Libri, Luciano Mirone racconta il sogno del cinematografo con i film girati in Sicilia

Libri, Luciano Mirone racconta il sogno del cinematografo con i film girati in Sicilia

CATANIA – La Sicilia terra di passioni, amori e grandi contraddizioni in cui convivono come facce della stessa medaglia cultura, bellezza e coraggio di un popolo che non si abbassa alla legge del più forte insieme a dolore, distruzione e mafia.

Da sempre nella storia fonte d’ispirazione di poeti, scrittori e registi tanto che tra i nostri monti e il nostro mare sono stati girati – come ci spiega il giornalista e scrittore Luciano Mirone – oltre 600 film. “Il set delle meraviglie. I film celebri girati in Sicilia”, edito da l’Informazione, scritto da Luciano Mirone racconta la nostra terra palcoscenico dei più grandi ed importanti film che hanno scritto la storia del Cinema dando spazio ai retroscena e ai sentimenti che si vivono anche dietro la macchina da presa.

Scopriamo, in un bar catanese durante un pomeriggio di fine settembre, gli aspetti più intimi e poetici dei film girati nella nostra isola. Da giornalista impegnato che parla di mafia decide di scrivere “Il set delle meraviglie. I film celebri girati in Sicilia”.

Ci spiega com’è nato il bisogno di dare vita a questo testo? “Sono convinto che un giornalista, un cittadino, un intellettuale e soprattutto un siciliano abbia il dovere di denunciare ciò che accade e deve farlo con i mezzi che ha a disposizione, ed io l’ho fatto scrivendo. Ecco, perchè sono nati: “Gli Insabbiati. Storie di giornalisti uccisi dalla mafia e sepolti dall’indifferenza”, “A Palermo per morire. I cento giorni che condannarono il generale Dalla Chiesa” e “Un suicidio di mafia. La strana morte di Attilio Manca”. Credo che ognuno di noi abbia il diritto di raccontare la bellezza della propria terra, bisogno che va di pari passo con il diritto di cronaca, così è nato “Il set delle meraviglie.I film celebri girati in Sicilia”.

A quali fonti ha attinto per realizzare questo libro? “Ho preferito intervistare le persone semplici, la gente comune piuttosto che i grandi divi. Dal proprietario di una casa, ad esempio, che è stata il centro della scena di una storia o una comparsa che ha vissuto quel momento in maniera particolare. Per scrivere i 14 capitoli del libro ho girato la Sicilia in un lungo e largo, scoprendo i ricordi più belli dei suoi protagonisti. Sono riuscito ad intervistare e conoscere le storie straordinarie degli attori di “La terra trema” di Visconti, le esperienze di alcuni pescatori diventati attori per caso prima che morissero, mettendomi di fronte al cambiamento antropologico della nostra terra. Ho conosciuto uomini e donne che hanno vissuto il sogno del cinematografo nella maniera più pura e ingenua”.



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Tra le tante testimonianze raccolte qual è quella che l’ha colpita di più? “Sono tutte, nessuna esclusa, degne di essere riportate. Ricordo quando il capo comparse del film “Il giorno della civetta” mi raccontò che un giovane universitario chiese al regista Damiano Damiani se il finale in cui il capitano Bellodi ritornava al nord poteva essere cambiato, continuando così la lotta alla mafia. Quel ragazzo era Ninni Cassarà”

Com’è nata la scelta dei film che ha deciso di riportare nel libro? “Il mio approccio non è stato da storiografo del cinema, nè da critico ma semplicemente da giornalista e scrittore. Ho raccolto testimonianze ed incamerato emozioni che poi hanno preso forma nel libro. Non sono tutti film da oscar, ma ho scelto pellicole legate all’immaginario collettivo che hanno comunque lasciato qualcosa in ognuno di noi come “Stromboli” ricordato per la storia d’amore tra Roberto Rossellini e Ingrid Bergman o “In nome della legge” il primo film di mafia, oppure il “Gattopardo” con un giovanissimo Tuccio Musumeci che faceva la comparsa. Ci sono anche “Divorzio all’italiana” e “Sedotta e abbandonata” che hanno aperto la strada alla commedia all’italiana ma anche “La terra trema”, “Il giorno della civetta”, “Salvatore Giuliano”, “Il Postino”, “Il Padrino”, “I Cento Passi”, “Nuovo Cinema Paradiso” e “Il Bell’Antonio”. E’ stato difficile scegliere solo questi, ma non nego che potrebbe esserci un seguito del libro con l’aggiunta di altri film”.

Oltre all’amore per la nostra terra qual è stato il motivo che l’ha spinta a scrivere questo libro? “E’ stato scritto per elaborare un lutto, in quanto la mia famiglia è stata proprietaria del cinema Eden di Belpasso. Dall’inizio degli anni 60 ho vissuto la mia vita all’interno di questo cinema rapito da questo fascio di luci che sormontava le teste del pubblico seduto in poltrona e dallo schermo che io nel libro chiamo il cielo degli uomini. Il cinema, per me, era una tappa obbligata entravo alle 15 e uscivo quando chiudevano o meglio quando mi buttavano fuori. Sapevo tutti i film a memoria proprio come accadeva in “Nuovo Cinema Paradiso”. Cresco con il mito del cinematografo, con questo luogo meraviglioso che mi ha aiutato a sognare. Negli anni ottanta con l’avvento delle tv private, la bassa qualità delle pellicole prodotte e la mafia che s’impadronisce anche della Sicilia orientale con tutto ciò che ne consegue siamo costretti a vendere il cinema. Al suo posto è stato costruito un palazzone. Mi sono sentito come se avessi perso un familiare, un amico ed ho elaborato questo lutto attraverso la bellezza dei numerosi film girati nella magnificenza dei nostri luoghi”.

È un libro di nostalgia? “Assolutamente no. E’ una sorta d’indagine antropologica sulla Sicilia di ieri e quella di oggi riempita da troppi luoghi comuni. Ho voluto avere un approccio diverso che parlasse della nostra terra e delle sue bellezze”.