MISTERBIANCO – Una notte in discoteca fatta per divertirsi e conclusasi, invece, con uno stupro perdurato fino alle prime luci dell’alba del giorno dopo.
È quanto accaduto alla giovane 25enne di Palagonia che, la sera di sabato 30 settembre, sarebbe stata violentata da tre ragazzi, uno proveniente da Lentini, uno di Acireale e un altro ancora da Catania, nella notte. La ragazza, infatti, avrebbe accettato un passaggio da parte di un uomo di 30 anni conosciuto da poco su Facebook, che si sarebbe offerto di accompagnarla a casa.
Non appena la ragazza, che secondo le prime notizie circolate in merito all’accaduto avrebbe bevuto un po’ troppo, ha accettato il passaggio, si sarebbe trovata a bordo di un auto con altri due maschi. Insieme, superato il posto di blocco della polizia, si sarebbero fermati nella zona di via Muscalora, nei pressi del cimitero. A trovare la ragazza, seminuda e in stato di shock, sarebbe stato un uomo passato alle sette del mattino da quelle parti.
Una volta tornata a casa, chiaramente, la vittima sarà rimasta sotto shock con i genitori preoccupati dal suo rientro così tardivo a casa. Ma cosa può passare nella testa di una donna dopo un fatto così grave per la sua personalità? Tornerà a fidarsi nuovamente di un uomo o avrà troppa paura di rivivere ciò che è accaduto quella sera?
A spiegarcelo è la dott.ssa Valentina La Rosa, psicologa e psicoterapeuta di Catania: “Lo stupro invade la sfera più intima di una donna. Ci sono state tante vittime che sono morte a causa di questo. Sviluppa quello che noi in termini tecnici chiamiamo ‘disturbo post traumatico da stress’, che mette a repentaglio appunto la salute psicologica della donna. Dopo l’accaduto, sarebbe assolutamente normale se la ragazza sviluppasse dei sintomi come attacchi di panico oppure ricordasse il momento dello stupro tramite flashback e incubi: ne mette in repentaglio la condizione psicologica”.
Chiaro, quindi, che serve una “consulenza immediata con uno specialista. Ciò deve avvenire subito dopo l’accaduto e anche a lungo termine. Nel primo caso è utile per metabolizzare quanto accaduto e provare a ricominciare; nella seconda fase, invece, c’è da ricostruire l’aspetto interiore della donna, quindi la propria autostima e anche la fiducia nel sesso maschile”. Approfondendo proprio quest’ultimo tema, la dott.ssa La Rosa ci ha spiegato quali possono essere le reazioni di una vittima di stupro nei confronti dell’altro genere: “Può essere frequente la voglia di non impegnarsi seriamente in un rapporto, vivendo soltanto di storielle per paura che possa ripetersi l’accaduto. Bisogna capire se la donna in questione avrà intenzione o meno di evitare qualsiasi contatto con un uomo. Lì si applica un lavoro di rielaborazione per non essere sfiduciati nella sfera sessuale. Per questa ragione è importante l’intervento di uno psicologo, affinché si possa vedere nella donna un nuovo punto di partenza e di crescita, superando la fase critica e proseguendo con una ‘riabilitazione'”.
Ciò che ci siamo chiesti, tuttavia, riguarda anche la facilità dei giovani a fidarsi di qualcuno che si “nasconde” dietro un computer, e quindi dietro un social: “Questo mondo fa mancare il contatto fisico e diretto con una persona. Si entra in confidenza molto più facilmente e fa perdere i confini relazionali con persone che hanno una personalità più fragile. Ci troviamo in una generazione dove tutto è social e non si chiede nulla. Ormai è diventata una cosa automatica: andrebbe pensato un progetto di educazione social affinché non si perda il contatto con la realtà. Più semplice nascondersi e fingere. Con un lavoro del genere, forse si eviterebbero questi casi social che sono diversi dagli incontri imprevisti in discoteca”.



