Giornata mondiale della Popolazione: in Italia netta diminuzione delle nascite e forte aumento dell’età media

Giornata mondiale della Popolazione: in Italia netta diminuzione delle nascite e forte aumento dell’età media

L’11 luglio si celebra in tutto il mondo la Giornata della Popolazione. Dal 1989 le Nazioni Unite ne hanno fatto una vera e propria ricorrenza per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche riguardanti la sovrappopolazione e aumentare la consapevolezza su temi inerenti alla demografia. La data è legata all’11 luglio 1987, quando la popolazione mondiale toccò il tetto dei 5 miliardi. Ad oggi si è assistito ad un aumento tale da raggiungere circa gli 8 miliardi di individui. Si tratta di una cifra imponente accompagnata all’aspettativa secondo cui entro il 2050 si arriveranno a contare 10 miliardi di persone sulla Terra e al timore per le diverse problematiche che potrebbero venirsi a creare.

Il sovrappopolamento, infatti, porta con sé problemi di disomogeneità, di esaurimento delle risorse e causa anche grossi problemi sociali, che portano a conflitti ambientali come il riscaldamento globale. La quantità di esseri umani presenti sulla Terra, del resto, non è certo omogenea e se in alcuni Paesi si registra un crollo di nascite, come in Italia, in altri la popolazione è in grande crescita, causando problemi di convivenza e sopravvivenza.


Le stime dell’ONU, infatti, hanno dato indicazione di 27 paesi che hanno visto diminuire le rispettive popolazioni dall’1% in su a partire dal 2010 e di zone come l’Africa e la Cina in cui è previsto un raddoppio della popolazione entro il 2050.

Per quel che riguarda l’Italia nessun Paese avrà probabilmente un calo della popolazione della stessa entità. Le cause potrebbero essere differenti e dovute a un mix di fattori come il basso numero di immigrati e un alto livello di emigrazione dei cittadini italiani.


Anche gli indici Istat aggiornati a gennaio 2020 parlano di una diminuzione netta della popolazione, in quanto al 1° gennaio 2020 i residenti ammontano a 60 milioni 317mila, 116mila in meno su base annua. Aumenta, inoltre, il divario tra nascite e decessi: per 100 persone decedute nascono soltanto 67 bambini (dieci anni fa erano 96). Positivi ma in rallentamento i flussi migratori con l’estero: il saldo è di +143mila, 32mila in meno rispetto al 2018, frutto di 307mila iscrizioni e 164mila cancellazioni. Si registra infine un ulteriore rialzo dell’età media a 45,7 anni.

Nel frattempo si fanno strada opinioni discordanti che vendono, invece, l’affermarsi dell’idea di una riduzione drammatica della popolazione mondiale, soprattutto in alcune zone. Secondo Darrell Bricker e John Ibbitson, due giornalisti canadesi autori del libro Empty Planet, tra circa tre decenni comincerà un lento declino della popolazione globale che sarà destinato a non finire. Questo dipenderà molto dalla globalizzazione e dall’innovazione in quanto in molti Paesi, i diritti umani e le libertà individuali non vengono ancora pienamente garantite e tematiche come povertà, parità dei sessi, istruzione e lavoro sono ancora lontane dall’essere per tutti, come dovrebbe.  Le cose cominceranno a cambiare quando le donne otterranno facile accesso all’istruzione e in generale ad un controllo delle nascite.

Secondo lo scienziato norvegese JørgenRanders, inoltre, la popolazione mondiale non raggiungerà nemmeno i 9 miliardi di persone ma si assesterà sugli 8 miliardi o poco più nel 2040 per poi cominciare a diminuire. Cause saranno l’urbanizzazione selvaggia nei paesi in via di sviluppo e un aumento dei bassifondi urbani: “In una baraccopoli urbana, non ha senso avere una famiglia numerosa”.

Fonte foto: africarivista.it