CATANIA – Un cospicuo finanziamento a 6 zeri. È quanto arriverà nelle casse della Diocesi di Catania grazie al contributo della CEI, da destinare all’Opera Diocesana Assistenza. L’erogazione del credito è frutto di un accordo a 3, che verrà siglato giovedì mattina dalla Conferenza Episcopale Italiana, dalla Curia etnea e dalla Fondazione ODA.
L’appuntamento è a Pedara (Catania), nei locali del centro di riabilitazione per disabili gravi “Maria SS. del Carmelo”, alle ore 10. L’intesa nasce da una fitta interlocuzione tra la CEI e la Diocesi etnea, su impulso di quest’ultima, che ha promosso l’intervento dell’assemblea dei vescovi italiani nella questione del risanamento dello storico ente riabilitativo etneo.
A firmare l’accordo saranno l’economo della CEI, diacono Mauro Salvatore, l’arcivescovo metropolita di Catania, monsignore Salvatore Gristina, e il commissario straordinario della Fondazione ODA, avvocato Adolfo Landi.
“Per l’Opera Diocesana Assistenza è un momento storico – afferma Landi -, di grande speranza per tutti, lavoratori, assistiti e famiglie. Quasi 3 anni fa, quando mi sono insediato, la situazione economica e finanziaria della Fondazione non permetteva di immaginare un futuro. Grazie al sostegno concreto e alla fiducia della Chiesa, tanto locale quanto nazionale, che non è mai stata sorda ai nostri appelli, la piena operatività della Fondazione non ha subito battute d’arresto. Da adesso in poi potrà proseguire con sempre maggiore serenità”.
I dettagli dell’accordo verranno resi noti a margine della firma, nel corso della conferenza stampa che si terrà giovedì 16 gennaio, alle ore 10,30, a Pedara nel centro per disabili “gravi” della Fondazione ODA “Maria SS. del Carmelo” (via Tarderia 110, Pedara – Catania).
La scelta del luogo non è casuale, come spiega il commissario straordinario: “A breve, il primo e unico centro per ‘gravi’ presente in Sicilia ospiterà il nuovo centro residenziale degli assistiti in regime continuativo. Qui verranno tutti i convittori dell’ODA, per un totale di 100 posti letto. Per la Fondazione questa novità ha un importante significato: ci permette di offrire servizi assistenziali sempre più omogenei e meglio tarati sulle esigenze di chi ha una disabilità grave”.
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