La “mora di gelso”, un frutto morbido e succoso: delizia della Sicilia – ORIGINI e PROPRIETÀ

La “mora di gelso”, un frutto morbido e succoso: delizia della Sicilia – ORIGINI e PROPRIETÀ

Estate: voglia di freschezza e di sollievo dalla calura di questi giorni “roventi”.


La frutta è un ottimo rimedio per refrigerare il nostro organismo e reintegrare i liquidi persi. La nostra bellissima e assai generosa Terra, la Sicilia, ne è una fertile dispensatrice, con i suoi abbondanti doni che, in ogni dove, anche spontaneamente, offre.


Fra questi, molto tipico delle “nostre parti” è la mora di gelso, un frutto morbido e succoso dal colore nero-rossastro, tendenzialmente lucido e dal sapore dolce e acidulo, che raggiunge la sua piena maturazione nei mesi estivi fino alla fine di settembre. La pianta che lo produce – l’arbusto chiamato con lo stesso nome, “gelso” – in parte dimenticata, non viene più coltivata, purtroppo, come un tempo, anche se ha rappresentato per secoli una risorsa di immenso valore.


Sin dai tempi dei Greci – che la consacrarono al dio Pan – e dei Latini veniva coltivata e apprezzata per la produzione sia dei frutti che delle foglie: ai primi venivano attribuite svariate proprietà medicamentose, mentre le foglie erano il principale nutrimento dei bachi da seta che venivano allevati per produrre il prezioso filato.



Ovidio nelle sue “Metamorfosi” narra di una leggenda legata alla storia di due giovani amanti che si incontrarono segretamente proprio sotto un grande albero di gelso che sorgeva accanto a una fonte. Nel quarto dei quindici libri, il poeta latino riporta il mito di Piramo e Tisbe, antesignano della storia d’amore shakespeariana tra Romeo e Giulietta.

Piramo e Tisbe sono due ragazzi normalissimi. Le loro famiglie abitano in case attigue: i due inevitabilmente si conoscono e col tempo si innamorano e il loro sentimento rapidamente si rafforza, tanto che sarebbe potuto sfociare nel matrimonio se i genitori non l’avessero impedito. Figli di famiglie antagoniste, vengono rinchiusi ciascuno nello sgabuzzino del proprio palazzo. Ma ostacolare un sentimento – si sa – spesso non fa che rinvigorirlo e alimentarlo. Nessuno si è mai accorto, infatti, che i due sgabuzzini sono separati da una sola parete e che i due innamorati, attraverso una piccola fessura nel muro, riescono a scambiarsi baci e frasi d’amore.

Un giorno i due bellissimi ragazzi escogitano la fuga, eludendo la sorveglianza dei loro custodi e scappando nel cuore della notte, lontano da quelle familiari prigioni. Stabiliscono, così, di darsi appuntamento sotto un albero di gelso che in quel periodo è imbiancato di bacche. Giunta al luogo deputato, Tisbe scorge alla vicina fonte una leonessa dalle fauci ancora insanguinate della sua vittima, mentre si dissetava. Fuggendo per la paura, perde il velo che le copre il capo, il quale finisce tra le grinfie dell’animale che lo lacera, sporcandolo di sangue.

Poco dopo Piramo, giunto anch’egli nei pressi del gelso, si accorge delle orme della leonessa e poi, in un crescendo di ansia, del velo strappato e sporco. Raccoglie allora i resti di quel velo e al riparo dell’albero decide di uccidersi, piantandosi nel cuore il coltello che porta al fianco. Tornata dall’antro dove si era nascosta, la ragazza trova Piramo esalante l’ultimo respiro, e, disperata, si toglie la vita con la stessa arma.

Per una triste fatalità, il sangue dei due ragazzi morenti schizza sui frutti di quella pianta frondosa e da allora le more di gelso si tinsero dell’inconfondibile colore rosso scuro con cui le conosciamo ancora oggi. Questo racconto era così popolare nel Medioevo che perfino Dante lo cita in un passaggio della Divina Commedia (Purgatorio).

Il gelso è considerato un rimedio molto importante nella medicina cinese, soprattutto per i benefici del suo succo. Questo frutto ha un alto contenuto di antiossidanti ed è una grande fonte di ferro, calcio, vitamina A, C, E e K, acido folico, tiamina, piridossina, niacina e fibre. Insomma: un “elisir di lunga vita”.

Non solo: è ideale anche per chi tiene alla “linea”, in quanto ipocalorico – 40 kcal ogni 100 grammi -, con effetti diuretici, depurativi e rinfrescanti, ed è un toccasana contro la stipsi.

Molto gustosa e prelibata è la marmellata che si può preparare con le more di gelso e, per gli intenditori e i palati “siciliani”, la celeberrima granita.

Chi viene in Sicilia non può sicuramente non gustarla, sposandola, magari, con l’immancabile, tipica “brioscia col tuppo”!

Fonte immagine: carlozucchetti.it

Fonte immagine di evidenza: fruttaweb.com