Emoticon ed emoji, una breve cronistoria

Emoticon ed emoji, una breve cronistoria

Oggi, parte della nostra comunicazione non verbale è veicolata dal linguaggio di emoticon ed emoji. Secondo gli storici la loro origine risalirebbe addirittura a un discorso di Abram Lincoln del 1862, testo nel qual l’ex presidente degli Stati Uniti avrebbe utilizzato un punto e virgola e una parentesi per rappresentare l’immagine di un volto che strizza l’occhio.

La storia ufficiale, invece, è molto più recente: fa risalire la prima emoticon, i due punti, la stanghetta e la parentesi, ovvero la faccina che rappresenta un sorriso, a circa 33 anni fa, quando ancora il World Wide Web non esisteva. A inventarla è stato Scott Fahlman, professore d’informatica della Carnegie Mellon University di Pittsburgh. L’invenzione nacque dalla necessità di dare un tono alle conversazioni con i suoi studenti dentro a un forum. Il gruppo cercò, così, di trovare altri simboli che potessero esprimere la varietà delle emozioni umane e non solo, anche oggetti e situazioni. La cosa assurda è che Fahlman non brevettò mai l’invenzione, non consapevole della sua portata rivoluzionaria. Le emoticon, allora, con l’avvento di ARPAnet (Rete antesignana di Internet) cominciarono a diffondersi tra le università e i giovani.

La vera rivoluzione, però, si ebbe soltanto tra il 1998 e il 1999 in Giappone; Shigetake Kurita, membro della compagnia telefonica NTT DoCoMo, realizzò la prima emoji, un simbolo stilizzato derivante dall’unione tra emoticon e pittogrammi. L’iniziale set di emoji ne comprendeva 172 e fu creato per distinguere il servizio di messaggistica istantanea dell’azienda da quello di altri operatori.

A partire da iOS 5 la Apple, poi, decise perciò d’implementare la tastiera emoji nei suoi dispositivi orientali. Da lì alla diffusione mondiale e a un sistema di decodifica unico per tutti i dispositivi, l’Unicode Consortium, il passo è stato breve.