Catania, molti bar e ristoranti rischiano di non riaprire. Prestipino: “Mesi da incubo, misure del governo inadeguate”

Catania, molti bar e ristoranti rischiano di non riaprire. Prestipino: “Mesi da incubo, misure del governo inadeguate”

CATANIA – Nessuno poteva aspettarsi quello che da un giorno all’altro ci ha portato completamente a stravolgere le nostre vite, sia nella sfera personale, ma soprattutto in quella professionale“, dice il presidente di Unimpresa Pubblici Esercizi, Prestipino.

Mi sono ritrovato ad avere la gestione frenetica di un’azienda – continua – con 40 dipendenti a rimanere a casa, tutti i giorni, a leggere il giornale, rigorosamente online perché uscire di casa quasi quasi non è più permesso. Adesso che sui telegiornali si inizia a sentire la parola ‘ripresa‘, allora finalmente mi sono messo di nuovo al lavoro. Almeno con la mente, che inizia a vedere tutti i processi lavorativi che caratterizzano la mia attività. Ma nello stilare la lista di cosa fare per la riapertura, un elemento fondamentale si evidenza per l’attuazione della stessa: la liquidità, senza la quale nessuna ripartenza è possibile“.

Non dimentichiamo – afferma Prestipino – che in circolo ci sono due virus, uno è il Covid-19, l’altro è il virus della crisi che colpisce l’economia. Nello specifico ho visto che da parte dello Stato, come misure economiche concrete per noi imprenditori, sono state messe sul piatto queste agevolazioni: bonus di 600 euro, ammesso che arrivi e posticipazione delle imposte di qualche mese, garanzie condizionate da parte dello Stato su alcune linee di credito da parte degli istituti bancari“.

Si chiede Prestipino: “Ma è davvero quello che ci serve per poter risorgere da questa situazione abissale? Sono una persona con i piedi per terra, che capisce che tutti vorremmo la luna da parte dello Stato, ma purtroppo le economie dello stesso non ce lo permettono. Sento politici che fanno paragoni fra la nostra nazione e altre, come la Germania, l’Inghilterra o addirittura la Svizzera. Secondo il mio modestissimo parere, niente di più sbagliato: noi non siamo nessuna delle nazioni sopra citate, noi siamo l’Italia, e sui bilanci dell’Italia si devono trovare gli aiuti possibili per le proprie imprese“.

Se per un secondo – afferma – mi mettessi dall’altro lato della scrivania, per trovare io le misure per far ripartire la nostra economia, porrei in essere i seguenti provvedimenti:

  • considererei l’imprenditore come un uomo e non soltanto come un’azienda, mettendolo nelle conduzioni di avere anche lui la possibilità di fare la spesa e portare avanti la famiglia, una sorta di cassa integrazione per tutti gli amministratori con o senza compenso, per dare un minimo di stabilità anche alle famiglie che sono proprietarie di azienda;
  • proverei a mettere delle somme a fondo perduto, per pagare, affitti, utenze e scorte per far partire la produzione. Magari facendo motivare le spese per non avere la perdita di capitale da parte dei meno etici. Delle somme da immettere nel tessuto delle aziende e non certo per farsi le vacanze;
  • metterei meno paletti nella concessione dei prestiti: nel decreto liquidità, anche se c’è la garanzia da parte dello Stato, l’accesso al credito per finanziamenti superiori a 25mila euro avviene mediante la classica valutazione creditizia, quindi chi era in difficoltà già prima dello stop non ha ugualmente accesso al credito”.

Spero che noi imprenditori non verremo lasciati soli a pagare un prezzo al di fuori di ogni portata. Il Coronavirus per molti rischia di essere la mazzata finale. I titolari possono chiedere il bonus da 600 euro (ad aprile 800) – aggiunge Prestipino – ma non bastano nemmeno per pagare l’affitto, che in centro città può arrivare a diverse migliaia di euro al mese. Aggiungiamo pure che vanno pagati i fornitori, le bollette. I mutui sono stati sospesi ma in futuro dovranno essere pagati. Si posticipa solo l’agonia. Anche i versamenti Iva non sono stati cancellati, ma solo congelati per due mesi: bar e ristoranti dovranno affrontare investimenti notevoli in presidi di protezione e ci saranno norme sul distanziamento sociale che diminuiranno il numero dei clienti“.

I primi sei mesi che seguiranno la ripartenza saranno durissimi – conclude –. Diversi esperti di marketing sostengono che nei consumatori c’è una sorta di blocco psicologico. Per questo servono misure concrete a sostegno della categoria. In Germania hanno dato a tutti gli imprenditori con meno di 5 dipendenti, 5mila euro per il solo mese di marzo; in Italia non è possibile“.