Percorso per le donne che subiscono violenza, in vigore le Linee Guida nazionali per Aziende sanitarie e ospedali

Percorso per le donne che subiscono violenza, in vigore le Linee Guida nazionali per Aziende sanitarie e ospedali

Lo scorso 24 gennaio è entrato in vigore il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri contenente le Linee Guida nazionali che le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere, aventi al loro interno un Pronto Soccorso, dovranno seguire nel fornire assistenza alle donne vittime di violenza. L’adeguamento alle raccomandazioni contenute nelle Linee guida nazionali dovrà avvenire entro e non oltre un anno dalla loro  entrata in vigore.

L’obiettivo è quello di fornire un intervento adeguato nel trattamento delle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna.

Le donne che subiscono violenza verranno prese in carico dagli operatori socio-sanitari del Pronto Soccorso a partire dal triage fino al loro accompagnamento, se consenzienti, ai servizi pubblici e privati dedicati presenti sul territorio al fine di elaborare, con le stesse, un progetto personalizzato di sostegno e di ascolto per la fuoriuscita dalla esperienza di violenza subita.

Destinatarie del percorso sono le donne, anche di età inferiore ai 18 anni, italiane e straniere, che abbiano subito una qualsiasi forma di violenza. Accanto ad esse, seguiranno il percorso anche i loro eventuali figli minori, testimoni o vittime della violenza stessa.

Tutti gli attori, pubblici e privati, che a diverso titolo operano per la prevenzione ed il contrasto alla violenza maschile contro le donne, dovranno improntare il loro operato sulle raccomandazioni contenute nelle Linee Guida: non soltanto, dunque, i servizi sanitari del Servizio sanitario nazionale, i servizi ospedalieri ed i servizi socio-sanitari territoriali, ma anche i centri antiviolenza, le case rifugio, le Forze dell’ordine, la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario e presso il Tribunale per i Minorenni, lo stesso Tribunale (ordinario e per i Minorenni) e tutti gli enti territoriali (Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni). Tutti questi attori potranno formalizzare protocolli e stipulare convenzioni per lavorare in sinergia nell’opera di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne e nell’opera di assistenza a 360 gradi a queste ultime.

Al momento dell’arrivo della donna al triage, il personale infermieristico dovrà procedere al tempestivo riconoscimento di ogni segnale di violenza, anche quando non sia dichiarata.

Salvo che non sia necessario attribuire un codice di emergenza (rosso o  equivalente), alla donna dovrà essere riconosciuto un codice di urgenza relativa (giallo o equivalente), così da garantire una visita medica tempestiva (il tempo di attesa sarà di massimo 20 minuti) e ridurre al minimo il rischio di ripensamenti o allontanamenti volontari. L’assegnazione del codice giallo o equivalente determina l’attivazione del Percorso per le donne che subiscono violenza.

Sono sei i punti fondamentali di questo percorso:

  1. la donna presa in carico dovrà essere accompagnata in un’area separata dalla sala d’attesa generale, che le assicuri protezione, sicurezza e riservatezza. Questo sarà il luogo di ascolto e di prima accoglienza della donna, dove verrà visitata e sottoposta ad accertamenti clinici anche per una eventuale denuncia/querela;
  2. l’operatrice/operatore che prenderà in carico la donna dovrà utilizzare un linguaggio semplice, dovrà garantire un ascolto e un approccio empatico e non giudicante e dovrà instaurare con la stessa un rapporto basato sulla fiducia. A tal fine, sarà importante la formazione che le Aziende sanitarie ed ospedaliere locali impartiranno costantemente al loro personale;
  3. le donne straniere, ove necessario, dovranno essere affiancate da mediatrici culturali e linguistiche;
  4. le donne affette da disabilità, ove necessario, dovranno invece essere affiancate da figure di supporto;
  5. la vittima dovrà essere informata delle varie fasi del percorso, della presenza sul territorio dei Centri antiviolenza, dei servizi pubblici e privati dedicati e della possibilità di sporgere denuncia o querela. In quest’ultimo caso, sarà possibile contattare direttamente le Forze dell’Ordine;
  6. l’operatrice/operatore dovrà anche informare la vittima della possibilità di rimanere in osservazione  breve  intensiva  o comunque nell’ambiente ospedaliero per un tempo non  superiore  alle 36/72 ore, al fine di garantire la sua protezione e messa in sicurezza.

Naturalmente sarà compito delle Aziende sanitarie e delle Aziende ospedaliere locali di rispettare tutte le indicazioni contenute nelle Linee guida nazionali, di realizzare al proprio interno percorsi e procedure di accoglienza, di partecipare a tavoli di confronto periodici con istituzioni e soggetti pubblici e privati della rete antiviolenza territoriale, di monitorare costantemente il fenomeno  della  violenza maschile contro le donne (anche controllando gli strumenti in uso, come le schede del triage e le schede di dimissione), di supervisionare il Percorso per le donne che subiscono violenza e di trasmettere periodicamente ai competenti referenti regionali una relazione aggiornata sullo stato e sugli esiti delle procedure.

È senz’altro un intervento legislativo senza precedenti, che prova a concretizzare una tutela rimasta per anni solo sulla carta. Ma occorre fare qualche passo in più perché le donne, che subiscono violenza quotidianamente o che l’hanno vista subire alle proprie figlie, non si sentano abbandonate, soprattutto dallo Stato.