fanno i compiti può garantire allo studente un forte senso di “protezione” e sicurezza. D’altro canto, però, “in medio stat virtus”: gli eccessi, infatti, rischiano di essere controproducenti. Un sostegno è sempre un segno di grande benevolenza, ma sostituirsi al figlio rischia di rendere lo studente incapace di gestirsi da solo, di affrontare le sfide più ardue o di elaborare un pensiero autonomo.


Una situazione facilmente comprensibile da chi l’ha vissuta in prima persona o con una persona cara, come la 15enne Martina, che commenta: “Aiutare troppo può rendere i ragazzi ‘dipendenti’ dai genitori o da altre figure adulte per lo svolgimento dei compiti. È giusto dare una mano quando c’è bisogno, ma fare tutto al posto dei figli non li fa crescere. Se non imparano a studiare da soli, avranno sempre bisogno di qualcuno”.

Anche i genitori, specialmente quelli che riconoscono di aver commesso degli errori in questo campo e che affrontano ogni giorno un livello di stress elevato per star dietro ai doveri scolastici dei figli, sembrano essere d’accordo. “Per me aiutare troppo nei compiti ha un effetto decisamente negativo. Non li fa crescere per niente. I miei figli, ad esempio, dipendono in tutto e per tutto da me, commenta Rosy.

Oltre a generare “dipendenza”, la presenza eccessiva dei genitori, specialmente di quelli più intransigenti, può sottoporre l’allievo a una serie di pressioni che nel tempo rischiano di incidere sul loro atteggiamento nei confronti dello studio. In caso di bambini o ragazzi particolarmente pigri, tuttavia, l’occhio vigile di un adulto può rivelarsi necessario: “Se non seguissi mio figlio probabilmente farebbe tutto in fretta, e forse anche male, per andare a giocare. Quindi lo tengo d’occhio e verifico che faccia tutto bene”, dichiara Annalisa, mamma di 3 bambini in età scolare.

“Li seguo, vedo come studiano, li aiuto a ripetere, ma voglio che lavorino da soli. I compiti li fanno autonomamente, anche se magari con la più piccola cerco di essere più presente per aiutarla. Controllo soltanto che svolgano tutto il lavoro bene e spiego quello che non hanno capito in classe”, continua Annalisa. Sul fare le veci dei propri figli, quindi, la madre ha le idee molto chiare: Compiti per loro non ne ho mai svolti e mai lo farò, perché i ragazzi devono responsabilizzarsi. Va bene aiutarli con una spiegazione in caso di necessità, ma fare le cose al posto loro non è positivo. Devono acquisire sicurezza. È meglio spiegare un compito e lasciare che il figlio lo svolga da solo, rifacendolo anche più volte se continua a sbagliare”. 

Anche gli insegnanti, naturalmente, hanno una loro opinione in merito alla questione. In genere, maestri e professori consigliano di non prendere mai il posto dello studente nello svolgimento dei lavori per la scuola. “Per quanto mi riguarda, i genitori devono seguire i figli nei compiti a casa, facendo notare eventuali errori e possibili soluzioni, ma senza sostituirsi a loro o all’insegnante. Gli effetti di questo gesto, infatti, possono essere deleteri per l’apprendimento, perché esso fa venire meno la funzione di consolidamento delle conoscenze e può perfino causare il mancato raggiungimento degli obiettivi da parte dei ragazzi, non permettendo a chi di dovere di accorgersi di eventuali difficoltà e di porvi rimedio in itinere”, spiega Mariagrazia, docente di scuola elementare.

L’insegnante conclude il discorso invitando i genitori a stare vicini ai figli nello svolgimento dei compiti, se possibile, ma evitando ogni eccedenza: “Seguire ed essere presenti per motivare e rassicurare va bene, così come è positivo invitare il bambino a essere più sicuro e/o a riflettere. Sostituirsi ai figli, invece, può essere poco educativo e per nulla proficuo ai fini dell’apprendimento stesso”.

Immagine di repertorio