Sequestrato 6% quote azionarie Eurospin Sicilia: c’erano le mani di un imprenditore legato a Cosa Nostra

Sequestrato 6% quote azionarie Eurospin Sicilia: c’erano le mani di un imprenditore legato a Cosa Nostra

CATANIA – Favori, benefici, agevolazioni.

Un’ampia rete di contatti nella quale ciascuno ricopre un ruolo ben preciso finalizzato a “far soldi” evitando “rogne”.

Proprio stamattina i carabinieri del Ros hanno dato un duro colpo all’organizzazione.

I militari, infatti, hanno sequestrato il 6% delle quote azionarie della Eurospin Sicilia S.p.A. appartenenti a Ferdinando Bonanno, imprenditore già noto alle forze dell’ordine, il cui nome era già comparso tra gli indagati dell’operazione “Iblis”, che portò all’arresto di 50 indagati legati a esponenti apicali della famiglia Santapaola-Ercolano e ad altre famiglie appartenenti a cosa nostra nei territori di Catania, Ramacca e Caltagirone.

Concorso esterno in associazione mafiosa, omicidio, distruzione di cadavere, estorsioni, intestazione fittizia di beni ed altri delitti tutti aggravati dalle finalità mafiose; questi i capi d’accusa a carico degli indagati dell’operazione Iblis, tra i quali compariva anche Ferdinando Bonanno.

Già allora, Bonanno, ricopriva la qualifica di responsabile del settore sviluppo alla Eurospin Sicilia, nota catena di supermercati presenti sul territorio ed era deputato all’individuazione di nuovi luoghi per l’apertura di nuovi punti vendita della società.

Per “agevolare” le operazioni di apertura di nuovi supermercati si era creato una fitta rete di rapporti con esponenti di cosa nostra catanese e non solo, grazie ai quali otteneva indubbi benefici nello svolgimento delle sue attività e offriva in cambio “favori” economici o assunzioni di personale nei punti di nuova apertura.

L’indagine “Iblis” aveva già evidenziato la vicinanza di Bonanno ai fratelli Vincenzo e Alfio Aiello – entrambi esponenti della malavita catanese – e a Rosario Di Dio che operava nel territorio di Ramacca e Palagonia.

Proprio i fratelli Aiello avrebbero permesso a Bonanno di mettersi a disposizione di cosa nostra agrigentina, allora rappresentata dal latitante Giuseppe Falsone, per l’apertura di nuovi supermercati in quella zona.

Nacque una vera e propria lotta per scalfire il progetto di espansione di un’altra catena di supermercati promossa da Matteo Messina Denaro.

Analogamente a Palagonia, per l’apertura di un nuovo supermercato, Bonanno era entrato in contatto con Rosario Di Dio che “spingeva” per l’acquisto di un terreno indicato dall’associazione mafiosa, agendo come “mediatore” bypassando il proprietario del terreno.

In cambio Bonanno avrebbe ottenuto facilmente tutte le necessarie autorizzazioni urbanistiche e commerciali.

Anche grazie alle risultanze della indagine “Iblis, il 27 maggio 2013 la Corte d’Appello di Palermo  comminò la pena di 4 anni e 8 di reclusione nei confronti di Bonanno poiché ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa.

Oggi, dopo anni di indagini e risultanze processuali, i militari hanno sequestrato un patrimonio azionario del valore stimato in circa 3,6 milioni di euro appartenenti a Bonanno, ormai deceduto, in possesso agli eredi.

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