Varato il Piano Casa 2026, la soddisfazione di ANIA e Casa Mia: “Svolta storica dopo trent’anni di abbandono”

Varato il Piano Casa 2026, la soddisfazione di ANIA e Casa Mia: “Svolta storica dopo trent’anni di abbandono”

SICILIA – Regna la soddisfazione tra ANIA Inquilini e Casa MIA Proprietari in seguito all’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del nuovo Piano Casa 2026, che vede dieci miliardi in dieci anni per mettere a disposizione 100mila case popolari o a prezzi calmierati.

Come si legge in una nota congiunta delle Segreterie Nazionali dei due sindacati, questa decisione pone fine a oltre trent’anni di disimpegno, aprendo la strada a “una nuova stagione in cui il diritto alla casa torna a essere un diritto sociale primario, non un privilegio per pochi”.

Approvato il Piano Casa 2026, regna la soddisfazione tra ANIA e Casa Mia

Dopo il Piano Fanfani, il mercato immobiliare è diventato insostenibile. Famiglie schiacciate dai costi, giovani esclusi dal mercato della locazione, lavoratori costretti a destinare fino al 47% del proprio reddito all’abitare: è questo il teatro denunciato da decenni dai sindacati.

ANIA e Casa Mia hanno smontato una delle più grandi mistificazioni che alcune parti politiche e sindacali ripetono come un mantra ideologico, quella di 9 milioni di case vuote, e quindi non è necessario costruire. Statisticamente è un dato corretto ma quelle abitazioni si trovano nella quasi totalità nei piccoli centri in via di spopolamento, e non nelle aree urbane dove si concentra la domanda reale.

Come spiegano i sindacati, la vera emergenza è nelle città, dove il diritto alla casa è stato sostituito dal mercato immobiliare speculativo e selvaggio.

Tra i tre assi fondamentali del Piano Casa emergono:





  1. il recupero del patrimonio ERP, 1,7 miliardi per 60mila alloggi. Una scelta sindacale prima ancora che politica, recuperare significa dare risposte rapide, e senza nuovo consumo di suolo;
  2. fondo nazionale per l’Housing Sociale, 3,6 miliardi gestiti in modo strutturale, passando dall’emergenza alla programmazione;
  3. investimenti privati vincolati all’interesse sociale con il 70% a canone calmierato dimostrando che sviluppo e giustizia sociale possono convivere.

Il problema strutturale di un sistema abbandonato da decenni: i sindacati denunciano

Gli Istituti Autonomi Case Popolari, che dovrebbero gestire questo piano casa, purtroppo dopo diversi decenni di abbandono oggi si ritrovano senza personale qualificato in grado di gestire programmazione, progettazione ed investimenti. Su questo punto ANIA e Casa Mia sono chiare: “Non scaricate le responsabilità sull’eventuale fallimento del Piano Casa sugli IACP“.

Il problema è strutturale, spiegano le due organizzazioni sindacali: gli IACP sono la prima linea di un sistema abbandonato “da decenni di inefficienza e posizioni ideologiche che hanno abbandonato e tradito i bisogni della gente”. Enti che oggi si ritrovano con organici ridotti all’osso, con uffici tecnici insufficienti e conseguenziali carichi di lavoro insostenibili. Ultimo ma non per importanza, l’assenza di ricambio generazionale tra il personale.

ANIA e Casa Mia in prima linea

I due sindacati parlano chiaro: chiedono alla Regione Siciliana di dar vita “a un piano straordinario di assunzioni con il potenziamento delle strutture tecniche“, oltre a “nuovi investimenti in digitalizzazione e gestione del patrimonio” e “formazione continua del personale“. Senza questo, perdere risorse e fallire un’occasione storica non sarebbero ipotesi così remote.

ANIA e Casa Mia ribadiscono la loro presenza sul territorio nazionale “per vigilare sul corretto e reale utilizzo delle risorse, difendere i lavoratori e le famiglie, sostenere gli enti pubblici come gli IACP e garantire legalità e trasparenza”.

“Il diritto alla casa non è negoziabile. Non è un favore. Non è una concessione. È un diritto costituzionale. E come tale deve essere garantito dallo Stato, con strumenti pubblici, con personale adeguato e nel rispetto delle regole”, concludono.