I totò: “Miseria e nobiltà” dei biscotti più famosi della Festa dei morti – LA RICETTA

I totò: “Miseria e nobiltà” dei biscotti più famosi della Festa dei morti – LA RICETTA

CATANIA – La “Festa dei morti” è arrivata: prende il “via” il percorso dolciario-gastronomico che, nella tradizione siciliana, passando per le festività natalizie e di carnevale, giunge a quelle pasquali. I siciliani, cultori e specialisti, si sa, dell’arte pasticcera, usano, durante la commemorazione di oggi “Tutti i Santi” e domani “I morti“, imbandire le tavole con dolcetti tipici di questo periodo, come a rendere omaggio al ricordo dei cari scomparsi.

Uno dei più famosi è il “totò“, un biscotto croccante all’esterno e morbido e poroso all’interno, rivestito di una glassa di zucchero e cacao. In clima di digiuno e astinenza, che un tempo i dettami religiosi imponevano in questi giorni, insieme alle note di povertà di piatti poco curati e articolati, le donne di casa dell’epoca, come i panettieri e i pasticceri, ingegnarono la ricetta di questi squisitissimi biscotti, con un impasto risultante dal “riciclo” di scarti e resti di dolci avanzati.

È impossibile, quindi, trovare dei totò dal sapore uguale nei diversi luoghi dell’Isola e, addirittura, ovunque nelle città. Gli ingredienti, infatti, annoverano una grande quantità di rimasugli di pan di Spagna, pasticcini induriti, torte, creme, bignè, e tutto ciò che è rimasto invenduto nei laboratori, aderendo sempre al principio dei siciliani del “qui non si butta niente“. Se il dolce si vuole preparare a casa, basta attingere dalla dispensa qualche brioche, biscotti, marmellate, creme, nutella, aggiungendo poi gli altri ingredienti principali, sino a raggiungere la consistenza di un normale impasto, e cioè farina, mandorle macinate e margarina vegetale.

Grande attesa per tutti i bambini siciliani che, di generazione in generazione, tradizionalmente, aspettano per domani mattina i regali e i dolciumilasciati” dai loro cari defunti. “Fino al 1943 – scrive Andrea Camilleri nei suoi “Racconti quotidiani“- nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio“.

Di seguito la ricetta, per  la quale ringraziamo Carmelo Bua, pasticcere di fiducia di Catania.

Ingredienti:

– 600 g di avanzi di pasticceria
– 200 g di farina 00
– 150 g di zucchero
– 80 g di margarina vegetale
– 100 g di farina di mandorle
– 15 g di ammoniaca per dolci
– 2 cucchiaini di cannella
– acqua q.b.
– scorza di un’arancia grattugiata
– un tuorlo d’uovo

Preparazione:

Macinare finemente i resti di pasticceria e impastarli in planetaria insieme agli altri ingredienti, aggiungendo acqua, sino ad ottenere una pasta liscia, omogenea e morbida. Formare delle palline un po’ più grandi di una noce e cuocere in forno preriscaldato a 190 gradi per 15-20 minuti circa. A cottura ultimata, lasciarli raffreddare fuori dal forno. Successivamente spennellare con la glassa di zucchero e cacao, stendere su un piano di marmo e lasciare asciugare.

Fonte immagine – blog.giallozafferano.it