Tempo di funghi in Sicilia ma occhio ai rischi sul consumo. Alonzo (Asp): "Tante specie tossiche"

Tempo di funghi in Sicilia ma occhio ai rischi sul consumo. Alonzo (Asp): “Tante specie tossiche”

Tempo di funghi in Sicilia ma occhio ai rischi sul consumo. Alonzo (Asp): “Tante specie tossiche”

CATANIA – In Sicilia è tempo di passeggiate in campagna e di raccolte dei funghi, ma occhio a non sottovalutare i rischi. A richiamare l’attenzione, nei giorni scorsi, ci ha pensato l’Asp di Catania diffondendo la notizia di ben 6 casi di intossicazione da fungo “Chlorophyllum molybdites“, molto diffuso ultimamente nel nostro territorio.


Un allarme che invita a non essere superficiali e a preoccuparsi della propria salute, che può essere minacciata da un alimento apparentemente innocuo. Per approfondire il tema in questione è intervenuto ai microfoni di NewSicilia.it il direttore dell’Ispettorato Micologico dell’Asp di Catania, Elena Alonzo: “Al momento non si sono verificati altri casi oltre i 6 già segnalati. Ciò che ribadiamo sempre è che qualsiasi partita di funghi venga raccolta dai raccoglitori occasionali venga preventivamente sottoposta al controllo dei nostri micologi”.


Come avviene il controllo dei funghi

“Chiunque raccoglie i funghi può sottoporli gratuitamente al controllo dell’Asp. Noi abbiamo una serie di sportelli micologici che coprono un po’ tutto il territorio e sono attivi soprattutto il lunedì mattina perché ovviamente si immagina che la gente vada specie la domenica a raccogliere. Per il controllo si deve portare tutta la partita di funghi perché uno degli errori che più comunemente si fa è di raccogliere, per esempio, quattro specie e portare soltanto un fungo per ogni tipo. Non è così, perché mentre a un occhio esperto i funghi risultano differenti uno dall’altro, chi ha poca conoscenza ritiene che ci siano delle similitudini”.

Meglio affidarsi a un esperto

“Questo fungo che ultimamente ha comportato le intossicazioni con ricovero ospedaliero apparentemente è molto simile alla “Mazza di tamburo”, un fungo che un po’ tutti riteniamo di conoscere perché fa parte della tradizione del nostro territorio. In realtà questo fungo si differenzia per piccolissimi dettagli che sono immediatamente chiari al micologo che è formato. Teniamo conto che il micologo fa un corso di due anni con un esame finale complicatissimo e ogni anno segue un corso di formazione obbligatorio di una settimana con ulteriore esame finale. Una formazione complessa e molto articolata. Quindi il messaggio è di approfittare di questi specialisti che l’Asp forma e continua ad aggiornare. Far controllare i funghi raccolti non è obbligatorio e non c’è una norma che lo attesta ma è assolutamente consigliato. Una cosa ben diversa è quando noi andiamo a comprare i funghi dai venditori perché in quel caso la normativa è molto chiara. I soggetti che intendono vendere funghi spontanei non possono venderli se non fanno un esame, anche questo molto serio e rigoroso. Rilasciamo un’abilitazione e successivamente ogni partita di funghi che viene posta in vendita va certificata dai nostri micologi, è un obbligo. Inoltre, ogni partita di funghi venduta deve avere il talloncino rilasciato dall’Asp, che non solo certifica che la partita di funghi si può consumare senza alcun problema, ma è importante perché riporta anche la data e l’orario entro cui il fungo può essere consumato perché si tratta di un alimento altamente deperibile”.

Quando mangiare funghi può diventare un rischio

“Se si va oltre un determinato grado di maturazione il fungo può creare dei problemi. I dettagli fisici che possono fare la differenza per un micologo sono tantissimi tra cui la forma del fungo, la cappella, le lamelle, il gambo, l’odore e tanto altro. La tipologia che ha creato più problemi al momento è il Chlorophyllum molybdites ma non vuol dire che altri funghi non creino problemi. Quindi noi vogliamo sollecitare l’attenzione del consumatore su questa tipologia ma ricordiamoci che qualsiasi altro fungo si raccolga può essere consumato da un privato se non è sottoposto al controllo, perché sono tante le specie che sono tossiche. Ce ne sono alcune che per esempio hanno bisogno di determinate accortezze al momento della cottura o in base a come vanno pulite. Tutte queste indicazioni il micologo le fornisce nel momento in cui controlla il fungo”.

Lintossicazione da fungo

“I sintomi maggiormente frequenti sono gastrointestinali ma anche in questo caso bisogna considerare che ci sono differenti tipologie di funghi quindi potrebbero insorgere anche dei problemi di tipo neurologico. Tutti i Pronto Soccorso degli ospedali di Catania hanno i nostri contatti perché, nel momento in cui un soggetto si presenta con dei sintomi e dice di aver consumato dei funghi, immediatamente il micologo viene chiamato perché se non si risale a qual è il fungo consumato, non si può utilizzare la terapia più appropriata. Questo è il motivo per il quale noi continuamente nei nostri comunicati raccomandiamo che qualora qualcuno si dovesse sentire male deve andare al Pronto Soccorso e deve portare con sé i residui dei funghi, se crudi meglio ancora o eventualmente tutto quello che è stato pulito. Da questi il micologo può esattamente individuare il fungo e lo riferisce al medico facendo partire una terapia che sarà assolutamente efficace”. 

Invece, dal punto di vista giuridico, in Italia la raccolta e il consumo dei funghi è disciplinata dalla Legge 23 agosto 1993, n. 352  “Norme quadro in materia di raccolta e commercializzazione dei funghi epigei freschi e conservati” e dal DPR 14 luglio 1995, n.376 “Regolamento concernente la disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei freschi e conservati”. La Legge 352 del 1993 stabilisce le linee guida e demanda alle Regioni il compito di regolamentare la raccolta nel loro territorio, disciplinando le funzioni amministrative, per gli adempimenti di legge, avvalendosi dei Comuni e delle Province e della collaborazione con le Associazioni Micologiche di rilevanza nazionale o regionale.

Nello specifico, in Sicilia vale quanto previsto dalla normativa nazionale e a ciò si aggiungono due normative specifiche:

  • in primo luogo, poiché la disciplina nazionale delega alle Regioni, in Sicilia è stato emanato il Decreto presidenziale 4 agosto 2009, inerente alle specie fungine per le quali è consentita la raccolta e la commercializzazione nella Regione Sicilia di cui al D.P.Reg. 19 novembre 2007;
  • infine, nella Regione Siciliana troviamo anche la Legge 1 febbraio 2006 n.3 “Disciplina della raccolta, commercializzazione e valorizzazione dei funghi epigei spontanei”. A tal proposito, l’articolo 4 riporta in modo specifico le modalità di raccolta dei funghi.

Fonte foto: Pixabay.com