Candelore di Sant’Agata tra fede, tradizione e folklore: “arte in movimento” per la Patrona di Catania

Candelore di Sant’Agata tra fede, tradizione e folklore: “arte in movimento” per la Patrona di Catania

CATANIA – Dal 3 al 5 febbraio la città di Catania si trasforma completamente: tutto è pronto per dar via ai festeggiamenti dedicati alla Santa Patrona Agata. I cittadini, devoti e non solo, organizzano i loro impegni in vista di quello che è un momento essenziale per la vita del catanese, che segna l’incontro tra fede, tradizione e naturalmente folklore.

Quella che potremmo definire “l’altra faccia della medaglia” della Festa di Sant’Agata è rappresentata dalle Candelore, che precedono sempre il fercolo della Patrona quasi a volerla “proteggere”. Si tratta di grosse e imponenti costruzioni scolpite, decorate e dorate in superficie. Ciascun Cereo richiama una corporazione di arti e mestieri, a eccezione della prima Candelora che vediamo durante la processione, la Monsignor Ventimiglia, e l’ultima, quella del Circolo Cittadino di Sant’Agata, che avremo modo di illustrare più avanti.

Vediamo, innanzitutto, qual è la storia delle Candelore, che risale ai primi decenni con l’avvio dei lavori per la costruzione del Cereo Fiorai. Prima di ultimare il tutto, a San Giuseppe La Rena, però, viene presentato – e approvato da parte del Comune di Catania – il progetto per la loro Candelora, che riesce a precedere tempestivamente quella dei fiorai (da qui il nome “Primo cereo Rinoti”). Successivamente, quasi a catena, vengono costruite tutte le altre. In origine se ne contavano 32, poi a causa dei terremoti, della Seconda guerra mondiale, il numero è sceso a 28 fino a ridursi drasticamente a 11. Recentemente, nel 2010 è stato introdotto il Cereo Villaggio Sant’Agata e il Cereo Mastri Artigiani nel 2018. Attualmente, quindi, se ne contano ben 13 e una in costruzione.

Durante l’anno, ciascuna Candelora è conservata in una chiesa di Catania, anche se, allo stato attuale, pare si vogliano spostare tutte in un unico sito. Durante la processione, invece, ogni Cereo ha la propria “postazione”, un ordine ben preciso, ricalcando una successione quasi matematica che non può essere in alcun modo modificata. Premettendo che tutte le Candelore vengono rigorosamente portate “a spalla” da chi ne fa parte, si tratta di uno sforzo non indifferente dato il peso importante che ciascuna di esse ha. Per rendere relativamente più leggero il lavoro, i devoti vengono aiutati, soprattutto per quelle più pesanti, dalla cosiddetta “vaddedda”, una sorta di sacco formato da pezzame di iuta arrotolato e posizionato all’altezza della nuca: la parte più dura viene messa a contatto con le spalle, mentre sopra si crea tipo un copricapo per agevolare il trasporto della Candelora e ammortizzare il peso, seppur già distribuito tra tutti i portatori. Sotto viene messo il “fazzoletto”, che viene tramandato o di generazione in generazione oppure comprato sempre dai devoti appartenenti ad un dato Cereo. Una nota particolare è che tutti i portatori devono iniziare a camminare con lo stesso passo, il destro precisamente per i devoti posizionati davanti e il sinistro per quelli dietro, altrimenti c’è il rischio di non coordinarsi bene e far traballare la Candelora.

Partendo dall’inizio, la prima che si incontra durante la processione è la Monsignor Ventimiglia, comunemente chiamata “A nicaredda”, perché pesa “solo” 200 chili. Viene portata da 4 devoti, uno per lato. Poi c’è il Cereo Rinoti, donato dagli abitanti di San Giuseppe La Rena per il quartiere e portato da 8 devoti, perché il peso sale complessivamente a circa 630 chili.

La prossima Candelora è il Cereo Fiorai, “La Regina”, che ha subito diverse modifiche all’esterno ed è trasportata sempre da 8 persone che si distribuiscono il peso totale di 580 chili circa. Procedendo, si trova il Cereo Pescivendoli, restaurato recentemente, e si tratta della seconda Candelora che pesa di più, circa 750 chili. Viene chiamata comunemente dai devoti “La bersagliera”. Per lato troviamo sempre 2 portatori.

Continuando la carrellata delle Candelore di Sant’Agata, possiamo ammirare il Cereo Ortofrutticoli o Fruttivendoli, denominato “La signorina”, dato che, quando “cammina”, il portatore dietro deve riuscire a rendere l’idea di una signora che ondeggia con i fianchi. Il peso è di circa 650 chili e i devoti sono, anche in questo caso, 8.

Poi abbiamo il Cereo Macellai, detto “I chianchieri”, dal nome delle antiche macellerie che si chiamavano “Chianche”, portata – sempre a spalla – da 8 devoti per un totale di 680 kg circa. Dopo troviamo il Cereo Pizzicagnoli, o meglio chiamato “A fummaggiara”, perché si fa riferimento alle antiche botteghe, caseifici, dove si vendeva un po’ di tutto, quasi come un minimarket attuale. Sono sempre in 8 a portarla e il peso complessivo è di 550 chili.

Procedendo, si può notare il Cereo Pastai, che è l’unica Candelora che mantiene ancora, all’interno, il vecchio cero di legno rivestito di cera, mentre le altre l’hanno sostituito con uno in plastica rivestito di cera. È detta “A picciridda”, perché più snella e alta rispetto le altre, pur pesando 680 chili circa.

Arriviamo successivamente al Cereo Bettollieri, “I putiara”, portata da 10 devoti, dato che è in assoluto la più pesante tra tutte: 860 chili. Poi troviamo il Cereo Panettieri, che originariamente pesava circa una tonnellata, oggi 780 chili circa, trasportata da 12 devoti ed è detta “La mamma”.

Avviandoci quasi alla fine, possiamo ammirare il Cereo Villaggio Sant’Agata e il Cereo Mastro Artigiani (entrambe di 650 kg circa), entrate successivamente a far parte delle “Candelore di Sant’Agata” durante la processione in occasione dei festeggiamenti agatini. Per ultimo, si trova il Cereo Circolo Cittadino Sant’Agata, “A cannalora di Sant’Aita”, la più importante e dedicata in toto alla Patrona, di circa 640 chili.

A prescindere da quella che può essere una tradizione o lo sviluppo della processione, le Candelore sono in primis dei cerei votivi per Sant’Agata costruiti con lo scopo di illuminare il sentiero della patrona e, a tal proposito, una volta, camminavano ai lati della vara e non davanti come adesso. Ma, per i veri devoti, c’è molto di più sotto, non si tratta solo di questo elemento.

Emanuele Di Re, particolarmente legato al Cereo Ortofrutticoli che osserva “da dentro” questo mondo e la sua organizzazione, ci ha raccontato: “Secondo me si tratta di qualcosa che rientra comunque nel folklore catanese, ma è un simbolo – di fede innanzitutto – che riesce ad avvicinare ancora di più a Sant’Agata il devoto che appartiene ad un determinato Cereo e che si sente parte di qualcosa. E riesce a farlo, non solo in occasione dei Festeggiamenti Agatini, perché vedo le Candelore come una sorta di “cammino”, un percorso tra i vari eventi della vita di Sant’Agata fino al martirio. Si può ripercorrere l’intero iter della Patrona, vivendola a 360° non solo giorno 3, 4 e 5 febbraio”.

Poi continua: “Questa è la vera essenza della festa per me, legata alle Candelore. Certo, c’è da dire che hanno importanza nella mia vita ma non quanto la patrona Agata, a cui sono devoto da una vita. Le Candelore costituiscono una sorta di “complemento” necessario, quasi a voler ricalcare la loro originaria funzione di illuminare il cammino. Magari si tratta di qualcosa difficile da spiegare a parole e difficile anche da comprendere all’esterno, un legame che va oltre alla costruzione in sé. Si crea un certo senso di appartenenza tra persone che condividono gli stessi valori ed interessi. Bisognerebbe conoscere la storia a pieno per capire profondamente tutto. Per me la Candelora è anche arte, arte in movimento, essenziale per dare quel qualcosa in più alla festa. Danno quella che può essere definita l’iniziazione alla festa”.

La redazione di Newsicilia.it ringrazia Emanuele Di Re per il contenuto fotografico