Delrio e la riforma dei porti: Palermo unica autorità portuale siciliana

Delrio e la riforma dei porti: Palermo unica autorità portuale siciliana

Delrio e la riforma dei porti: Palermo unica autorità portuale siciliana

PALERMO – Palermo potrebbe presto diventare l’unica autorità portuale siciliana; è questa in sintesi la proposta di Graziano Delrio, attuale ministro dei trasporti. Come già più volte suggerito dal premier Matteo Renzi, l’Italia dovrà adeguarsi ad una politica della semplificazione, la stessa che da 24 autorità portuali disseminate per la penisola ne lascerà attive appena 8.


La riforma riguarda anche la Sicilia per cui è previsto un “assorbimento” dei porti di Catania e Augusta nell’orbita giurisdizionale di quello di Palermo. Per quanto riguarda Messina invece l’autorità portuale di riferimento potrebbe diventare quella di Gioia Tauro. Tutto ciò, come auspicato già in passato, allo scopo di non avere che 4 autorità portuali a presidio del Mar Tirreno e altrettante operative sul Mar Adriatico.


Il progetto, soprattutto per quanto riguarda la Sicilia, presenta delle enormi lacune. In primo luogo bisognerebbe considerare le diverse specificità territoriali e le altrettanto differenti aree di specializzazione di ciascun porto isolano. Come è da tempo noto infatti la città di Catania è ormai ufficialmente considerata una metropoli: toglierle quindi l’autorità portuale risulta come minimo una scelta opinabile. Un discorso simile vale poi per Augusta: la cittadina infatti, grazie anche al denaro pubblico proveniente dai fondi europei, è stata destinata ad assumere il ruolo di hub, anche in questo caso la perdita dell’autorità portuale non suona esattamente come un congruo provvedimento. 

Se è vero quindi che la riforma dei porti consentirebbe forse alla nazione di risparmiare del denaro pubblico è altrettanto vero che la stessa procedura non permetterebbe alle realtà locali di trarre giovamento finanziario e commerciale dalla presenza di porti più o meno attrezzati sul territorio cittadino. Ne deriverebbe quindi uno squilibrio, l’ennesimo, che rischierebbe ancora una volta di danneggiare le nostre attività commerciali e produttive