Presenze inquietanti al Castello Ursino, fantasia o realtà? I misteri irrisolti di una Catania segreta

Presenze inquietanti al Castello Ursino, fantasia o realtà? I misteri irrisolti di una Catania segreta

CATANIA – Varcare il portone d’ingresso del Castello Ursino significa essere catapultati in un viaggio a ritroso nella storia.

Edificato su un promontorio per volontà di Federico II di Svevia nel XIII secolo con lo scopo di difendere la città di Catania dai pericoli di natura saracena provenienti dal mare, l’antico maniero è dal 1932 sede dell’omonimo Museo Civico dove trovano posto opere permanenti ed esposizioni itineranti degli artisti più illustri.


Un percorso culturale alimentato da più affluenti che valica i concetti di tempo e spazio. Tuttavia, dipinti d’autore e antichi reperti archeologici non sembrerebbero essere gli unici inquilini della grande fortezza, lambita dalle acque dello Ionio prima dell’eruzione dell’Etna del 1669 e oggi epicentro del quartiere “Angeli Custodi” del capoluogo etneo.

Secondo alcune leggende tramandate nel corso dei decenni, tra le sale del Castello Ursino si aggirerebbero presenze inquietanti e si verificherebbero episodi inspiegabili. Un invito a nozze per gli amanti del paranormale, un brivido gelido lungo la schiena per i facilmente impressionabili.

Tuttavia, nessuno ha mai fornito una testimonianza certa di queste anomale esperienze e le suggestioni si intrecciano inevitabilmente con le tante leggende ricorrenti ancor oggi tra gli angoli più segreti di Catania, città che non si è mai svelata completamente nemmeno ai suoi stessi concittadini.

Eppure, lo sguardo magnetico e ammonitore di Ofelia, contenuto dell’opera “Testa di Ofelia Pazza” realizzato nel 1865 dal pittore etneo Michele Rapisardi e oggi conservato tra le mura del castello, vorrebbe suggerirci qualcosa. Quegli occhi profondi e tenebrosi sembrano quasi seguire l’osservatore nei suoi movimenti, il quale si aspetta di vedere la donna animarsi e fuoriuscire da un momento all’altro da quella “prigione” di pochi centimetri.

L’inquietante Ofelia di Michele Rapisardi, 1865 (Fonte: Wikipedia)

A proposito di prigione, in alcune ali del Castello Ursino sono ancora visibili i graffiti lasciati come testamento dai condannati a trascorrere la propria esistenza in celle di pochi metri tra atroci sofferenze. L’edificio normanno, infatti, venne sfruttato fino al 1838 come angusta residenza penitenziaria per uomini di politica e delinquenti.

Con uno sforzo di immaginazione, appoggiando un orecchio sulle fredde pareti del maniero è possibile avvertire ancor oggi il ricordo delle urla di disperazione dei prigionieri che vi hanno perso la vita. Saranno loro i “fantasmi” della poderosa costruzione sveva?

Immagine in evidenza di repertorio