Fase 2, la riapertura dei bar tra dubbi e incertezze. Cordova: “La gente muore di fame. Il Governo si metta nei nostri panni”

Fase 2, la riapertura dei bar tra dubbi e incertezze. Cordova: “La gente muore di fame. Il Governo si metta nei nostri panni”

TREMESTIERI ETNEO – Il rito della tazzina di caffè bevuta al bar, irrinunciabile per molti italiani, sembra ormai un ricordo lontano.

Il lockdown che da quasi due mesi ha bloccato il Paese, infatti, ha costretto gli amanti del caffè a dover rinunciare, tra le molte altre cose, anche all’espresso preparato dalle sapienti mani di navigati banconisti.

I gestori dei bar guardano alla tanto decantata e attesa Fase 2 dell’emergenza Coronavirus con non pochi dubbi. Se da una parte, infatti, potranno riprendere a lavorare grazie alle consegne a domicilio e al cibo da asporto, dall’altro si chiedono quando potranno tornare ad accogliere clienti affezionanti e avventori dell’ultimo minuto.

Dubbi e incertezze che ben conosce Alessandro Cordova, titolare del “Caffè Armando” di Tremestieri Etneo (in provincia di Catania): “Ci stiamo preparando alla riapertura, prendendo le misure per garantire la distanza di almeno un metro tra i dipendenti e i clienti ed effettuando la sanificazione degli ambienti per assicurare la sicurezza di tutti“.

Parole d’ordine per la ripartenza, dunque, saranno consegna a domicilio e cibo d’asporto, due servizi che diventeranno fondamentali per il proseguimento dell’attività. Insieme ad altri accorgimenti pratici che Cordova metterà in pratica nel suo bar: “Farò collocare uno schermo di plexiglass intorno alla cassa per consentire i pagamenti in sicurezza. Mi assicurerò in prima persona che non si formino assembramenti davanti all’ingresso e che non ci siano tempi d’attesa lunghi per il ritiro dei prodotti. È cruciale evitarlo“.

Per la ripresa della somministrazione di bevande e alimenti all’interno del bar la data X potrebbe essere quella del 1° giugno. Come si augura lo stesso Cordova che, intanto, per far fronte al periodo di stop prolungato ha dovuto mettere i propri dipendenti in cassa integrazione. Anche se ad oggi restano in attesa di ricevere gli aiuti promessi dallo Stato: “Capisco che quella che stiamo vivendo è una situazione non comune, complessa da gestire, ma è mancata la chiarezza. Mi auguro migliori l’organizzazione generale. Mi metto nei panni del Governo, ma anche i politici dovrebbero mettersi nei nostri.

Le difficoltà non mancano ma Cordova cerca di pensare positivo: “Sono una persona ottimista, spero che si risolva tutto nel più breve tempo possibile e che si possa fare ritorno a una vita normale, ma non frenetica come quella che stavamo vivendo prima, sempre di corsa e governata dal caos. Serve una vita regolare anche per i bambini, pure per loro il lockdown è un sacrificio enorme, lo dico da padre di tre figlie. Mi auguro che il vaccino arrivi presto perché la gente muore di fame, bisogna dirlo. Se proseguiamo su questa strada potrebbero sopraggiungere nelle persone disperazione e follia, uno scenario da scongiurare. La salute di ciascuno di noi viene prima di ogni cosa e spero che presto ci possa essere una ripresa nel mondo del lavoro per tutti“.