L’impegno di Cittàinsieme nei primi anni ’90 per il parco Falcone

L’impegno di Cittàinsieme nei primi anni ’90 per il parco Falcone

CATANIA – Una storia che inizia sul finire degli anni ’80 e termina quasi a metà del decennio successivo, ma ancora oggi ricordata da molti abitanti del quartiere in cui ha avuto luogo come fosse ieri. La storia di un luogo allora di proprietà del Comune di Catania, ma occupato da una concessionaria di auto usate gestita da un noto boss mafioso, in quel caso affittuario del terreno, e in seguito liberato dalla sua presenza. Quello di cui stiamo parlando adesso è il parco Falcone, una delle tante aree a verde della città etnea, del quale ci siamo occupati tempo fa per parlare delle sue attuali condizioni, che per la sua storia e per alcuni aspetti potrebbe identificarsi come esempio di bene sottratto alla mafia.


L’area infatti, per una ventina d’anni, è stata occupata da una concessionaria di auto usate di proprietà di un noto boss mafioso. Poi, a partire dalla fine degli anni ’80, l’associazione Cittàinsieme, che quest’anno ha compiuto 30 anni, con a capo padre Salvatore Resca e da sempre impegnata nella lotta contro i mali della città, cominciò a occuparsi direttamente della vicenda. Da lì seguirono manifestazioni di protesta in piazza, sollecitazioni e battaglie, fino a una raccolta firme indetta dalla stessa associazione e alla definitiva liberazione del luogo nel 1990.


A partire da allora, e per i successivi quattro anni, le cosiddette lungaggini burocratiche si susseguirono, specie riguardo alla forma e alla struttura da dare al nuovo parco, che poté finalmente aprire al pubblico negli ultimi mesi del 1994. La persona alla quale fu dedicato fu proprio Giovanni Falcone, il giudice scomparso appena due anni prima e distintosi sempre per il suo impegno contro il fenomeno mafioso. Non certo casuale la scelta di intitolarlo a lui.


Ancora, a distanza di quasi trent’anni, padre Resca ricorda quei momenti con grande piacere, tenendo conto anche di come questa grande iniziativa sia una delle tante combattute dall’associazione. “L’area era stata data dal Comune in affitto – racconta padre Resca -. Noi abbiamo fatto in modo, assieme a tante altre persone, di fare capire che lì c’erano degli interessi economici poco chiari. Il proprietario della concessionaria era già in odore di mafia, anche se le istituzioni non se ne accorgevano, e abbiamo fatto in modo che a un certo punto venissero i vigili urbani e mettessero i lucchetti ai cancelli alla concessionaria. La zona così è stata liberata e dopo qualche anno ha aperto il parco Falcone, che tuttora esiste e mi dispiace vedere in condizioni non certo belle”.



L’impegno fu certo considerevole e non fu privo di difficoltà. “Noi abbiamo lottato per oltre un anno con le nostre iniziative – conclude padre Resca -. Poi le istituzioni si sono finalmente smosse e siccome c’è stato molto clamore attorno al fatto, tutto è andato a buon fine e cominciarono così i lavori per la sistemazione dell’area”.