CATANIA – Non si sposta da Catania l’inchiesta su Luca Priolo, l’uomo di 25 anni che uccise il 6 ottobre di un anno fa a Nicolosi Giordana Di Stefano con 42 coltellate: i due avevano anche una figlia di 4 anni.
A decidere che l’udienza si protraesse al prossimo 6 dicembre è stata la prima Corte di Cassazione, che ha declinato la richiesta del legale di Priolo di sospendere il procedimento davanti al Gip di Catania e spostarlo a Messina, anche perché fu proprio Loredana Pezzino, il Gip etneo, a trasmettere la richiesta alla Cassazione.
Già arrestato e reo confesso, Priolo però dopo l’arresto continua a negare di aver agito con premeditazione, sostenendo di aver colpito la convivente poiché Giordana non avrebbe avuto intenzione di revocare la denuncia per stalking nei suoi confronti.
Il suo legale, avv. Dario Riccioli, aveva anche presentato l’istanza affermando che a Nicolosi c’è una forte pressione mediatica che potrebbe “condizionare gli esisti della decisione”, riferendosi alle polemiche che insorgono giorno dopo giorno sui social network.
Secondo l’avvocato Mirella Viscuso, che assiste invece il centro Antiviolenza ‘Galatea’ e quindi parte civile nel processo, “le opinioni manifestate dai familiari della vittima e i commenti sul web non risultano avere esplicato alcun condizionamento e non permettono neanche di formulare dubbi sull’imparzialità del giudice e sul suo imparziale e sereno giudizio”.



