“Luce nella notte” di Clelia Zarbà

“Luce nella notte” di Clelia Zarbà

La più grande isola del mediterraneo regna sovrana sotto raggi di luce incuranti del ciclo delle stagioni. Sicilia terra di sole, Sicilia gioiello di mare, figlia di fratello fuoco secondo il disegno di madre natura. Per tutti gli innamorati di questa terra calpestata da uomini con e senza divisa, l’Etna è ira di madre da temere, l’Etna è padre da rispettare. Il fiume di lava sorprende la notte, la tira giù dal letto insieme al cuscino imbottito di cenere e lapilli.

È consuetudine della clessidra rotta da tempo la convivenza sottomessa al vulcano contando i battiti nelle ore di fuoco. Nella notte la luce vermiglia si confronta con i palpiti accesi fino alle prime luci dell’alba.

Di luce e di notte è articolato il nuovo romanzo di Clelia Zarbà, giovane e brillante scrittrice nata a Catania nel cui ateneo ha conseguito la laurea in Lettere moderne con indirizzo storico-artistico e dello spettacolo. Nel 2016 ha pubblicato Mistero Sotterraneo (Il Soffio Editore) nel 2019 Cassiopea (Algra Editore).

“Luce nella notte” è il suo terzo romanzo.

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Il futuro si racconta attraverso la febbrile promessa di una generazione incastrata tra schemi e mappe dei domani ancora incolti.
Tutte le volte che Celeste volge lo sguardo al suo ieri, ritorna in sè trafitta da una spada fantasma che un tempo le fu somiglianza di morte. A poco le è valsa la magia di quel nome stretto congiunto del cielo, benedetta sequenza di sillabe all’improvviso dissolta a contatto con la dimensione terrena.

Durante il nostro cammino, si prospettano diverse porte da cui si snodano differenti strade: la vera sfida sta nell’aprire quella giusta!
E Celeste quale aprirà?
Adesso ascolteremo il suo cuore“.

A guardare la pagina intonsa della giovane vita al balcone del mondo si intravede bellezza sotto falso nome scagliata nel circuito pieno di bivi spesso maldestri, se non addirittura meschini. Si corre incontro al potere salvifico dei sentimenti sfidati a duello con i tacchi alti traditi dalla viltà di un futuro già manomesso.

Celeste e l’amore, Celeste e l’amicizia. Le due appendici virtuose sorridono insieme per poi spegnersi senza apparente motivo. Potremmo definirla pena del contrappasso infuriata con la luce della notte, quest’ultima faro salvatore di certo, ma potenzialmente inaffidabile.



Al centro della lettura avanza il passo felpato dell’ombra, ingrediente piuttosto tipico quel suo dipanare matasse avvolte tra le pagine di un calendario scaduto. Se però viene osservato da occhi che guardano anziché vedere, il mistero sarà presto liberato dalla prigione che l’ha tenuto incubato.

Mentre la storia di un’amicizia perde quota, il decollo di un amore senza tempo accelera il suo ritorno in pista dopo anni di esilio.
Con la cornice esistenziale di Laura, Giovanni e Marco, il romanzo si proietta in tre biografie illustrate attraverso l’esempio riconducibile alla sovranità dell’inchiostro. La staticità del presente mal si addice alle aspettative chiuse a chiave dentro ricordi esacerbati dalla memoria incline al passo indietro, troppo indietro per essere in grado di superare l’ostacolo delle piccole e grandi felicità andate in fumo.

A volte il tempo scorre così veloce da non permetterti di godere a pieno ciò che vivi e, come un uragano trascina dentro il suo vortice quello che incontra, istanti di vita vengono risucchiati dalla velocità delle azioni che si susseguono implacabili e il cuore stenta a tenere il loro ritmo rifugiandosi nel profondo oblio di un tempo che non ha dimensione. E, così, nel silenzio delle emozioni il tempo sembra arrestare la sua corsa: è lì che il cuore può liberarsi“.

La natura operosa dei protagonisti saprà distrarre la malinconia dai giorni ancora invaghiti del grigio che ha impedito il fluire dei sogni.

Una sorta di convivenza a distanza matura una comunione di sensi che illumina la lunga notte di Celeste, le domande analfabete di risposte di Laura, anima immobile nell’idillio tenuto in sospeso, un rapporto in avaria per colpa di chilometri prodighi nella sottrazione di stimoli in fermento.

Si deve al primo piano puntato su Marco il brivido condiviso a catena continua con il lettore, coprotagonista fruitore del romanzo. L’ abilità della manovra di una penna ardita apre il sipario pronto alla lettura coinvolta nelle prove generali del colpo di scena, sigillo della firma che onorerà la scrittura con un numeroso pubblico di consensi.

Non in primo piano ma parte integrante della strategia del percorso narrativo, s’insedia tra le righe un accorato tributo alla generazione che precede la fresca grazia di Celeste. Ciò che accomuna le barriere delle due età si ravvisa nella scalata della montagna di ansie incandescenti quanto e forse più della lava vulcanica. Il tempo trascorso sotto i varchi di spazio temporale, nonché la confessione reciproca dei ponti emotivi attraversati solo a metà, già da domani avrà una nuova luce portata in salvo dal miracolo dell’amore.

sara

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