“Vogliamo sapere perché è stata uccisa”. Nadia Pulvirenti, accoltellata da un paziente a Brescia, era legata a Siracusa, dove aveva tutti i parenti.

“Vogliamo sapere perché è stata uccisa”. Nadia Pulvirenti, accoltellata da un paziente a Brescia, era legata a Siracusa, dove aveva tutti i parenti.

CATANIA – Amava la Sicilia, Nadia. Adorava Siracusa, Nadia. La sua Siracusa. L’abbraccio della numerosa famiglia, della nonna, degli zii, dei cugini. Una folla nella quale si tuffava felice, così come faceva nel mare che sentiva scorrere dentro, quello di I Ru Frati, la baia Due Fratelli.

Il mare dentro, aveva Nadia Pulvirenti, sangue del suo sangue, quello che sentiva di dovere donare per fare del bene a chi percorre la vita gravato da difficoltà psichiche, che è disperso in un tunnel oscuro. Il tunnel dove Nadia ha incontrato il suo assassino.

Aveva 25 anni, la ragazza che viveva a Brescia coi genitori, il fratello ed il fidanzato conosciuta nella città lombarda dove ha vissuto fin da bambina, per poi studiare Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica nell’Università di Verona. Era la sua missione. Non una professione. Una missione. Aiutare, rendersi utile.

Nadia con il fidanzato in una foto tratta dal suo profilo facebook.

Nadia con il fidanzato in una foto tratta dal suo profilo facebook.

“Un Angelo. Era un Angelo. Non è una definizione scontata. È stato ucciso un Angelo”. Così la ricorda un’amica di famiglia sconvolta dalla tragedia. Nadia colpita con un coltello da cucina dieci volte da un paziente, un marocchino 50enne, che accudiva nella struttura protetta Clarabella, vicino a Iseo, nel bresciano, dove lavorava da due anni. Non si sa cosa abbia armato la mano dell’uomo affetto da turbe psichiche. Non erano mai accaduti episodi di violenza all’interno della struttura e l’uomo, preda dei suoi fantasmi, non si rende conto di quel che ha fatto. Ai carabinieri ha detto che non vede l’ora di incontrare Nadia per chiederle scusa. Si sa, invece, chi era Nadia. Si conosce il vuoto che lascia. Si è costretti ad accettare una morte assurda, lo spegnersi di una vita che brillava per sè e per chi le stava vicino.

Racconta una zia fra le lacrime, che, così come l’amica di famiglia, preferisce la riservatezza dell’anonimato: “Nadia era una ragazza semplice, solare, bella dentro e fuori, studiosa, preparata. Veniva sempre per le feste ed era legatissima a tutti. Nadia era molto buona, gentile, e felice per questo lavoro. Le avevano appena rinnovato il contratto ed era andata pure a convivere da poco col suo fidanzato. Volevano cominciare a porre le basi per costruire una famiglia. Siamo distrutti. Non è giusto, non è giusto, non è giusto”. La zia è a Brescia insieme con tutti, proprio tutti, i parenti che, appresa la sconvolgente notizia, sono partiti in gruppo da Siracusa. Sono lì per piangere Nadia, per cercare di consolare il dolore inconsolabile dei genitori, di chi non si capacita di non poterla avere più accanto.

E monta la rabbia nei confronti dei gestori della struttura. “Vogliamo sapere perché è stata uccisa Nadia – aggiunge la zia – com’è possibile che un paziente con disturbi psichici avesse un coltello? Non abbiamo parole. Non ci sono parole. Non si può morire così. Nadia era davvero Speciale”.

Venerdì si svolgeranno i funerali a Castagnato, il piccolo centro del bresciano dove Nadia viveva con la famiglia, attorno alla quale si sono stretti tutti gli abitanti.

Alessandro Sofia

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