“Cara sconosciuta, ti scrivo: sono l’amante di tuo marito”: i messaggi su WhatsApp inchiodano l’amante

“Cara sconosciuta, ti scrivo: sono l’amante di tuo marito”: i messaggi su WhatsApp inchiodano l’amante

Al tempo della pandemia, luogo di incontro tra gli amanti è diventato WhatsApp: messaggi, videochiamate, emoticon hanno sostituito abbracci ed effusioni adulterine, consentendo di resistere alla tentazione forte di violare le regole imposte col lockdown ed andare dall’amante.

Ma, come dice un vecchio proverbio, “chi mangia fa molliche”: anzi, lascia tracce. Tracce utilizzabili anche nelle aule giudiziarie e possono inchiodare anche sprovvedute amanti.


È il caso esaminato proprio da una decisione del Tribunale di Velletri, che con recentissima sentenza n. 664/2020 del 23 aprile scorso ha statuito come i messaggi WhatsApp possano certamente provare l’adulterio, e hanno maggior grado di attendibilità rispetto alle dichiarazioni testimoniali rese dall’autore dei messaggi.

È accaduto infatti che una coppia felicemente sposata (almeno così credeva la moglie) nel 2015 allargasse la famiglia con la nascita di un nuovo figlio, vivendo come tante una vita ordinaria.



L’anno successivo, però, durante il periodo estivo, l’innamorata moglie veniva contattata su WhatsApp da una donna che la informava di essere l’amante di suo marito.

Il messaggio riportava peraltro una notizia sconvolgente per la moglie, ovvero che proprio mentre partoriva il terzo figlio, l’amante si trovava “a letto” con il marito.

La moglie conservava gelosamente il messaggio e iniziava un giudizio di separazione nei confronti del marito, cui chiedeva venisse addebitata la separazione.

L’uomo tentava di difendersi, sostenendo in giudizio piuttosto che la crisi matrimoniale fosse causata non dal tradimento, ma da un’incompatibilità caratteriale risalente che aveva indebolito il rapporto e dunque l’aveva reso disponibile a nuovi incontri sentimentali.

L’amante, chiamata a testimoniare, confermava di aver inviato i messaggi WhatsApp alla moglie tradita, ma tentava, come osservato dal Tribunale “di modificare la tempistica della sua relazione” con l’uomo, dichiarando “di aver scritto certe cose solo per rabbia” e che in realtà avesse intrapreso una relazione con lui solo nel giugno 2016.

In sostanza, l’amante, che nel frattempo era diventata stabile compagna dell’uomo, tentava di correggere il tiro. Ma il Tribunale di Velletri, ritenendo che la crisi coniugale fosse stata determinata proprio dalla relazione adulterina, pronunciava la separazione con addebito al marito.

Osservava infatti il collegio tribunalizio che fosse “più attendibile quanto riferito” dall’amante “tramite messaggi” alla moglie tradita “in un momento in cui la situazione non era ancora sfociata nella attuale lite giudiziaria”, piuttosto che le successive dichiarazioni testimoniali rese dall’amante.

Insomma, ricordate sempre che le chat e i messaggi su WhatsApp che scrivete potrebbero non solo far breccia nel cuore della persona amata ma trovare ingresso nei fascicoli, ormai telematici delle aule giudiziarie.