CATANIA – La Prima Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione, seguendo quanto richiesto anche dal Sostituto Procuratore Generale, Dott. Gaeta, ha annullato l’ordinanza che aveva confermato il provvedimento con cui la Corte di Assise di Siracusa aveva denegato l’istanza di rimessione in libertà per Gaetano Pepi confermando la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell’anziano imputato.
Gaetano Pepi, insieme ai suoi tre figli Antonino, Alessandro e Marco, era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. di Ragusa, perché accusato dell’omicidio volontario di Giuseppe Dezio, rimasto ucciso il 2 febbraio 2016 nelle campagne di Vittoria.
il 71enne, incensurato, pur ammettendo di essere l’unico autore dell’omicidio, ha sempre sostenuto la propria innocenza, riferendo di aver agito esclusivamente per legittima difesa del figlio Alessandro, il quale stava subendo un’aggressione, con tanto di coltellate, sferrata da Giuseppe Dezio.
Nell’attesa della celebrazione del processo di merito, i tre giovani figli sono già stati totalmente rimessi in libertà proprio dal Tribunale della “libertà” di Catania, a differenza del padre, che invece è ristretto ancora ai domiciliari.
“La Corte Suprema – ha commentato l’avvocato difensore Giuseppe Lipera – ha emesso una decisione che ha certamente colto nel segno sia sotto il profilo di legittimità che di Giustizia. Ritengo sia stato fatto un importantissimo passo verso la totale rimessione in libertà del sig. Gaetano Pepi, la cui attuale restrizione ai domiciliari è risultata iniqua anche per la Suprema Corte di Cassazione“.
“Assai ingiustificata, in tema di esigenze cautelari, appariva la disparità di trattamento con i giovani figli coimputati, accusati dello stesso fatto, eppure già rimessi in totale libertà. Ora la palla passerà nuovamente al Tribunale della ‘libertà’ di Catania, il quale dovrà rivedere la propria decisione, non potendosi – ha concluso l’Avv. Lipera – assolutamente discostare dal preciso monito dettato dalla Suprema Corte”



