Siciliani nel mondo, da Catania a Philadelphia: la storia del giovane ricercatore Carlo Castruccio Castracani

Siciliani nel mondo, da Catania a Philadelphia: la storia del giovane ricercatore Carlo Castruccio Castracani

PHILADELPHIA – Come oramai noti, negli ultimi 20 anni, sono molti i giovani siciliani che hanno deciso di lasciare l’amata Isola per andare a studiare, lavorare e a vivere all’estero. Il fenomeno, a causa anche della crisi economica dei primi anni 2000 e le politiche non sempre efficaci dei Governi che si sono succeduti, è incrementato esponenzialmente.

Sono molti i siciliani che, dopo aver conseguito la laurea, proseguono percorsi di dottorato o post dottorato all’estero, conseguendo successi e rendendo la nostra Sicilia fiera dei suoi frutti.


Tra i tanti emigrati, ai nostri microfoni è intervenuto il dottor Carlo Castruccio Castracani, 29enne catanese, ricercatore al Children Hospital di Philadelphia (Chop) negli Stati Uniti d’America.

L’intervista

La prima domanda che ci siamo posti è dove si trovi al momento e cosa stia facendo negli USA?

Come già detto, mi trovo a Philadelphia, in Pennsylvania dove sto svolgendo – spiega il dottor Carlo Castruccio Castracani – un periodo di formazione come fellow post doctoral, dove si studia ma tutto è propedeutico per diventare autonomi nello svolgimento della propria ricerca“.

Ogni anno il Chop, primo ospedale pediatrico americano, se la batte con l’ospedale pediatrico di Boston come migliore struttura sanitaria all’interno degli Stati Uniti d’America.

Il giovane dottorato catanese ci racconta anche di aver ricevuto una lieta notizia: “Pochi giorni fa sono diventato Reasearch associate (nel tabellario ministeriale italiano ricercatore a tempo determinato A), pertanto, adesso sono uno strutturato a tutti gli effetti. Prima ero dipendente – sottolinea il dottor Castruccio Castracani – ma adesso lo sono 100% anche dal punto vista di benefit e doveri“.

Il dottorato 29enne ci ha poi spiegato qual è il lavoro di ricerca che sta svolgendo al momento: “Al momento lavoro nel reparto pediatria-ematologia e sto svolgendo una ricerca sulla Terapia genica per emoglobinopatie (condizioni come beta-talassemia, talassemia falciforme – quindi natura genetica – ramo ematologia beningna).  

Il tipo di lavoro scientifico ha la stessa prassi di quello tradizionale ma con l’obiettivo di raggiungere il paziente. Naturalmente il percorso dal laboratorio al paziente – ci chiarisce il dottor Carlo Castruccio Castracani – è molto lungo e richiede il passaggio da una serie di step. Il mio lavoro è sul pre-clinical, ovvero tutto ciò che va fatto prima di iniziare le sperimentazioni su umani“.

A questo punto non potevamo non chiedere quale sia stato il percorso che ha portato il 29enne dall’altra parte dell’oceano Atlantico.

Io mi sono laureato in farmacia a UNICT nel 2016 e, contemporaneamente alle ultime materie, ho partecipato al concorso per PhD in neuroscienze. Questo mi ha permesso di sapere di aver un posto come dottorando ancora prima della laurea. Durante il mio PhD ho ricevuto una borsa studio con fonti strutturali europei che mi obbligava a svolgere 6-12 mesi all’estero e, così, nel 2018 – ci racconta il ricercatore – sono sbarcato per la prima volta a Philadelphia. Lì ho studiato all’Università Temple il meccanismo Crisper-Cas 9 e il modello zebrafish. Dopo 12 mesi, nel 2019, sono rientrato in Italia e ho conseguito il mio dottorato. Preso dalla spinta di essere stato all’estero ho cercato una posizione da post-doc, facendo colloqui con tutto il mondo.

Mentre ero a Philadelphia, però, avevo già avuto dei primi approcci con il Children Hospital e, a novembre 2019, poco prima di dottorarmi, sono stato chiamato per ulteriori colloqui. Questo, poi, mi ha portato nuovamente a Philadelphia nel febbraio 2020. Purtroppo – ci spiega il dottore Castruccio Castracani – mi duole dire che, mentre svolgevo le ricerche per posizioni post-doctoral, ho riscontrato che l‘Accademia italiana ha dei problemi nel collocare i giovani ricercatori“.

Hai avuto difficoltà nell’inserirti all’interno di un ambiente nuovo e distante alla nostra Sicilia?

All’inizio la difficoltà l’ho trovata nel 2018, dovendo imparare a far parte di un sistema culturale molto diverso. Qui la società è molto più multiculturale e alcune volte c’è stato il rovescio della medaglia. Un’altra cosa che entra in gioco sono turni e i tempi lavorativi che sono molto diversi da quelli italiani – prosegue il dottor Carlo Castruccio Castracani -. Il ritmo del lavoro e relazioni personali sono molto diverse rispetto al Bel Paese. In Italia spesso i colleghi sono anche gli amici, negli USA vi è una forte differenza e distacco tra vita privata e lavoro.

Qui, non essendo un paese europeo, devi imparare tutto, dal come funziona la burocrazia o prendere in affitto una casa. Devi imparare anche come ti devi relazionare col tuo visto, non puoi dire basta cambio lavoro o faccio altro. Purtroppo, proprio come immigrato col visto spesso non è raro che lo si faccia pesare. Fortunatamente – spiega lo scienziato 29enne – nessuno mi ha mai messo pressioni al riguardo. Ma tutto non è paradiso.

Noi gli USA li viviamo come un grande paese. È vero che si può fare tanto, non è segreto che nella ricerca i fondi sono enormi. Ma questo – sottolinea il giovane ricercatore – è anche un Paese di grande disparità e disequilibri“.

Naturalmente la domanda che sorge spontanea è se vi siano altri Italiani nel team.

Sì ci sono. Basti pensare che il mio capo è Stefano Rivella, italiano con cittadinanza americana. Nel team siamo 4 su 16 gli italiani. Siciliano sono solo io. Avere colleghi italiani ti permette di condividere momenti prettamente culturali legati al Bel Paese ma nel team dove sono io, molto diversificato, non c’è divisione culturale. Quando io parlo col mio capo, adotto l’inglese e lo stesso accade con gli altri colleghi italiani quando non siamo da soli”.

Pensi che l’Italia stia facendo abbastanza in-formazione sulle possibili carriere nel mondo della ricerca?

Negli ultimi anni credo di si. Personalmente ci sono numerose attività. Io ho preso parte a esempio al Fame lab e pint of science. Questo permette di portare ciò che si fa nei laboratori ai non addetti ai lavoriAnche la Notte europea dei ricercatori permette di conoscere la ricerca in tutti gli ambiti dallo scientifico al culturale. Dal punto di vista dell’università, ho visto tante attività di orientamento per far vedere che l’opzione lavorare nella farmacia a servizio della comunità non è l’unica opzione“.

Cosa suggerisci a tutti gli studenti che magari vorrebbero iniziare una carriera nel mondo scientifico-accademico?

La ricerca è un mondo particolare, è il mondo dei perché – spiega il giovane scienziato -. Bisogna sempre porsi domande semplici per dare risposte semplici e spesso una caratteristica di base è essere persone curiose. D’altronde la curiosità ci spinge al nostro lavoro. Il lavoro di uno scienziato è caratterizzato da passione. Il PhD è un percorso bellissimo ma complicatissimo che ti permette di sviluppare le capacità di organizzarsi, sviluppare in team e svolgere confronti costruttivi. La paura questo percorso è naturale – chiarisce il ricercatore -. Quest’ultimo, infatti è un mondo di incertezze. Il ricercatore deve fare, spesso, il sacrifico di muoversi nel mondo, lasciando parte di famiglia e amici. È difficile, per me nel 2018 è stato difficile ma, adesso, se guardo me del passato capisco la crescita e le paure che superato, una delle principali quella di lasciare la propria comfort zone. 

Chiaramente è un lavoro difficile che ti da tante soddisfazioni ma anche cadute. Però il fallimento di oggi, dopo analisi e revisioni, ti spinge a migliorarti a fare meglio e diventa il successo del futuro“, conclude il dottore Carlo Castruccio Castracani.

E con queste ultime parole, frutto di anni di impegno e di studio, non possiamo far altro cha augurare altri successi al ricercatore catanese e a tutti i siciliani che, ogni giorni, in silenzio, nel mondo svolgono ricerche e lavorano per migliorare il nostro presente e il nostro futuro.