Zona rossa in Sicilia, sindaci del Ragusano chiedono la riapertura di alcune attività: “Evitare effetti devastanti sull’economia”

Zona rossa in Sicilia, sindaci del Ragusano chiedono la riapertura di alcune attività: “Evitare effetti devastanti sull’economia”

RAGUSA – Arrivano nuovi aggiornamenti dal fronte dell’emergenza Covid a Ragusa dove i sindaci dei comuni di Pozzallo, Scicli e Chiaramonte Gulfi, nell’interesse delle attività economiche del comprensorio, hanno scritto al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, per esprimere la disponibilità a fornire tutto il supporto necessario affinché, nell’immediato, si possa provvedere a una riapertura di buona parte delle attività oggi ancora chiuse e che, più di altre, stanno soffrendo e sopportando il peso della gravosità delle misure restrittive.

In tutti questi mesi di emergenza – scrivono i primi cittadini ragusani – sono state rispettate le indicazioni impartite dagli organi superiori, ma ora la situazione sta sfuggendo di mano e con il protrarsi delle restrizioni riteniamo fondamentale l’applicazione di deroghe alle province più piccole e con basso indice di contagio“.


Ritenendo, inoltre, che il controllo della corretta applicazione di tali eventuali deroghe rispetto le misure previste per le città metropolitane sia un compito particolarmente gravoso, garantiremo – continuano gli amministratori – il nostro pieno impegno nello svolgere tali controlli con i mezzi a nostra disposizione per il bene di attività che oggi soffrono pesantemente le restrizioni vigenti“.

I sindaci si riferiscono, in particolare, alle attività di ristorazione e di alcuni servizi alla persona (si pensi ai centri estetici), rispetto ad attività assai analoghe, oggi non ricomprese nei provvedimenti restrittivi, risultano tra quelle a cui, da parte delle Istituzioni competenti era stato imposto un significativo sforzo per adeguare le proprie strutture, l’acquisto di dispositivi e presidi in grado di garantire accessi contingentati, distanziamenti, sanificazioni continue dei locali. Investimenti che, così perdurando le cose, hanno avuto soltanto l’esito di aggravare una già difficile e precaria situazione economica.

Gli amministratori, inoltre, hanno sottolineato nella lettera che “confortati anche dai dati sull’andamento della pandemia in Sicilia possiamo ritenere come possano sussistere i presupposti per il passaggio in zona arancione di tutta la Sicilia e per poter, nell’immediato, prevedere un’estensione delle tipologie di attività che sarà possibile far ripartire almeno in quei Comuni, come nella Provincia di Ragusa, che prestano dati incoraggianti sul numero dei contagi”.

Ciò appare estremamente necessario al fine di evitare il determinarsi di effetti devastanti e irreversibili sull’economia locale, atteso che è fatto notorio che, una volta costrette a chiudere per un così prolungato tempo, specialmente le attività più piccole, molte delle quali hanno già chiuso, non avranno la forza per riaprire e ripartire, con conseguenti gravi ripercussioni anche psicologiche sugli esercenti – concludono i sindaci -. Pertanto, non potendo ignorare che ogni misura che comprime in maniera così drastica la libertà e diritti costituzionalmente garantiti, come, innanzitutto, quelli al lavoro e alle libertà personali e d’impresa, devono essere sempre ispirate dai principi di proporzionalità e adeguatezza“.

Immagine di repertorio