Giornata Mondiale dell’Amicizia, un sentimento irrinunciabile ma complesso: l’analisi della psicologa

Giornata Mondiale dell’Amicizia, un sentimento irrinunciabile ma complesso: l’analisi della psicologa

Ogni 30 luglio – dal 2011 – si celebra la Giornata Mondiale dell’Amicizia, proclamata dall’Onu con l’idea che proprio questo sentimento sia l’anello di congiunzione non solo tra persone ma anche tra popoli, paesi, culture e individui diversi in grado di stimolare iniziative di pace e costruire ponti tra le comunità.


A tal proposito, ai microfoni di NewSicilia, è intervenuta Valentina Gentile, Psicologa – Psicoanalista I.I.P.G. esperta in Psicodiagnosi, per analizzare quello che è considerato uno dei sentimenti irrinunciabili nella vita dell’uomo, quasi al pari dell’amore.


Tantissime sono le sfaccettature dell’amicizia, che “cambia volto” nel corso degli anni. La nostra intervistata, infatti, ci ha spiegato  meglio tale percorso evolutivo: “Credo che uno dei temi centrali nello sviluppo delle relazioni sociali non possa prescindere dalla qualità delle prime relazioni che segneranno le successive. Esiste una tendenza innata ad una reciprocità relazionale, il rapporto madre-bambino rappresenta un legame fondamentale per lo sviluppo di tutte le relazioni, ma anche per lo sviluppo personale dell’individuo. Le qualità e le caratteristiche di tale legame influenzeranno le relazioni successive e l’atteggiamento che l’individuo assumerà nei confronti del mondo esterno“.


E ancora: “L’autonomia è un apprendimento lento e progressivo, che può essere visto come un passaggio dalla dipendenza infantile all’incontro della realtà sociale. Durante l’età prescolare, tappa importante per lo sviluppo della socialità, i bambini hanno un interesse crescente per i loro coetanei e si aprono ad un mondo nuovo: imparano a spartire, a rispettare i turni, a cooperare, ma non possiamo parlare di rapporti di amicizia nel senso stretto del termine, ma è possibile notare come i piccoli mantengano più interazioni con persone conosciute, rispetto a quelle sconosciute. Inoltre, preferiscono relazionarsi con persone con cui hanno avuto esperienze positive e piacevoli“.



Crescendo, la visione del mondo muta e si ha la tendenza a costruire una rete di rapporti più duratura e solida: “Nell’età scolare, i bambini iniziano a capire un po’ meglio gli altri, abbandonando la visione egocentrica dell’amicizia, scegliendo persone che dimostrano affetto e che si prendono cura di loro, si scopre il piacere della compagnia in piccoli gruppi e il gruppo rappresenta il momento di transizione dalla famiglia al mondo esterno. Quindi, nel periodo della latenza (6-11 anni) il bambino sente il bisogno di stare con altri e condivide con loro interessi, il gruppo privilegia i comportamenti di affiliazione, ma i rapporti con i pari sono vissuti e mediati per mezzo di un adulto, cosa diversa, come vedremo per l’adolescente“.

Nella preadolescenza gli amici ed il gruppo dei pari sono solitamente composti da ragazzi/e dello stesso sesso e, non di rado, in opposizione ai gruppi di sesso opposto. Questo potrebbe spiegarsi per il particolare bisogno che sia ha, durante questa fase di vita, di rassicurazione intorno all’identità sessuale“, aggiunge.

L’amicizia trova la sua massima espansione, definendo i contorni del rapporto, proprio durante l’adolescenza: “In questa fase si creano gruppi spontanei che possono assumere una valenza di superamento dalle dipendenze infantili. Il gruppo diventa luogo di sicurezza affettiva, diverso dalla famiglia, intriso di intense esperienze emotive, volto all’elaborazione dell’identità. Il gruppo di amici permette di riconoscersi in altri e con altri. Al gruppo sembra sia stato affidato il compito dell’elaborazione di un nuovo ideale dell’Io, che come sappiamo è un aspetto centrale del lavoro dell’adolescente, dopo la perdita dell’idealizzazione delle figure genitoriali. In questa fase le amicizie diventano molto più profonde, poiché si esprimono valori di lealtà, fiducia, intimità e sincerità. Gli amici vengono scelti in funzione delle caratteristiche psicologiche e degli interessi simili. Si potrebbe dire che, a partire dall’adolescenza, i rapporti di amicizia si arricchiscono e cambiano con il passare del tempo, poiché possono essere influenzati dallo sviluppo evolutivo dell’individuo“.

L’elemento forse più complesso è selezionare le amicizie autentiche da quelle che, invece, non lo sono. Capire questo è la chiave di lettura anche per il proprio benessere psicologico. Valentina Gentile, infatti, ha confermato tale visione: “Molte ricerche hanno mostrano che avere una rete amicale sufficientemente buona, può produrre benessere psicologico (Bukowski, Newcomb e Hartup, 1996; Schneider, 2000) e che le relazioni amicali di buona qualità, possono contribuire ad un buon adattamento psicosociale, aumentando la percezione della stima di sé. Inoltre, le amicizie rappresentano relazioni supportive, atte a sostenerci in situazioni stressanti, che l’individuo può incontrare nell’arco della vita. Anche per i bambini, numerose ricerche hanno sottolineato che avere degli amici produce maggior fiducia in se stessi, sono più cooperativi ed altruisti. Inoltre, l’avere amici fornisce un valido sostegno nel far fronte alle transizioni evolutive“.

Ma come distinguere le amicizie sbagliate da quelle giuste“? Purtroppo, non è sempre possibile e non è per nulla un compito facile: “Occorre avere consapevolezza delle proprie dinamiche interne per favorire sani legami. Ad esempio, alcuni studi condotti sugli adolescenti che presentano un disturbo antisociale hanno evidenziato che questi ragazzi hanno rapporti di amicizia meno soddisfacenti, caratterizzati da livelli di basso supporto e conflitto. Queste peculiarità fanno sì che gli stessi legami di amicizia possano contribuire alla messa in atto di comportamenti devianti. Alle volte si tenta di drammatizzare il proprio mondo interno fuori di sé. Si cerca di riprodurre una relazione disfunzionale vissuta nel passato, ma con vesti per così dire nuove, per fronteggiarla“.

Inoltre: “Le cure che abbiamo precedentemente avuto durante l’infanzia, possono essere predittive dei nostri futuri legami, possono rappresentare il prototipo di tutte le relazioni d’amore successive. La teoria dell’attaccamento proposta da Bowlby (1969) riguarda lo sviluppo del senso di sicurezza nel bambino, del proprio valore e della capacità di sentirsi accolto. Attraverso il contatto con le figure d’attaccamento e le esperienze che quotidianamente fa, il bambino si forma e sviluppa sentimenti di fiducia o sfiducia nei confronti degli altri e verso se stesso“.

Tramite le amicizie, tra le altre cose, è possibile anche conoscere a fondo noi stessi, migliorandoci o evidenziando caratteristiche del nostro modo di essere che non sapevamo, a volte, neanche di avere: “Ognuno di noi nasce e cresce all’interno di una relazione, indipendentemente dalla qualità che ne possiamo dare. Attraverso l’Altro, in primo luogo, nel rapporto madre-bambino, prendiamo consapevolezza di noi stessi. L’essere visti o capiti da qualcuno ci dà la prova del nostro esistere, riceviamo di ritorno, come un volto visto in uno specchio, la prova di cui abbiamo bisogno: l’essere riconosciuti come esseri (Winnicott, 1965). Pertanto, credo che l’Altro possa favorire dinamiche di rispecchiamento, possa far anche emergere parti di noi ancora ignote“.

Lo step successivo, dopo aver individuato le amicizie vere, è fare di tutto affinché durino per sempre“. Certo, è vero che, se esiste un legame profondo tra due o più persone, questo non può essere affatto scalfito, ma esistono dinamiche della vita che potrebbero portare ad allontanamenti – che sono assolutamente naturali nel corso dell’esistenza – ma la vera essenza di queste amicizie si riconosce nel momento del “ri-incontro”: tutto sembra riprendere dal momento in cui si è “interrotto”, come se il tempo non fosse mai passato. Vi sono, però, dei “capisaldi” da tenere fermi per un sentimento che sia solido nel tempo e che si distingui da altri tipi di rapporti che sono, invece, destinati a “morire”.

Valentina Gentile ha così specificato: “Nullius boni sine socio iucunda possessio est. Nessuna cosa è bella da possedere se non si hanno amici con cui condividerla. Credo che Seneca quando parla di amicizia mette in rilievo anche l’importanza dell’ingrediente della condivisione. Nel corso della vita, alcune relazioni finiscono, magari per una bassa reciprocità ed un’elevata conflittualità. Oppure perché è presente una scarsa comunicazione e mancanza di intimità e di fiducia. Credo che i legami che perdurano nel corso del tempo possano essere quelli che evolvono con noi, dove intimità, sostegno, condivisione, rispetto e affetto reciproco rimangono i capisaldi della relazione“.

L’amicizia, si sa, è un rapporto biunivoco e questo richiede un impegno da parte di ambo le parti, che devono saper coltivare il rapporto. In genere, è assolutamente spontaneo, insito nel “voler bene”. Se si apprende tale concetto, si è quasi invincibili: “Ognuno di noi è unico e speciale, non ci sono credo soluzioni che possano andar bene per tutti, però l’essenza sta nel verbo ‘Coltivare’, nel senso di prendersi cura di qualcuno, nella mutualità della relazione“.

Vorrei portare come esempio il meraviglioso testo di Antoine de Saint-Exupéry ‘Il piccolo Principe’ . Nel dialogo con la volpe emergono spunti riflessivi riguardo a creare e man-tenere legami. La volpe chiede d’essere addomesticata, nel senso d’avere pazienza, darsi una quotidianità delle cure. ‘Ci vogliono riti […] È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore’, diceva la volpe. Pertanto, la continuità delle cure, esserci nel rispetto del proprio e dell’altrui spazio, potrebbe permettere al legame di crescere nel tempo“, conclude.

Evitiamo, però, di “accumulare” amici, ma impariamo a prediligere la qualità alla quantità. Sul punto, Valentina Gentile: “A volte è possibile sentirsi solo in mezzo ad una moltitudine di persone, altre volte è possibile apprezzare la relazionalità anche in silenzio di un’unica persona. Tuttavia, secondo alcuni autori (Duck, 1991) l’origine di alcuni problemi psicosociali e di alcuni disturbi psicopatologici, potrebbe essere riconducibile alle difficoltà nelle relazioni interpersonali, che dipendono da un non avvenuto apprendimento di abilità utili a cominciare e mantenere soddisfacenti relazioni“.

Ultimo tema, oggetto di tantissime discussioni, è l’amicizia uomo-donna. C’è chi sostiene che non sia possibile per una tendenza quasi innata di sfociare nell’amore, mentre altri credono nell’amicizia pura tra i due sessi. Quest’ultima tesi è sposata dalla nostra intervistata che ci ha mostrato una visione interessante: “Credo che l’amicizia sia una forma d’amore, è un affetto, un legame con alcune connotazioni diverse rispetto all’amore tra due partner. Penso che l’amicizia tra uomo e donna sia possibile, credo però che la pulsione fra i due venga sublimata e deviata verso nuove mete, non sessuali, ma verso altre attività, come ad esempio la condivisione anche di interessi intellettuali comuni“.