Etna, cenere e lapilli “salvano” i catanesi da eruzioni devastanti: il Vulcano “parla” ma non viene “ascoltato”

Etna, cenere e lapilli “salvano” i catanesi da eruzioni devastanti: il Vulcano “parla” ma non viene “ascoltato”

CATANIA –Ma non vi fa ‘paura’ l’Etna?“. La risposta – immediata e senza ripensamento alcuno – per ogni catanese è “No“. Non si tratta di timore, ma di amore innato e, quando si è innamorati, si sa, si “perdonano” tante cose.

Nel caso del vulcano più alto d’Europa, si “scusano” i continui tremori, le spettacolari eruzioni e perfino la cenere che ricopre le strade. Tutto. Questo, però, non è esente da “lamentele”, ma che finiscono poco dopo come un fuoco di paglia.


“Mamma Etna” per i Catanesi

Mamma Etna” per gli abitanti della città dell’Elefante non è soltanto “un vulcano” ma è molto di più. “Passione, pura adrenalina, magia e tanta tanta bellezza“, dichiara la fotografa Deborah Longo ai microfoni di NewSicilia.

Proprio ieri, 21 settembre 2021, Catania è stata risvegliata da un nuovo parossismo, il numero 51 della serie – quasi interminabile – iniziata lo scorso 16 febbraio. Come se l’Etna volesse dire ai suoi “figli”: “Ciao a tutti, io ci sono e mi faccio sentire come fanno altri vulcani“.

Il vulcanologo dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) di Catania Boris Behncke scrive sui suoi profili social: “Certo che non poteva essere che l’Etna ci lasci guardare tutti a La Palma e farci credere che ormai la festa dei 50 anni del suo coccolatissimo Cratere di Sud-Est sia finita“.

Periodicamente, infatti, “ricorda” la sua presenza ma, in fondo, come si fa a dimenticarsi di abitare ai piedi di un vulcano attivo?

L’Etna mi affascina tantissimo e, anche se ha causato danni con gli ultimi parossismi, credo sempre che ogni evento sia un messaggio per dirci che lei è lì e dobbiamo semplicemente rispettarla, trattarla come una madre“, sostiene Deborah Longo. Poche, semplici parole che fanno comprendere a pieno l’importanza che ha per gli abitanti del capoluogo etneo.

Non solo oro quello che luccica

Certo è che se da un lato c’è tanta bellezza, dall’altro – spesso – potrebbero succedere eventi catastrofici. Ecco che diventa importante il monitoraggio costante e continuo dell’INGV per prevenire conseguenze devastanti e per far dormire “sonni tranquilli” ai catanesi.

Lo stesso Behncke ha pubblicato, di recente, un commento relativo all’eruzione in corso sull’isola di La Palma: “Le colate di lava stanno invadendo terreni e zone popolate, moltissime case sono state distrutte e la lava potrebbe raggiungere il mare”.

Un’eruzione di cui il vulcano ha dato ampiamente avviso, e quindi non c’era il rischio di perdere vite umane“, spiega.

Eruzione di La Palma vs eruzione dell’Etna

Il confronto – immediato – viene fatto con l’Etna: “Quel che mi stupisce, guardando le immagini che vengono da La Palma, è quanto simile questa eruzione sia ad una tipica eruzione laterale dell’Etna“.

Una frattura eruttiva con diverse bocche allineate ‘a bottoniera’, con piccole fontane di lava ed esplosioni stromboliane, colate di lava a blocchi (lava ‘a’a), che avanzano lentamente attraverso terreni mangiandosi villette come quelle che abbiamo nelle nostre ‘zone di villeggiatura’“, aggiunge.

Sto pensando alla prossima eruzione laterale dell’Etna, o quella dopo, o quella successiva ancora; una di quelle sarà come questa qui a La Palma, sviluppandosi poco a monte delle nostre ‘zone di villeggiatura’ e dei nostri paesi etnei“, ribadisce e avverte.

Da sogno a incubo

Come a La Palma, per decenni non si è sprecato un pensiero al rischio vulcanico, e ancora si sta costruendo a tappeto, riempendo quei pochi spazi di terreno che restano fra gli abitati, soprattutto sul versante sud dell’Etna“, puntualizza Boris Behncke.

E non solo: “Ovviamente le nostre case devono essere di un certo standard, villette con piscine, e dentro tutta sta roba che ormai fa parte del nostro arredamento odierno, perché dobbiamo fare bella figura“.

Quella povera gente che si era costruita la casa da sogno su un vulcano che storicamente ha fatto eruzioni una o due volte al secolo, su La Palma, ora se la vede consumare con la tipica lentezza agonizzante, che conosce chi ha assistito alle ultime eruzioni dell’Etna che hanno invaso aree popolate, ormai diversi decenni fa“, dichiara con un velo di tristezza.

Molti sono stati evacuati in fretta, quando il vulcano de La Palma ha mandato i suoi segnali premonitori, sempre più insistenti, e non hanno avuto modo di portarsi ciò che avevano in casa, se non proprio le cose più essenziali, i documenti personali, qualche foto, magari il computer portatile“, aggiunge.

I Catanesi sono consapevoli?

Scenari e dinamiche devastanti che portano – inevitabilmente – a una riflessione. Quanto sono pronti i catanesi ad affrontare una situazione simile a La Palma e quanto sono consapevoli di vivere alle pendici di un vulcano attivo che – negli ultimi secoli – ha dato forti “segnali”?

Ci siamo lamentati tanto delle ricadute di cenere e lapilli in questo anno nell’area etnea. Ma siamo coscienti che così l’Etna ci ha risparmiato l’eruzione laterale che temevamo all’inizio dell’anno?“, chiede Boris.

Da abitante di un paesino etneo e conoscitrice degli eventi che in passato hanno causato parecchi danni a paesi come Mascali (1928) credo che adesso, come all’ora, non siamo del tutto pronti anche se al momento si tratta di attività sommitali e quindi non c’è di che preoccuparsi. L’unico ‘problema’ rimane solo ed esclusivamente l’abbondante cenere vulcanica“, sostiene Deborah a testimonianza.

“Ci è andata bene”

Un’eruzione che sarebbe potuta andare come quella a La Palma, ma invece l’Etna ci ha regalato un’eruzione sommitale, che a parte le ricadute – problema risolvibile se ci si organizza in maniera sistematica e permanente – non ha rappresentato alcun problema per chi vive intorno alla nostra montagna“, prosegue Boris Behncke.

Questa volta ci è andata magistralmente bene, ma non necessariamente sarà così anche la prossima volta“, conclude il vulcanologo.

Meglio lapilli o lava?

Quindi, l’emissione di lapilli sarebbe un segno “positivo” perché tutelerebbe da altri eventi decisamente più devastanti.

A tal proposito, proprio per riflettere ancor di più, impazzano sul web, anche delle vignette comiche in cui si legge: “Finché l’Etna spara quintalate di cenere ‘cca banna e dda banna’ state sicuri che non farà nessuna eruzione laterale tipo quella di La Palma. Ora ditemi: preferite la lava in giardino o un po’ di cenere una volta ogni tanto?“.

Le risposte non tardano ad arrivare: “Cenere, cenere“, “No, no, che lava!“, “No, ti prego, no lava“, “Cenere meglio“, “Cenere tutta la vita“. Tutte univoche e dello stesso avviso.

Da qui scatta l’ironia. Nella stessa vignetta, infatti, l’Etna risponde: “Oh finalmente adesso ho pure il consenso informato! Evvai!“. Naturalmente si tratta soltanto di un meme che, anche se fa sorridere, in fondo racchiude una verità.

Rischio sismico

Bisogna essere coscienti che il rischio sismico, in Sicilia, e soprattutto nel Catanese, esiste ed è una realtà da non sottovalutare. Questo si traduce in un’attenzione massima senza sottovalutare i pericoli connessi.

L’Etna sì è spettacolare, nessuno lo nega. Nei secoli ha dato diversi “avvisi” alla popolazione ma il “messaggio” non sembra essere stato ascoltato in pieno.

“Prevenire è meglio che curare”

Bisognerebbe ripensare alle infrastrutture turistico-alberghiere, posizionandole in luoghi più idonei e meno rischiosi dal punto di vista di sismi ed eruzioni. Lo stesso discorso per le abitazioni, come ricordava Boris nel post citato sopra, che vengono edificate -spesso – “accantonando” o sottovalutando il problema.

A tal proposito, il 4 febbraio 2008 sono state aggiornate le Norme Tecniche per le Costruzioni elaborate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Queste sono le linee guida da seguire: è chiaro che bisogna “convivere” col rischio sismico ma è bene prevenire eventuali danni irreversibili, piuttosto che “piangere” successivamente.

La Protezione civile, infatti, ricorda: “Per ogni costruzione ci si deve riferire a una accelerazione di riferimento propria individuata sulla base delle coordinate geografiche dell’area di progetto e in funzione della vita nominale dell’opera. Un valore di pericolosità di base, dunque, definito per ogni punto del territorio nazionale, su una maglia quadrata di 5 km di lato, indipendentemente dai confini amministrativi comunali“.

Le foto

Per il comparto fotografico si ringrazia la fotografa Deborah Longo. Tutte le foto sono visibili anche sulla pagina “Madre Etna”