Lo scandalo Ferragni diventa disegno di legge

Lo scandalo Ferragni diventa disegno di legge

Non si parla d’altro nelle ultime settimane: la diffusione mediatica di quello che in passato è stato definito da alcuni “il fenomeno Ferragni” ha avuto un impatto sempre decisivo in ambito socio-commerciale. Tuttavia stavolta “l’influenza” è tutt’altro che positiva.

Lo scandalo Ferragni

Chiara Ferragni, influencer tra le più famose al mondo e detentrice di un impero, fatto non solo di migliaia di seguaci ma anche economico, è indagata per truffa aggravata a seguito delle campagne promozionali per i pandori Balocco, le Uova di Pasqua e le bambole Trudi, i cui ricavati della vendita (di ciascun prodotto) sarebbero andati in beneficenza. Almeno così si pensava.

Le indagini sono ancora in corso e pertanto, fatti e commissione del reato sono comunque tutti da accertare – nel nostro ordinamento si ricorda che non si è colpevoli fino a condanna definitiva – tuttavia, nonostante ciò,
lo Stato ha voluto fare la sua parte per colmare quella che si è rivelata essere una lacuna legislativa e di tutela
in materia.

Il disegno di legge

Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato quello che è stato denominato a titolo esemplificativo proprio “Ddl Ferragni”: un disegno di legge che individua una serie di nuove norme in ambito di trasparenza e beneficenza, prevendendo delle misure stringenti per le figure oggigiorno più in vista soprattutto tra i più giovani, ossia influencer, testimonial e creator; il tutto al precipuo scopo di rendere più trasparente la commercializzazione di prodotti e/o servizi destinati alla beneficenza.

Il Ddl Ferragni sembra essere abbastanza severo infatti individua delle multe salatissime (fino a 50mila euro) in caso di la violazione delle norme previste, nonché l’obbligo per i produttori di riportare sulle confezioni dei prodotti informazioni precise e dettagliate relativamente alla campagna, inclusi percentuale o intero importo destinato alla beneficenza stessa.

A dispetto di ciò che impropriamente possa sembrare di primo impatto, non si tratta di una caccia alle streghe, né si è voluto mettere definitivamente alla gogna la persona specifica in quanto tale o ergerla addirittura a capro espiatorio, ma le vicende che hanno coinvolto la sig.ra Chiara Ferragni sono state determinanti nel convincimento dei nostri governanti ad intervenire facendo chiarezza e indicando un iter preciso da seguire durante le varie fasi della campagna (fornitura, sponsorizzazione e vendita dei prodotti) con il coinvolgimento in qualità di supervisore, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), e ai medesimi fini sia di trasparenza sia di tutela dei consumatori sarà necessario comunicare il termine entro cui sarà devoluta la somma ricavata ai fini benefici e quello in cui viene effettuato il versamento della somma.

Il dado è tratto e sembra che i presupposti lascino ben sperare, sebbene siano ancora da chiarire alcuni aspetti relativamente agli enti del Terzo settore nonché la proporzionalità degli adempimenti avendo riguardo anche ai soggetti produttori nonché agli ambiti operativi della raccolta (se ristretti o di più ampia portata) a tutela delle piccole realtà imprenditoriali che ove decidessero di intraprendere iniziative benefiche simili, rischierebbero di essere eccessivamente penalizzate.

AVV. ELENA CASSELLA