Non esistono più le mezze stagioni, ma neanche le mezze misure: polemiche, dibattiti e posizioni “estreme”

Non esistono più le mezze stagioni, ma neanche le mezze misure: polemiche, dibattiti e posizioni “estreme”

In medio stat virtus, diceva un’antica locuzione latina. La domanda è: oggi la virtù sta ancora nel mezzo? Con l’avvento del web e dei social, le piattaforme che tutti possono usare per esprimersi come meglio credono (nei limiti della legge), la moderazione nei dialoghi sembra aver lasciato spazio agli estremismi più preoccupanti. L’odio online ha raggiunto livelli mai visti prima e, assieme alle mezze stagioni, sembrano scomparse anche tutte le posizioni a metà tra due estremi.

Il dialogo costruttivo è quasi sempre solo un ricordo: la polemica è l’essenza dei dibattiti, televisivi e sul web. E con la polemica emerge anche l’incapacità di comprendere la posizione dell’altro o anche solo di accettarla senza ribattere con parole sprezzanti e insulti. Non si tratta di una novità, ma di un fenomeno che negli ultimi tempi, a causa delle difficoltà emerse a livello globale, ha raggiunto livelli sempre più alti.


I dibattiti degli “estremi” del 2021

Dai vaccini contro il Covid all’aborto, dal fine vita al multiculturalismo: per ogni dibattito ci sono “squadre” poco disposte a conoscere ma sempre pronte a dire la loro, spesso in maniera tutt’altro che rispettosa.

Sembra che un’opinione non sia espressa senza parole forti e insulti per la controparte e che sia accettabile solo una posizione estrema. Eppure, per gli antichi, proprio le vie di mezzo aiutavano spesso a costruire un dialogo.

Basta osservare qualsiasi post sui social per rendersi conto di quanto buona parte del popolo del web si stia gradualmente trasformando in un gruppo di estremisti o, per meglio dire, in un’accozzaglia di gruppi pronti a “massacrare” chi non la pensa in un certo modo.

Alcuni esempi basteranno ad avvalorare la tesi.

Vaccini anti-Covid

La pandemia da Covid è l’argomento dell’anno, di nuovo. Se il 2020 è stato denominato da teorie di ogni genere sull’origine dell’emergenza, il 2021 è l’anno dei vaccini. A scontrarsi sono due “fazioni”, quella dei favorevoli e quella dei contrari. Con argomenti così delicati, un’informazione corretta e completa sarebbe ideale, ma non tutte le fonti sono affidabili e le novità sono sempre dietro l’angolo.

Sul web, però, tutti pensano di sapere tutto. Da un lato, c’è chi rifiuta ostinatamente il vaccino perché “è tutto un piano dei poteri forti per ucciderci tutti”; dall’altro, c’è chi, se fosse possibile, manderebbe in carcere chiunque avanzi anche il minimo dubbio di fronte a dei vaccini che sembrano arrivati dal nulla (sembrano, perché in realtà non è così) e dei quali quotidianamente si scopre qualcosa di nuovo.

Cosa manca in questo tipo di “scontro“? Facile, una posizione di mezzo. Non è possibile essere favorevole ai vaccini ma dubbioso su alcuni dati ancora poco approfonditi? Non si può esprimere un dubbio senza essere perfino accusati di essere criminali? E, ancora, non è possibile avere voglia di vaccinarsi e tornare (si spera) alla normalità senza essere etichettato come “servi dei poteri forti”? Non si può voler continuare a seguire le regole e invitare gli altri a farlo senza diventare “amanti della dittatura sanitaria”? Secondo quanto emerge dai dibattiti sui social, no. E questo è solo un ostacolo, che divide la società più di quanto non facciano altri problemi.

Aborto e fine vita

Di aborto e fine vita, in questi giorni, si discute più che in passato. Nel caso dell’aborto, a scontrarsi sono coloro che difendono il diritto della donna alla salute e a scegliere cosa fare del proprio corpo da una parte e il diritto alla vita del feto dall’altra. Quale lasciar prevalere? È una questione etica estremamente complessa: se alcuni difendono strenuamente il diritto alla vita dei nascituri e presentano l’aborto come frutto dell’insensibilità individuale, altri mostrano perfino storie di donne sorridenti dopo l’aborto, come se non fosse nulla. Non varrebbe forse la pena riconoscere che una donna ha diritto di non rischiare la vita con un aborto clandestino, ma che l’aborto non è una scelta sempre presa a cuor leggero? Non si potrebbero considerare i singoli casi, visto che ci sono situazioni ben più complicate di quelle da manuale?

Il dibattito tra diritto alla vita e quello a una morte “assistita” non è meno aspro e anche qui gli estremi non trovano mai un punto di raccordo. A farne le spese è la riflessione sulla tematica, sempre più arida e priva di fondamenti.

Cancel Culture

Chi non ha sentito parlare di “Cancel Culture“? Dal caso Floyd dello scorso anno, la questione è su tutti i giornali. Ogni cosa che si possa lontanamente ricondurre alla politica coloniale, al razzismo, alla segregazione e a fenomeni disdicevoli ai danni di un certo gruppo è da eliminare.

La verità? In realtà le proteste sembrano ancora lontane dal raggiungere l’obiettivo vero: debellare fenomeni, come il razzismo, che distruggono una società che vorrebbe definirsi “evoluta”. Si passa da un “abbattiamo tutto”, perfino i simboli nazionali, a “sono solo pazzi che distruggono statue”: nessun dibattito, nessuna riflessione, nessuna proposta, almeno nella maggior parte dei casi.

La polemica e l’estremismo: “cuore” della vita quotidiana

La polemica è ormai l’essenza della nostra vita quotidiana. Non va mai bene ciò che fa l’altro. La domanda che sorge spontanea è: perché? Dare una risposta non è possibile: forse a molti piace identificarsi come “tuttologi” o magari vedere la vita come insieme di casi standard, dove tutto è “bianco o nero”.

Accettare l’esistenza delle sfumature è difficile, perché esse mettono in dubbio il sistema di credenze che è alla base della sicurezza di ognuno. Eppure, accettare l’altro è l’unico strumento a disposizione per dare vita a dibattiti che, invece di provocare fratture e divisioni, possono allargare gli orizzonti personali e collettivi.

Foto di Mariana Anatoneag da Pixabay