"Occasione persa e poca qualità", la triste realtà di nido e materna a Catania

“Occasione persa e poca qualità”, la triste realtà di nido e materna a Catania

“Occasione persa e poca qualità”, la triste realtà di nido e materna a Catania

CATANIA – Il servizio offerto dai nidi e dalla scuola dell’infanzia di Catania, comunale e statale, non offre la qualità che potenzialmente potrebbe offrire. La mancanza di strutture adeguate, di un numero adeguato di posti disponibili rispetto alle richieste, di un numero sufficiente del personale, penalizzano le famiglie e, soprattutto, i bambini.


La ventata pedagogica nuova, promossa in Italia dall’eccellenza del gruppo di pedagogisti di Reggio Emilia, descrive la scuola dell’infanzia come la prima vera possibilità del bambino per adattarsi al mondo. A Catania, però, sembra mancare l’attenzione necessaria a consentire ai nuovi nati una sana crescita psico-fisica e uno sviluppo armonico di competenze.


Il gruppo di Reggio Emilia, nato dal prezioso contributo del pedagogista Loris Malaguzzi, che pubblicò il prezioso e sempre attuale “Centro linguaggi dei bambini”, rappresenta un’eccellenza internazionale. Vanta di numerose strutture pubbliche che accolgono ogni anno la percentuale di richieste più ampia all’interno del territorio nazionale. Possiede, inoltre, un Direttivo di pedagogisti e ricercatori la cui mission è la diffusione della cultura dell’infanzia.

Si tratta dello stesso organo che ha condannato il grave errore, a discapito dei bambinidelle numerose “classi primavera” (le classi con i bimbi di 2 anni e mezzo). Il Direttivo, senza alcun esito, ha più volte sollecitato i ministri per abolire l’anticipo scolastico che espone i piccoli a contesti di crescita inadeguati ai loro bisogni cognitivo-relazionali.

Ma, cosa serve per realizzare un buon servizio? Quali sono, in merito, le scelte e le mancanze della nostra città?

Secondo una delle principali esponenti degli scorsi anni del Direttivo del Gruppo Nazionale Nidi-Infanzia, organismo nato dall’esperienza di “Reggio Children”, a Catania “non esiste alcuna eccellenza, al contrario di città come Milano, Verona, Torino, Pistoia, Cremona”.

“La qualità del servizio catanese è assolutamente deludente. A differenza di quanto accade nelle città prima citate, dove si presta attenzione alla programmazione e alla prassi da seguire, in provincia etnea la progettazione educativa non è un sistema di qualità, in quanto strettamente correlata alla preparazione del singolo insegnante. A Catania non esiste un vero sistema.

La promotrice del progetto malaguzziano, poi, riferisce di una grande occasione persa: “Un tentativo degli scorsi anni, perpetrato da un gruppo di insegnanti di scuola dell’infanzia del Comune di Catania, opportunamente formato presso Reggio Emilia, di iniziare una ‘Reggio Children’ nella nostra città. Tale iniziativa non è stata avallata a causa di una serie di difficoltà burocratiche che ne hanno impedito la realizzazione”.

Secondo l’esperta, “se la mancanza di un numero sufficiente di personale (tra insegnanti, ausiliari, etc.) in rapporto ai bambini è una pecca di carattere nazionale, nella città dell’Elefante a mancare è già l’adeguatezza degli spazi. L’edificio sarebbe infatti ‘l’altro maestro‘, quel maestro che risulta assente. Se a Reggio Emilia le scuole dell’infanzia sono persino nei boschi, dove si trovano gli animali e si fa l’orto… qui l’orto si fa nei vasetti, e solo quando si è nelle possibilità di farlo”.

L’inadeguatezza degli spazi “a misura di bambino”, inoltre, “aggrava la posizione degli insegnanti, che si trovano a dover supportare tanto gli alunni senza alcuna difficoltà, quanto gli alunni con BES (bisogni educativi speciali), ovvero tutti quegli alunni che presentano delle difficoltà come l’ansia, l’iperattività, traumi vari, non tali da aver ricevuto una diagnosi con conseguente attribuzione dell’insegnante di sostegno”.

I genitori, dal canto loro, sembrano “mandare i figli in base alla nomea di una determinata scuola o di un insegnante”, ma questa scelta non sempre si rivela positiva perché “persino un ottimo insegnante, in mancanza di tutti i supporti necessari, non può svolgere un buon servizio, servizio al quale il bambino avrebbe diritto”.

A Catania, a mancare è anche qualsivoglia collegamento con la realtà sociale più ampia: “Se il servizio offerto da Reggio Emilia è collegato all’intera società, coinvolgendo non solo i genitori, ma anche i nonni e il mondo del lavoro, Catania presenta delle ‘scuole-isole’ – continua l’esperta – a Reggio Emilia, per esempio, il comune prevede anche Remida, un luogo dove tutte le aziende portano il materiale che a loro non serve più, ma che può essere riutilizzato e recuperato dalle scuole, reimmesso nel circuito. Questo insegna ai bambini a rispettare l’ambiente, sviluppare capacità creative, conoscere realtà diverse dal loro quotidiano”.

Un altro grande problema pare essere quello del numero delle richieste: “Se le scuole materne di Catania riescono ad accogliere quasi la totalità delle domande, sono pochissime quelle soddisfatte per l’asilo nido. Questo penalizza i bambini e le madri, che non possono, così, andare a lavorare”.

La cosa più grave, a tal proposito, è la logica incomprensibile seguita dal Comune di Catania: “Lo Stato offre già la scuola materna, ma il Comune preferisce investire facendo dei ‘duplicati’ di queste, senza investire sui nidi che, invece, vengono costantemente ridotti.

Ma, come potrebbe essere migliorata la realtà catanese?

Secondo l’ex componente del Direttivo, ancora attiva sul nostro territorio, accanto a riforme necessarie di carattere nazionale sulla scuola dell’infanzia, come quella inerente all’abolizione dell’anticipo scolastico, al rapporto del numero insegnante-bambino e al personale ausiliario a supporto delle sezioni, è possibile ancora un intervento radicale in scala locale.

“Occorrerebbe, in primis, che il Comune prevedesse degli edifici adeguati per le scuole dell’infanzia, tutte provviste anche di asilo nido, per garantire ai bambini la continuità. La Regione, dal canto suo, dovrebbe aumentare i finanziamenti destinati all’acquisto del materiale scolastico e all’ampliamento del servizio delle attività”