Farmaci: guerra e caro energia mettono a rischio produzione e forniture

Farmaci: guerra e caro energia mettono a rischio produzione e forniture

La crisi geopolitica legata al conflitto in Iran rischia di avere effetti pesanti anche sull’industria farmaceutica. A lanciare l’allarme è Marcello Cattani, che parla di un “terzo shock in quattro anni” dopo la guerra in Ucraina e la crisi nel Mar Rosso, capace di colpire contemporaneamente logistica, energia e costi di produzione.

Secondo Cattani, le proiezioni indicano aumenti superiori al 20%, che si sommano a un rincaro già accumulato del 30% dal 2021. Un impatto che, in un sistema di prezzi regolati, finisce per gravare interamente sulle aziende, mettendo a rischio la sostenibilità della produzione.

A preoccupare è anche la forte dipendenza dall’estero per le materie prime: circa il 74% dei principi attivi utilizzati nei farmaci proviene da Cina e India. Una vulnerabilità che espone il sistema europeo a possibili interruzioni delle forniture, soprattutto in contesti di crisi internazionale.

Un rischio condiviso anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che sottolinea come questa dipendenza possa mettere in pericolo non solo la capacità produttiva, ma anche la salute dei cittadini. Da qui la richiesta di una strategia europea per rafforzare l’autonomia industriale e ridurre la dipendenza da Paesi terzi.



Sul fronte industriale, anche Lucia Aleotti lancia un monito: se la crisi dovesse prolungarsi, non si escludono carenze di farmaci già a partire dall’estate. I costi energetici e delle materie prime – come l’alluminio per il packaging – stanno infatti aumentando in modo significativo, con possibili ripercussioni sulla disponibilità dei prodotti.

Nonostante le criticità, il settore farmaceutico resta uno dei pilastri dell’economia italiana: nel 2025 l’export ha superato i 69 miliardi di euro, con una produzione di 74 miliardi e oltre 72mila occupati. Tuttavia, il contesto globale impone scelte rapide e strategie mirate per mantenere competitività e attrattività.

“Serve un approccio strategico”, ribadisce Cattani, evidenziando come altri Paesi – dagli Stati Uniti alla Cina, fino agli Emirati e a Singapore – stiano accelerando sugli investimenti in innovazione, mentre l’Europa rischia di perdere terreno.

Il futuro dell’industria farmaceutica, dunque, si gioca oggi tra geopolitica, autonomia produttiva e capacità di adattarsi a uno scenario internazionale sempre più instabile.