“Le Trattative”, presentata alla Feltrinelli la nuova fatica letteraria di Antonio Ingroia

“Le Trattative”, presentata alla Feltrinelli la nuova fatica letteraria di Antonio Ingroia

PALERMO – Antonio Ingroia, ex pm ora divenuto avvocato e presidente del movimento politico “Azione Civile”, ha presentato il suo ultimo libro “Le Trattative” – prefazione a cura di Marco Travaglio, edito da Imprimatur, con l’illustrazione della copertina a cura di Vauro Senesi – presso la libreria Feltrinelli di via Cavour a Palermo. Il motivo? “Lanciare una provocazione, fare un sunto della seconda Repubblica“, per dirla con le parole dell’autore che, nel corso della presentazione, ha affermato più volte la necessità di interventi concreti da parte del nuovo governo, in particolare: “Occorre fare chiarezza su quanto avvenuto in passato, altrimenti non credo potrà nascere la terza Repubblica. Pietro Grasso aveva scelto di avviare una commissione parlamentare d’inchiesta su tutti i casi irrisolti, ma bisogna che questa commissione ne sia all’altezza. Confido e mi auguro che il nuovo governo dia un segnale positivo in tal senso, cosa che al momento non ho ancora visto. Ma voglio concedere una prova d’appello: se ciò non avverrà – conclude – allora chi li critica avrà un motivo in più per essere spietato“.

Ho scelto di scrivere questo libro – aggiunge Ingroia – a quattro mani con Pietro Orsatti anche perché ho notato un conformismo pauroso da parte dell’informazione, una cosa senza precedenti: è come se ci fosse la paura di distinguersi da quella che sembra essere l’attuale corrente del momento. Il processo ‘Trattativa’ è importante perché per la prima volta, vediamo pezzi deviati dello Stato messi al banco degli imputati, con la stessa imputazione di elementi di spicco della politica e, soprattutto, componenti della mafia. E il reato contestato non è quello di aver trattato, ma quello di aver minacciato lo Stato. Collegato a questo processo ve n’è un altro, altrettanto importante: è il Borsellino quater, che punta a scoprire tutta la verità sulla strage di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Il collegamento tra i due processi è dato dal fatto che il Borsellino quater ha fatto emergere una tremenda verità: finora infatti, come è stato recentemente affermato, è stato messo in atto uno dei più grandi depistaggi della storia. Perché? Per salvare lo Stato dalle stesse verità indicibili che hanno dato vita alla Trattativa. Occorre che la magistratura venga sostenuta dalla popolazione e da chi fa informazione, altrimenti non credo che potrà portare avanti da sola questa battaglia. Bisogna che io dica una cosa però: l’Italia ha attraversato diverse fasi e ad oggi, mi sento di dire che non viviamo la stessa situazione di cinquant’anni fa, in cui la mafia dominava tutto. Molti progressi sono stati fatti, cominciando dallo storico maxiprocesso del’82, dopo il quale è venuto meno il principio dell’intoccabilità della mafia. Tanto resta però ancora da fare – conclude Ingroia –: se la politica non avesse fornito alla mafia di allora la forza di crescere, oggi non sarebbe così potente”.




Accanto ad Ingroia Giuseppe Lo Bianco, giornalista di giudiziaria del Fatto Quotidiano che moderava l’incontro: “Se andiamo a leggere i manuali di storia pubblicati nell’epoca in cui noi eravamo ragazzi, leggiamo delle cose che fanno rabbrividire, come il fatto che la mafia era si spregevole ma che, forse, non era così terribile. Anche nell’ambito del processo Trattativa si è detto, ad un certo punto, che essa sarebbe stata fatta a fin di bene, per fermare le stragi. Mi domando però – conclude – cosa venga insegnato oggi nelle università e, in particolare, all’interno delle facoltà di Giurisprudenza“.

Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila, afferma: “Ogni volta che cambia il clima politico, purtroppo avvengono le stragi. Quelle avvenute nel ’92 dovevano servire a garantire il potere ad alcuni soggetti che, tuttora, lo mantengono. Il governo precedente ha tolto la scorta a Ingroia e quello attuale, davanti alle richieste di riassegnazione, ha risposto ‘picche’. Ma c’è una cosa che mi fa più paura: questo silenzio assordante da parte della mafia, che fa pensare: perché hanno smesso di farsi sentire, cosa stanno tramando?“.