Tragedia viale Mario Rapisardi, il racconto inedito e shock dell’amica presente quella notte: “Urla e pugni al muro”

Tragedia viale Mario Rapisardi, il racconto inedito e shock dell’amica presente quella notte: “Urla e pugni al muro”

CATANIA – Una dinamica agghiacciante, un racconto inedito fatto ai nostri microfoni da chi quella maledetta sera era presente e ha visto con i suoi occhi l’omicidio di Sandra Milena Garcia Rios, morta accoltellata dalla 46enne Georgeta Colesnicenco, di origine romena. I fendenti lanciati dalla donna sono stati fatali per Sandra, morta all’ospedale Garibaldi di Catania. È stata definita una tragedia con tanti responsabili, dato che l’arrestata era molto conosciuta nel condominio del viale Mario Rapisarda (dove è successo il fatto), soprattutto per le diverse liti condominiali avvenute nel corso del tempo e i suoi comportamenti alquanto strani riportati dagli altri condòmini.

Il suo avvocato, inoltre, ha rivolto anche un appello alle forze dell’ordine, in quanto, secondo lui, non sarebbero intervenute in tempo dopo le diverse denunce presentate a carico dell’arrestata. Georgeta, tra l’altro, soffrirebbe di problemi mentali, tra depressione e scoppi di pianto improvviso. Tanto che l’avvocato starebbe depositando al G.I.P. la richiesta di incidente probatorio per verificare la capacità della donna di intendere e di volere.


Tralasciando questi dettagli che solo opportune visite mediche saranno in grado di chiarire o smentire, il racconto di quella tragica e spaventosa notte viene direttamente da Silvia, migliore amica della vittima, nonché collega pizzaiola, e presente sul luogo del delitto. Entrambe infatti facevano parte del gruppo “Pizzaioli Italiani Group“, il cui presidente, Emanuele Diego Bergamo, si è fatto portavoce della testimonianza di Silvia, che “piange da due giorni perché si è sentita impotente“.

(Da sinistra a destra: Silvia e Sandra)

La ricostruzione

Era piena di sogni, Sandra. Era andata a trovare il fratello prima di partire per la Francia per un lavoro stagionale. Durante quella serata il fratello, Silvia e Sandra hanno giocato a Monopoli. Da qui è partita la faida. “La vicina urlava e batteva i pugni a muro coma una pazza perché sentiva rumori. La nipote di Sandra, figlia del fratello, ha poi iniziato a urlare e piangere presa da un attacco di panico causato dalla condotta violenta della signora. Ha 3 anni, ma alla vicina ha dato fastidio il pianto. Sandra ha provato a spiegarle che non poteva impedire il pianto della bambina, ma, dopo che la situazione sembrava essersi risolta dopo un primo confronto, questa persona ha continuato a urlare e battere pugni. Dopo che Sandra si è presentata un’altra volta davanti alla vicina per un altro confronto, questa è uscita con il coltello e ha colpito Sandra“.

Una dinamica cruda e agghiacciante, che fa certamente pensare a un caso di instabilità mentale da parte della donna arrestata per omicidio. D’altronde, come spiega ancora il presidente dell’associazione, “i vicini ci hanno raccontato cose pazzesche sul conto di questa donna. Lanciava candeggina e feci del gatto in strada, anche delle pietre. Sembrerebbe inoltre che nel suo appartamento abbiano trovato degli oggetti satanici. Insomma, se c’è chi vuole proteggerla è solo l’avvocato del diavolo“.

Si conclude così questa assurda, quanto preziosa testimonianza. Un racconto che non solo aiuta a ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto quella famigerata notte, ma che getta tante ombre su quello che preventivamente poteva essere fatto nei confronti dell’assassina. Il quadro che emerge dai racconti dei vicini infatti è quello di una personalità instabile, incline alla violenza e con parecchi problemi condominiali alle spalle. Sembra la solita solfa, ma la domanda che tutti si pongono in questi casi è: bisognava aspettare una tragedia del genere per prendere dei seri provvedimenti?