Più donne laureate che uomini, ma meno possibilità in campo lavorativo - Newsicilia

Più donne laureate che uomini, ma meno possibilità in campo lavorativo

Più donne laureate che uomini, ma meno possibilità in campo lavorativo

PALERMO – Sin da piccoli ci insegnano che andare a scuola è importante per porre le basi del nostro avvenire. Sono, infatti, ormai tantissimi i giovani che dopo il diploma si iscrivono all’università con la speranza di costruirsi un futuro migliore.

Le facoltà sono sempre più popolate da studenti fiduciosi che intraprendono questo percorso con l’obiettivo di fare carriera. Ma se il primo anno si registrano numerose adesioni, strada facendo qualcuno si perde e i superstiti sono pochi. Tra loro sembrerebbe che siano in netto vantaggio le donne.



Già tra i banchi di scuola, le ragazze spesso portano a casa voti migliori e manifestano maggiore serietà e dedizione. Non a caso la maggior parte di coloro che interrompono gli studi, vengono bocciati o ripetono l’anno rientra nel sesso opposto.

In Italia ci sono più laureate che laureati, con una percentuale che tende a salire ogni anno. Durante l’iter scolastico mostrano più interesse verso lo studio e di conseguenza ottengono anche valutazioni più elevate.


Più della metà di coloro che arrivano a conseguire il tanto sofferto titolo sono donne. Ma nonostante i successi accademici, hanno più problemi a trovare a lavoro. In campo professionale, invece, gli uomini pare abbiano la meglio.

Anche se i tempi sono cambiati e il numero di donne laureate è superiore rispetto a quello degli uomini, resta una buona percentuale di coloro che non lavorano. E quando intendono inserirsi in qualsiasi settore tendenzialmente trovano più difficoltà. Appare un controsenso, ma non c’è da meravigliarsi che, a parità di livello di istruzione, la percentuale più alta di impiegati sia maschile.

Non finisce qua: la discriminazione si avverte anche sul piano salariale. Spesso le donne ricevono, infatti, uno stipendio di circa il 26% inferiore rispetto ai colleghi maschi. Insomma, sin dal momento del colloquio a quello dell’assunzione, la strada sembra più ripida.

Infine, un recente rapporto dell’OCSE mette in luce come in realtà non esista una evidenza sperimentale del fatto che i maschi sono meno presenti tra gli accademici. Ciò che, però, si consiglia per attutire il fenomeno è avvicinare gli uomini alla lettura, invogliarli nella partecipazione di attività formative e anche avere più insegnanti di genere maschile è un parametro che può incidere.

Foto di repertorio