Covid, tra vaccini e varianti: come funziona con isolamento e quarantena?

Covid, tra vaccini e varianti: come funziona con isolamento e quarantena?

CATANIA – Isolamento e quarantena sono due parole che sono entrate nella quotidianità a causa della pandemia da Covid. Non si tratta certo di neologismi, ma di due termini sempre più utilizzate che suscitano non poche domande.

Con l’arrivo dei vaccini e delle varianti, le domande sono aumentate (assieme alla confusione generale, purtroppo). I criteri sono stati definiti e ridefiniti più volte dagli esperti, con cambiamenti legati all’andamento della curva dei contagi e della campagna vaccinale. Per questo, di tanto in tanto è necessario riconsiderare alcune questioni e fornire dei chiarimenti.


Isolamento e quarantena: analogie e differenze

Isolamento e quarantena hanno qualcosa di piuttosto evidente in comune: chi è sottoposto a un provvedimento che prevede una di queste due condizioni, deve rimanere in casa per un periodo di tempo.

In una delle circolari pubblicate negli scorsi mesi, è stato lo stesso Ministero della Salute a chiarire la differenza e ad aggiungere una terza definizione, quella di “sorveglianza attiva”.

“La quarantena si attua a una persona sana (contatto stretto) che è stata esposta a un caso Covid-19, con l’obiettivo di monitorare i sintomi e assicurare l’identificazione precoce dei casi”, mentre “l’isolamento consiste nel separare quanto più possibile le persone affette da Covid-19 da quelle sane al fine di prevenire la diffusione dell’infezione, durante il periodo di trasmissibilità”, si legge sul sito del Ministero (sezione Faq completa disponibile qui). L’isolamento, quindi, vale per le persone positive, la quarantena per quelle che, avendo avuto contatti con il Coronavirus, rischiano di risultare positive.

Quanto alla sorveglianza attiva, il Ministero della Salute la definisce come “una misura durante la quale l’operatore di sanità pubblica provvede a contattare quotidianamente, per avere notizie sulle condizioni di salute, la persona in sorveglianza”.

Chi deve fare la quarantena e quando finisce?

Con l’inizio della campagna di vaccinazione, una delle domande più frequenti è stata: i vaccinati contro il Covid dovranno comunque osservare un periodo di quarantena in caso di contatto con un positivo? La risposta, secondo i protocolli in vigore in questo momento, è sì.

Lo conferma l’ufficio stampa del commissario per l’emergenza Covid di Catania, Pino Liberti, aggiungendo che: “La quarantena che si applica ai soggetti (anche vaccinati) che abbiano avuto contatti con positivi dura 10 giorni a partire dalla data del contatto. Al termine dei 10 giorni, il soggetto si sottopone a tampone rapido o molecolare e, se l’esito è negativo, ha fine la quarantena”.

Isolamento: cosa cambia con vaccini e varianti Covid?

Quando il tampone, invece, risulta positivo, scatta il provvedimento di isolamento (si specifica che, in caso di positività al tampone rapido, bisogna sottoporsi al tampone molecolare per confermare l’esito).

Cosa accade durante il periodo di isolamento? Sono previsti dei tamponi, che scandiscono il processo di guarigione del soggetto (qualora gli esami a disposizione non confermino la positività a variante Delta e il soggetto si mantenga asintomatico/paucisintomatico, senza necessità di ricoveri).

“Quando il soggetto è positivo, se non si tratta di variante Delta, parte l’isolamento. Il positivo si sottopone a un primo controllo dopo 10 giorni con tampone, seguito da un secondo controllo dopo 17 giorni. Se uno dei tamponi risulta negativo, per il soggetto scatta il provvedimento di guarigione, quindi al 10°-17° giorno ha termine il suo isolamento”, conferma il commissario Liberti tramite l’ufficio stampa.

Il provvedimento di guarigione e la fine dell’isolamento

Qualora il tampone non risulti negativo dopo 17 giorni, cosa accade? Finisce tutto dopo 21 giorni? Per quanto riguarda la fine dell’isolamento, bisogna fare una differenza tra chi non presenta sintomi e chi, invece, continua a manifestarli.

“Se il soggetto al 10° e al 17° giorno continua a essere positivo, allora al 21° giorno può essere emesso il provvedimento di fine isolamento anche se positivo. Per ricevere il provvedimento di fine isolamento il soggetto che fosse ancora positivo deve però essere asintomatico da almeno 7 giorni, specifica l’ufficio stampa di Pino Liberti.

“Se il soggetto è stato sintomatico o paucisintomatico, deve essere risultato asintomatico almeno negli ultimi 7 giorni prima di ricevere il provvedimento di fine isolamento (si specifica che anosmia e ageusia non vengono considerati tra i sintomi che possano allungare la quarantena)”.

Per quanto riguarda la variante Delta, però, non basta essere asintomatici: “Per quel che riguarda i positivi con variante Delta (o comunque con le varianti che non siano quella inglese) non si può emettere il provvedimento di fine isolamento a 21 giorni. Per essere considerati guariti il tampone molecolare deve risultare negativo”.

Fine isolamento: serve un certificato dell’Asp?

Dopo 21 giorni, la “libertà” è automatica? Come è possibile osservare sopra, non è sempre così. Inoltre, bisogna sempre attendere il “via libera” dell’Asp locale, una certificazione ufficiale, prima di potersi considerare autorizzati a porre fine all’isolamento in sicurezza: “Un positivo, comunque, o sia perché è guarito o sia perché ha raggiunto i 21 giorni, può essere soggetto a provvedimento di fine isolamento ma deve comunque ricevere la certificazione dell’Asp: non basta il solo tampone negativo”.

Fonte immagine: Dental Tribune