Catania, The Greatest Show è l’evento più atteso dell’anno e sta per andare in scena – L’INTERVISTA al cast

Catania, The Greatest Show è l’evento più atteso dell’anno e sta per andare in scena – L’INTERVISTA al cast

CATANIA – Un sogno che stava per avverarsi, un’idea nata nella mente di un gruppo di giovanissimi catanesi che stava per trasformarsi in realtà… poi il lockdown. Così, col mondo che si è fermato, anche i teatri hanno chiuso le loro porte e con loro la speranza di poter calcare le scene. I ragazzi di Ouroboros, però, non si sono dati per vinti.

È così che le prove per il loro amato “The Greatest Show” (TGS) sono andate avanti nonostante tutto, tra webcam (e mappe in 3D per studiare i movimenti), prove all’aperto in mascherina e perfino un cd per aiutare i lavoratori del mondo dello spettacolo.


             

Il grande giorno sta per arrivare e a nome dell’intera compagnia Ouroboros sono intervenuti ai microfoni di NewSicilia Andrea Puglisi, Paola D’Arrigo, Mario Libertini, Claudia Calanna, Riccardo Trapani e Serena Pagano per raccontare agli spettatori quale sensazionale esperienza sarà quella che vivranno dal prossimo 31 ottobre.

Il musical oltre canto e ballo, perché TGS non è un semplice spettacolo?

A parlare per prima è Claudia Calanna, tra un ampio sorriso e una dizione curata tipica di attori e cantanti: “Quando si pensa al musical si rimanda principalmente a 3 discipline, canto, ballo e recitazione. Ma in questo caso parliamo della messa in scena di un film che ha le sue peculiarità: si tratta di una storia ‘spettacolare’, che mette in scena degli spettacoli in un circo dove troviamo acrobati, trapezisti, giocolieri, quindi l’allestimento di questi spettacoli comporta l’andare oltre le solite 3 discipline”.

“L’esempio lampante – continua – è che una ragazza per due anni ha preso lezioni di danza aerea. Anche le coreografie sono complesse, Alessandra Fichera, che le ha dirette, ha dovuto interpretare il modo di ballare dei circensi che non è quello che solitamente si vede a teatro. Si realizza una performance completa dove i balli sono anche cantati. Oltre a questo, ci sono le solite discipline del musical. Per quello che riguarda il canto, (di cui Claudia è responsabile) abbiamo voluto coinvolgere gli spettatori. Ci sarà un pubblico sul palcoscenico composto dal coro Freedom e rappresenterà il pubblico del circo. Lo spettacolo coinvolge tutta la struttura del teatro, tutti gli spazi e tutti gli oggetti possibili, dagli spalti, alle pedane, ai corridoi e molto altro”.

Sembra infatti che uno dei punti forti dello spettacolo che avrà luogo al Teatro Ambasciatori sia proprio il canto: quest’anno è stato approfondito molto il canto corale. “Il canto polifonico è difficile se non si hanno delle basi e per me è stato complicato dirigere una cosa simile perché in questo caso parliamo di pezzi davvero complicati. Abbiamo sviscerato ogni singola voce dei cori tra armonie e controcanti.

Cosa racconta TGS?

New York, verso la metà del 19esimo secolo. P.T. Barnum, nato nel niente, con niente in mano dà vita a un impero dell’intrattenimento: il Barnum Circus. Gli strabilianti e strambi membri di questo “freak” show, prima reietti della società, ogni sera divorano le luci del palco e gli applausi del pubblico ma faranno presto i conti con uomini violenti e di vedute poco larghe e con l’assenza sempre più pesante della loro guida, impegnata a perseguire vane ambizioni e glorie personali lasciando dietro la moglie e la figlia e la famiglia formatasi al circo. Riuscirà a capire cosa è davvero importante e tornare a casa?

Dopo una breve sinossi abbiamo chiesto a Riccardo Trapani e Serena Pagano di parlare dello spettacolo “spettacolare” che prenderà forma il prossimo 31 ottobre.

Descrivi TGS con 3 aggettivi

“Per me TGS è tantissime cose, ma se devo proprio scegliere solo 3 aggettivi che lo descrivano direi sicuramente ELETTRIZZANTE, perché tutti noi sul palco sembriamo davvero conduttori di energia, ci carichiamo a vicenda e cercheremo di farlo con chi verrà a vederci, SPETTACOLARE, perché quando pensi davvero di aver visto tutto ciò che avresti potuto immaginare ecco che arriva un altro colpo di scena, infine seppur possa sembrare banale scelgo EMOZIONANTE, perché noi siamo i primi a piangere ed emozionarci per questo spettacolo, per il nostro spettacolo, che un po’ rispecchia anche la nostra vita e la nostra famiglia, risponde Serena Pagano, Anne Wheeler sul palco.

Prosegue Riccardo Trapani, Philip Carlyle: Travolgente. Sensazionale. Unico. Travolgente perché vantiamo una produzione che non risparmia di bombardare tutti e cinque i sensi dello spettatore: canto, recitazione, coreografie, costumi, trucchi, luci, suoni, pirotecnica. A mio avviso, esiste una sola cosa migliore di assistere a questo spettacolo ed è farne parte. Sensazionale, come il suo protagonista e il suo ammaliante estro, come ciascun membro che compone il Barnum Circus, sensazionale come un adattamento originale e inedito di un successo cinematografico internazionale, come una produzione che sfida una pandemia globale riuscendo ad arrivare più spettacolare che mai davanti a una platea finalmente al completo. Unico, perché con un pizzico di presunzione non fatico a dire qualcosa come The Greatest Show difficilmente è stata vista finora nel panorama teatrale, o almeno non con questa perfetta contingenza di individui giovani e appassionati che regaleranno al pubblico emozioni più vere che mai. Avere la possibilità di poter assistere ad uno spettacolo del genere, dopo tutto ciò che tutti abbiamo passato, è davvero una gran fortuna.

In quale punto dello spettacolo ti emozioni?

“Sicuramente tutta la scena che gira intorno a ‘This is me’ – spiega Serena – il momento in cui i circensi sentono l’abbandono di colui che invece li aveva convinti a credere che in loro c’era qualcosa di più di ciò che chiunque altro gli avesse mai detto, ma nonostante ciò si fanno forza, si prendono per mano e decidono di non arrendersi e di combattere, perché sono guerrieri”.

Quale parte della storia non sopporti?

“Se dovessi scegliere una parte che odio profondamente, direi la parte iniziale del secondo atto, quella in cui Philip non riesce a vincere le pressioni della società finta che lo ha plasmato e lascia la mano dell’amata Anne di fronte alla platea di spettatori. Odio tutto ciò perché sento addosso tutto il disagio e l’inadeguatezza del mio personaggio e la sua voglia di essere in grado di fare di più. Ma sarà solo il tempo e lo scorrere delle scene a dargli ragione”, aggiunge Riccardo.

Prendere il meglio dal peggio, Ouroboros non si è scoraggiata durante il Covid

“Anche il tempo ci ha dato la possibilità di sognare un po’ più in grande; infatti, per ogni settore dello spettacolo abbiamo curato i minimi dettagli. Questo è stato davvero il progetto della ‘non semplificazione'”, questa volta a parlare è Mario Libertini, ai nostri occhi un sognatore “nascosto” dietro un velo di pragmatismo.

Prosegue: “Il contesto è stato ed è tuttora ovviamente tragico, ma la nostra forza non ci ha mai fatto perdere d’animo. Non c’è mai stato un vero momento in cui abbiamo avuto paura di non riuscire a portare in scena The Greatest Show. Sembrava che questo momento non arrivasse mai, ma non c’è mai stato alcun dubbio. La nostra struttura è rimasta sempre la stessa, non c’è stato un peggioramento della nostra organizzazione che se vogliamo dirla tutta in realtà è migliorata insieme alle nostre possibilità”.

È intervenuto in ultima battuta Andrea Puglisi, prima rimasto dietro le quinte come si confà a ogni bravo regista: “Quella del Covid è stata una difficoltà grande per almeno due aspetti fondamentali: il primo, cercare di coordinare il progetto affinché non si perdesse quella dimensione che poi è tipica di Ouroboros, la dimensione quotidiana di contatto che per ovvi motivi è mancata. È complicato dall’altra parte perché questo spettacolo necessita per forza di avere in scena vicine tante persone quindi anche quando c’è stata la possibilità di tornare a provare in presenza per un bel periodo di tempo abbiamo dovuto provare costruendo degli spazi di distanziamento che questo spettacolo però non può avere, quindi in qualche modo quest’anno il motto dello spettacolo ‘L’impossibile può diventare realtà’ è azzeccato”.

Ouroboros dentro uno scatto

« di 6 »

Il cast

Forse il bello di questa frizzante compagnia è che se ne potrebbe parlare ancora per molto, ma per il momento bisogna spostare l’attenzione sull’evento di domenica prossimo.

Tra ballo, canto, acrobazie e altre splendide sorprese, non è difficile immaginare che The Greatest Show, l’amato e ormai ampiamente descritto TGS, sarà davvero uno degli eventi teatrali più attesi di quest’ultimo anno.

Non resta allora che augurare il meglio alla compagnia e anticipare un’ultima cosa prima del grande giorno: l’intero cast che sul palco renderà viva l’idea che due anni fa il Covid ha cercato di indebolire, ma che ora brilla vivida e certa, pronta a illuminare il teatro Ambasciatori.

  • Phineas Taylor Barnum: Mario Libertini
  • Charity Hallet: Paola D’Arrigo
  • Caroline Barnum: Sofia Smeraldi
  • Lettie Lutz: Federica Marino
  • Jenny Lind: Claudia Calanna
  • Philip Carlyle: Riccardo Trapani
  • Anne Wheeler : Serena Pagano
  • Josephine “Minerva” Blatt/Mrs. Carlyle: Eleonora Penna
  • Martha “Calamity” Jane: Luana Cannavò
  • Anne Sprague: Giorgia Inturri
  • Cpt. George Costantaneus/Barnum senior: Pierluigi Marino
  • Carlos Ramirez: Fabio Gambuzza
  • Vasily Pavlos: Claudio Cinardi
  • Florence Martin: Carolina Pulvirenti
  • Mahia: Laura La Rosa
  • Milly McCoy: Alessandra Fichera
  • Christie McCoy: Monica Romano
  • Erik “Houdini” Weisz/Mr. Hallet: Lorenzo Commis
  • Stephany Bibrowski: Krizia Pira
  • Jane Williams: Claudia Furnari
  • Ishi Ren: Marianna Guttà
  • James Gordon Bennett: Simone Conte
  • Regina Vittoria/Alena Dobric: Ilenia Blancato
  • Mr. Carlyle: Andrea Puglisi
  • Mrs. Hallet: Cecilia D’Arrigo