Focus sulla psiche, tra crisi del periodo e paura del vaccino. L’esperto: “Impennata di stati d’ansia”

Focus sulla psiche, tra crisi del periodo e paura del vaccino. L’esperto: “Impennata di stati d’ansia”

CATANIA – Non è un anno facile questo 2020, dove incertezze e preoccupazioni hanno improvvisamente rubato la scena facendo venire meno tutti i progetti in programma.


L’Italia, insieme a molte altre nazioni, è stata totalmente investita dalle conseguenze negative provocate dal virus. Un Paese, già sofferente dal punto di vista economico, che si è ritrovato in ginocchio senza soluzioni a portata di mano.


Uno scenario, quello degli ultimi mesi, che inevitabilmente ha turbato ogni persona con minore o maggiore impatto. Tutto ciò è stato tradotto in uno stravolgimento delle proprie abitudini e in una condizione di costante dubbio verso il futuro. Dunque, in tal senso, è stato alterato ogni equilibrio.

Mentre si avvicina un’insolita stagione invernale, ci si chiede come affrontarla nel migliore dei modi cercando di circoscrivere i rischi. Protagonista del dibattito attuale è il vaccino antinfluenzale, in attesa che arrivi quello anti-Covid.

È “guerra” tra fautori della vaccinazione e negazionisti. Dopo aver affrontato la questione dal punto di vista sanitario, facendo intervenire l’Asp di Catania e accogliendo il parere di un medico generico, è stato necessario approfondire il tutto dal punto di vista psicologico contattando un esperto del settore.

A tal proposito, la psicologa catanese Antonella Consoli è intervenuta ai microfoni di NewSicilia.it dichiarando: “Ciò che è accaduto negli ultimi mesi non ha riguardato solo l’aspetto sanitario ma, soprattutto, ha messo a dura prova il benessere psicologico delle persone”.

Le problematiche del periodo quanto hanno influito sulla salute psicologica?

“Si è assistito a un aumento dei sintomi depressivi nella popolazione a causa di diversi fattori: la
solitudine, il distanziamento sociale, la paura, eventuali lutti, l’aggravarsi della situazione economica (causata dal lockdown) e l’incertezza del futuro. Il diffondersi del virus ha fomentato le paure più ataviche dell’essere umano, complice anche il modo in cui l’informazione viene erogata dai mass media. Quest’ultima, nella maggior parte dei casi, non stimola la lucida riflessione e il raziocinio dello spettatore ma colpisce direttamente l’emotività dello stesso, inducendo e amplificando angoscia, paura e senso di impotenza”.

C’è stato un aumento di richieste di supporto psicologico?

“Nei primi due mesi di pandemia si sono registrate 3,4 milioni di ricerche totali su Google legate a intensi stati d’ansia. Tra il 16 marzo e il 14 aprile, le ricerche su Google relative all’ansia hanno avuto un’impennata del 17% rispetto ai valori medi registrati negli ultimi 16 anni (fonte: Jama Internal Medicine). Gli adolescenti, anche se meno colpiti dal virus, sono stati tra quelli che più hanno pagato i costi indiretti della pandemia, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo sociale”.

Quali sono le terapie più adottate ultimamente?

“A causa del Coronavirus, c’è stato un aumento esponenziale di offerta di terapia online anche nel nostro Paese. Anche il mondo psicologico in Italia si è finalmente digitalizzato”.

Vaccino: quali potrebbero essere le motivazioni dal punto di vista psicologico che spingono la gente a non volersi vaccinare?

“Alcuni vivono l’obbligo del vaccino come una sorta di violazione, da parte dello Stato, nei confronti del proprio libero arbitrio e della facoltà di scelta. Questi individui nutrono una sorta di sfiducia verso ‘lo Status Quo’, ovvero verso il sistema ufficiale, anche per quanto riguarda la gestione della sanità. Spesso si tratta non di persone ignoranti ma individui appartenenti a una fascia medio-alta della popolazione. Inoltre, confrontarsi con il vaccino può comportare una ‘distorsione cognitiva’, ovvero gli effetti collaterali del vaccino vengono ingigantiti e vissuti come molto reali (innescando emozioni di paura). Al contempo, diminuisce la percezione del rischio per la malattia per cui ci si sta vaccinando, che viene vissuta come un evento improbabile e lontano. Sicuramente un atteggiamento di contestazione che ha come fine semplicemente quello di opporsi non ha senso. Invece informarsi, ragionare con la propria testa, soppesare le varie posizioni, documentarsi su più fronti potrebbe essere un modo interessante per affrontare la spinosa questione dei vaccini”.

Spesso il problema è la paura. Come si può aiutare una persona che ha paura di un vaccino o, come osservato nei mesi precedenti, di uscire dalla propria abitazione (sindrome del prigioniero)

“La paura non è necessariamente un’emozione negativa, in tante situazioni ci aiuta a salvarci la vita e a evitare pericoli. Bisogna provare a non combattere, o reprimere, le emozioni legate alla paura e al timore, ma cercare di ascoltarle e dar loro spazio. È necessario iniziare a fare le cose che ci impauriscono a piccole dosi, un passo alla volta, piuttosto che evitarle”.

Ulteriori considerazioni personali

“In questo periodo così delicato diventa un imperativo dedicarsi al proprio sviluppo personale. Prima di iniziare la giornata, ad esempio, ci si può dedicare alla meditazione, imparando così a non lasciarsi travolgere dai problemi individuali e sociali, specie all’ipnosi collettiva a cui siamo quotidianamente sottoposti, ma coltivare una mente lucida e aperta”.

Fonte foto: Pixabay.com