Librerie e ripartenza, tra svolte e cambiamenti. Una STORIA da Catania: “Abbiamo riaperto in una città deserta”

Librerie e ripartenza, tra svolte e cambiamenti. Una STORIA da Catania: “Abbiamo riaperto in una città deserta”

CATANIA – L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova gli esercizi commerciali. Tra i settori più colpiti c’è senza dubbio quello dell’editoria, che, bisogna ammettere, non ha mai avuto vita facile.


In un momento di grande difficoltà, però, l’intero mondo della cultura e del commercio dei libri ha saputo reinventarsi e garantire servizi importanti nonostante i disagi. Una grande devozione e tanti sacrifici, che si spera vengano ripagati.


L’esperienza è stata particolarmente dura per quella parte dell’editoria indipendente, quei piccoli esercizi che puntano tutto sulla fidelizzazione e il contatto diretto con il cliente, che per un certo periodo non è stato possibile a causa delle restrizioni. Lo spiega Maria Carmela Sciacca della libreria catanese “Vicolo Stretto”: “Abbiamo seguito le direttive ministeriale, chiudendo nei periodi previsti. Abbiamo garantito la spedizione gratuita sia su Catania che sulla Sicilia. Abbiamo lavorato in condizioni assolutamente non adeguate, ma un lavoro di comunicazione diretta con i clienti ci ha permesso di non interrompere i contatti con i nostri lettori e le nostre lettrici. Gli strumenti principali sono stati i social.



Un viaggio lungo e per lo più in salita per il piccolo esercizio: “La difficoltà maggiore è stata quella di non poter andare in libreria. Abbiamo fatto arrivare i pacchi a casa e abbiamo lavorato per tutto il tempo in posti diversi interamente tramite computer.

Passate le settimane più dure, è stato possibile avviare la Fase 2. Non tutto, però, era come prima, perché quel contatto che è sempre stato alla base del successo delle piccole librerie doveva essere radicalmente modificato: “La riapertura nell’immediato è stata assurda a tratti. Abbiamo riaperto il 20 aprile in una città assolutamente deserta. Entravano non più di 4 persone nell’arco di una giornata, tutte spaventate e con la voglia di stare lontane da te. E questo non è affatto il nostro modo di lavorare: noi in genere guardiamo le persone degli occhi, tocchiamo e passiamo i libri e ora è difficile”, spiega Maria Carmela.


“I clienti hanno reagito bene, ma in molti hanno continuato a chiedere gli ordini online. Per chi viene in libreria la regola è: una persona e due operatori fino ai 40 metri quadri. Igienizzante e guanti (ora non più obbligatori) all’ingresso. Per ogni pagamento bisognava igienizzare le mani e sanificare ogni strumento e i luoghi”.

Con la ripartenza, è arrivato anche il Decreto Rilancio, che ha lasciato un posto anche al mondo dell’editoria, del turismo e della cultura, un fondo di emergenza, che però difficilmente potrà coprire tutto. Tuttavia, un grande sforzo è stato messo in atto e ognuno prova a riprendere con quello che si ottiene: “Nello specifico, non abbiamo ricevuto un contributo all’editoria, ma solo come partita Iva, in quanto imprenditrici. Abbiamo avuto la possibilità di accedere a un credito agevolato come gli altri imprenditori e a un’agevolazione del credito d’imposta sulla base dell’affitto, più i 600 euro al mese come partita Iva. Molti provvedimenti erano già presenti nel Decreto Franceschini, quindi le nuove misure si sono aggiunte a quello che era già previsto”, commenta Maria Carmela.

Di fronte a una situazione complicata, si prospettano tanti cambiamenti e solo lo spirito d’iniziativa e la voglia di ripartire tipica degli imprenditori permetterà all’Italia di superare una crisi economica di portata potenzialmente storica: “Questa situazione è una ‘bomba’ sul tessuto imprenditoriale. Le aziende faranno fatica quest’anno, faranno fatica l’anno prossimo. Anche quando le cose torneranno come prima, noi vivremo i risultati del 2020. Non parlerei di emergenza, ma di un tessuto imprenditoriale che, senza colpa di nessuno, piangerà le conseguenze di quanto accaduto per un bel po’ di tempo”.

Fonte immagine: Facebook – Vicolo Stretto