Inchiesta “Doppio petto”, 180 anni di reclusione per gli indagati del clan Ieni

Inchiesta “Doppio petto”, 180 anni di reclusione per gli indagati del clan Ieni

CATANIA – Emergono nuovi dettagli sulla cosiddetta inchiestaDoppio Petto“, che ha posto nel mirino delle autorità il clan Ieni, guidato dal defunto boss Giacomo Maurizio, ritenuto figura apicale della cosca mafiosa Pillera-Puntina.

Il giudice per le udienze preliminari di Catania, Anna Maria Cristaldi, ha pronunciato la seguente sentenza: 20 condanne per oltre 180 anni di reclusione complessivi.

Questura in prima linea contro il clan Ieni

L’operazione Doppio petto è scattata il primo dicembre 2023 con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare di 18 indagati. Questi ultimi erano accusati a vario titolo e con differenti profili di responsabilità di detenzione e porto di armi, estorsione aggravata dal metodo mafioso, usura, trasferimento fraudolento di valori, e associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

La condanna per i figli Francesco e Dario Giuseppe

A capo del clan si trovavano i figli del capomafia, Francesco e Dario Giuseppe, condannati rispettivamente a 20 anni e a 12 anni e 8 mesi di reclusione.

Lo scorso 16 ottobre, la Polizia aveva notificato loro un’ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa, emessa dal Tribunale del Riesame, che aveva accolto un ricorso della Procura contro la precedente decisione del Gip, il quale aveva respinto la richiesta di misura cautelare per il reato di associazione mafiosa.

Altri indagati nei guai: risarcimento di 10mila euro

Sono state inoltre ritenute colpevoli di concorso in estorsione e condannate rispettivamente a sette anni e sei mesi, e a dieci anni di reclusione, la figlia del capomafia, Piera Liliana Ieni, e la vedova, Francesca Viglianesi.

I due fratelli Ieni, Dario Giuseppe Antonio e Francesco, insieme a Francesca Viglianesi, dovranno anche risarcire i danni patrimoniali e non patrimoniali all’imprenditore Angelo Di Martino, con una provvisionale di 10mila euro.

Di Martino, titolare di un’impresa di trasporti, si è dimesso dalla carica di presidente di Confindustria Catania il 4 dicembre 2023, a seguito dell’operazione “Doppio Petto”. Dall’inchiesta sarebbe emerso che avrebbe versato il “pizzo” al clan senza denunciare l’estorsione.