Dalla cancellazione fraudolenta di protesti cambiari ai diplomi "comprati": misure cautelari per 2 docenti e 1 dipendente della RE.SE.T

Dalla cancellazione fraudolenta di protesti cambiari ai diplomi “comprati”: misure cautelari per 2 docenti e 1 dipendente della RE.SE.T

Dalla cancellazione fraudolenta di protesti cambiari ai diplomi “comprati”: misure cautelari per 2 docenti e 1 dipendente della RE.SE.T

PALERMO – La Polizia di Stato, questa mattina, su disposizione della Procura della Repubblica di Palermo, ha dato esecuzione ad un ordinanza di applicazione di misura cautelare personale per i reati di corruzione e falso in atto pubblico nei confronti di F.S., D.N.V., docenti di ruolo in un Istituto Professionale palermitano, e S.A., dipendente della RE.SE.T., emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura di Palermo.


Il provvedimento, risultato di una mirata attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Palermo – sezione Anticorruzione, applica a F.S. e S.A. la misura del divieto di dimora a Palermo, mentre a carico del D.N.V. la sospensione del pubblico servizio di docente per la durata di mesi sei


L’indagine ha riguardato 2 distinti settori pubblici: da un lato la Camera di Commercio di Palermo e le procedure volte alla cancellazione dei protesti cambiari, dall’altro il settore scolastico e in particolare il conseguimento di diplomi di maturità.

L’attività investigativa inizialmente si concentrava su un dipendente della camera di commercio, addetto all’Ufficio Elenchi Protesti che, abusando della pubblica funzione, suggeriva agli utenti modalità fraudolente per la definizione delle pratiche di cancellazione di protesti cambiari; ottenuta l’illegittima cancellazione, il pubblico ufficiale riceveva in cambio regali da parte degli utenti stessi.

Inoltre, l’indagine ricostruiva molteplici casi di peculato a carico del dipendente che, nell’esercizio delle sue funzioni, si appropriava di denaro contante che gli utenti gli consegnavano per il rilascio di visure camerali o certificati attestanti l’esistenza o meno di protesti cambiari.

A carico dell’impiegato pubblico il giudice per le indagini preliminari non ha ravvisato la sussistenza delle esigenze cautelari in quanto successivamente è stato trasferito ad altro incarico che esclude il rapporto con l’utenza e il maneggio di denaro, pur restando indagato per i reati di corruzione, peculato e falso.

In un episodio corruttivo le indagini mostravano la partecipazione di S.A., quale intermediario tra lo stesso pubblico ufficiale e un privato che richiedeva la cancellazione di protesti cambiari effettuati nei suoi confronti e della moglie; l’utente dopo il buon esito di quanto richiesto consegnava in cambio una regalia.

A seguito di un allargamento investigativo è emersa una diversa vicenda corruttiva consumatasi nel settore scolastico.

Le investigazioni, infatti, hanno permesso di ricostruire una compravendita di un diploma di Maturità tecnica conseguito nell’anno scolastico 2015/16 da un alunno di un Istituto scolastico Paritario di Palermo.

Nei fatti si appurava che S. A. in qualità di intermediario con F.S. e D.N.V., all’epoca amministratori di fatto della scuola superiore parificata, quindi pubblico ufficiale, al fine di far conseguire al giovane il diploma di maturità, ha accettato la promessa di ricevere in cambio la somma di 3mila euro e, in esecuzione dell’accordo criminoso, agevolando il medesimo nel corso della prova scritta per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria di secondo grado, ha ricevuto in cambio la somma di denaro dell’importo di circa 1300 euro.

Nella vicenda corruttiva risulta indagato anche un dipendente dell’università di Palermo, quale altro intermediario insieme al S.A., nei confronti del quale il giudice per le indagini preliminari non ha trovato l’esigenza di ricorrere cautelari.

Inoltre, a carico di F.S. e D.N.V. il provvedimento cautelare contesta reati di falso in quanto in qualità di amministratori dell’Istituto Parificato attestavano falsamente a favore di alcuni docenti scolastici lo svolgimento del servizio di docenza nell’istituto, consentendo a questi ultimi di ottenere le attestazioni di frequenza, utili per maturare punteggio nelle graduatorie ministeriali.

Infine, i 2 hanno formato atti ideologicamente e materialmente falsi ed in particolare: hanno attestato, a distanza di tempo, nei registri di classe la falsa presenza di alunni, attribuendo a questi ultimi anche false votazioni; hanno svolto elaborati scritti apponendovi la firma di docenti e alterato elaborati riferibili alle prove scritte per il conseguimento del diploma di maturità, dando agli stessi voti non corrispondenti alla effettiva valutazione.

Per tali reati di falso, risultano indagati altri docenti dell’istituto paritario in questione per i quali il giudice per le indagini preliminari non ha ravvisato la sussistenza di esigenze cautelari.