RAGUSA – Dopo tre prelievi, arriva il referto: presenza di sangue occulto. Un segnale che impone rapidità. Il medico curante non perde tempo e prescrive una colonscopia urgente, da effettuare entro dieci giorni.
La risposta choc del CUP
Ma al momento della prenotazione, la realtà cambia drasticamente. Al CUP dell’Asp di Ragusa, al paziente viene comunicato che l’esame potrà essere effettuato solo tra 11 mesi, con appuntamento fissato addirittura a febbraio 2027.
La denuncia della rete civica
A sollevare il caso è Rosario Gugliotta, presidente della Rete civica articolo 32.
“La domanda è inevitabile – sottolinea – a cosa servono le campagne di prevenzione se poi i pazienti a rischio vengono lasciati soli?”.
Tempi incompatibili con la prevenzione
Il paziente aveva ricevuto il referto il 17 marzo e già il giorno successivo si era recato a prenotare l’esame.
Un percorso che avrebbe dovuto essere rapido, ma che si è scontrato con liste d’attesa incompatibili con le urgenze cliniche.
“Ritardi che compromettono le cure”
La rete civica torna a denunciare un problema strutturale:
“Il ritardo negli accertamenti diagnostici – spiegano – rischia di compromettere i percorsi di prevenzione e cura, soprattutto nei casi più delicati”.
Sanità sotto accusa
Secondo quanto evidenziato, mentre i pazienti attendono, i vertici aziendali sarebbero concentrati su altre priorità, alimentando polemiche sulla gestione del sistema sanitario locale.
Un caso che riaccende il dibattito
La vicenda riporta al centro un tema ormai ricorrente: quello delle liste d’attesa nella sanità pubblica, soprattutto quando riguardano esami fondamentali per diagnosi precoci.
Perché, in casi come questo, il tempo non è solo un numero: può fare la differenza tra prevenzione e rischio reale per la salute.



