Ninni Bruschetta: “Il mio nome è Caino racconta il passaggio dalla mafia rurale a quella politica”

Ninni Bruschetta: “Il mio nome è Caino racconta il passaggio dalla mafia rurale a quella politica”

CATANIA – Tra pochi giorni andrà in scena per la prima volta nella nostra città sul palco del Piccolo Teatro la pièce “Il mio nome è Caino” con Ninni Bruschetta, che da venerdì 8 a domenica 10 novembre diretto da Laura Giacobbe, insieme al pianoforte di Cettina Donato, darà vita al testo di Claudio Fava, che dopo il debutto al Teatro Savio di Messina partirà da Catania per un tour nazionale nei più importanti teatri italiani.

In un momento di pausa dalle prove incontriamo l’attore siciliano, scoprendo chi è Caino, il killer di mafia che al comando ha preferito l’amministrazione rigorosa della morte, senza dimenticare i tanti successi ottenuti tra cinema e tv.


“Il mio nome è Caino” è uno spettacolo dal forte impatto emotivo, la cui messa in scena ed in particolare la sua interpretazione ha una storia speciale…

“Fino a marzo dell’anno scorso non ho mai recitato in teatro, ho sempre diretto spettacoli e recitato al cinema e in tv. Ad un certo punto mi è capitato in mano il testo di Claudio Fava e ne feci una lettura in memoria dell’omicidio di Falcone. Un amico mi disse: ‘Imparalo a memoria e fanne uno spettacolo’. Da quella battuta ho imparato il testo e mi sono messo in gioco portandolo in scena. Un attore per entrare in un personaggio deve necessariamente sospendere il giudizio per essere in grado di interpretare il ruolo, indipendentemente se sia positivo o negativo. Caino è un killer e la sospensione del giudizio è facile, immediata. Il contatto con il pubblico è essenziale, per creare nonostante la cattiveria del ruolo un certo rapporto empatico con gli spettatori”.

Sul palco è accompagnato dal pianoforte di Cettina Donato. Qual è il ruolo della musica in questa messa in scena?

“Cettina Donato è una donna di palcoscenico straordinaria, una delle poche musiciste che hanno una presenza scenica importante tanto che con la regista Laura Giacobbe abbiamo deciso di lasciare una battuta che Cettina ha detto durante le prove, perché perfetta proprio come il dialogo musicale che instaura ogni sera con me e con il pubblico”.

Da Catania partirà una tournee nazionale che poterà “Il mio nome è Caino” sul palco dei maggiori teatri italiani per una forma di teatro civile, sociale ed educativo. Cosa si aspetta?

“Il teatro ha sempre una funzione sociale. Claudio Fava è riuscito a raccontare il passaggio dalla mafia rurale, dei killer a quella politica ed istituzionale  ovvero il percorso, l’escalation della mafia in centocinquanta anni di attività criminale. Questo è uno spettacolo civile, che dice qualcosa di preciso sulle problematiche culturali non solo siciliane ma del nostro Paese. È una messa in scena di un’attualità sconcertante, se pensiamo che pochi giorni fa la Cassazione a Roma nel 2019 ha stabilito che la mafia non esiste. La mafia si vede, si riconosce subito e per questo credo che spettacoli come ‘Il mio nome è Caino’ siano necessari per capire e comprendere come il fenomeno mafioso sia cambiato”.

Una caratteristica di Ninni Bruschetta è passare dal drammatico al brillante con grande facilità. Cos’è, per lei, la comicità?

“Quando parlo con i ragazzi durante i laboratori faccio sempre una battuta che, secondo me, descrive perfettamente cosa significhi interpretare un ruolo divertente: ‘La comicità è dire seriamente cose assurde’”.

Attore di cinema, teatro ma anche autore di libri di successo che raccontano la sua vita come, ad esempio, “Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista”. Ci racconta come nasce questo libro?

“La scrittura è la mia primissima passione. Nasco come sceneggiatore e ho continuato sempre a scrivere e mi sono soffermato sulle mie passioni come la filosofia quando ho scritto il primo libro sul mestiere dell’attore, mentre il ‘Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista‘ è nato sotto una spinta del regista Renato De Maria al quale ho raccontato che stavo recitando contemporaneamente in tre fiction con set sparsi in tutta Italia e dovevo far quadrare voli, appuntamenti, riprese e pose in un perfetto incastro, tanto che Renato mi consigliò di scrivere su carta questi miei viaggi e così è nato il libro”.

Ninni Bruschetta nella sua carriera ha fatto di tutto. Qual è, se c’è, un ruolo che le piacerebbe interpretare?

“Un eroe moderno, un personaggio che racconti in un altro modo quello che succede nella nostra società come nel film di Jim Carrey ‘The Truman show’. Sono pronto a fare qualunque personaggio buono o cattivo, ma deve avere quella necessaria ambiguità caratteriale che lo renda perfettamente umano e reale in tutto il suo percorso interpretativo da raccontare”.

Prima di salutarci ci racconta un momento o un incontro particolare della sua carriera?

“Mentre stavo presentando il mio ultimo libro ad Ostia si avvicina un signore che mi dice: ‘Scusi lei è Ninni Bruschetta? Lo sa, ha interpretato mio padre’. In quel momento non sono riuscito a ricollegare chi fosse il personaggio, poi con un sorriso mi ha detto: ‘Io sono il figlio del Maresciallo Leonardi, il capo scorta di Aldo Moro’. È stata un’emozione incredibile che non dimenticherò mai”.