MILANO – La Corte d’Assise di Milano ha assolto le due guardie giurate finite a processo con l’accusa di omicidio preterintenzionale per la morte di Giovanni Sala, il giovane palermitano di 24 anni deceduto nella notte tra il 19 e il 20 agosto 2023 davanti alla sede Sky di Rogoredo.
Secondo il verdetto, i due imputati non sono punibili perché avrebbero agito nell’ambito della scriminante dell’adempimento del dovere. Una decisione che ha suscitato la durissima reazione dei familiari della vittima, presenti in aula al momento della lettura della sentenza.
La reazione della famiglia
Subito dopo il pronunciamento della Corte, la madre di Giovanni Sala ha espresso tutto il proprio dolore e la propria rabbia, contestando apertamente l’esito del processo. Anche il padre del giovane ha manifestato amarezza, sostenendo che le immagini video acquisite agli atti avrebbero dovuto portare a una conclusione diversa.
La tensione in aula è stata alta, con i familiari poi accompagnati fuori dai loro legali.
La ricostruzione dell’accusa
Per la Procura, che con il pm Alessandro Gobbis aveva chiesto condanne fino a sei anni, il giovane sarebbe morto per un arresto cardiaco sopraggiunto dopo essere stato immobilizzato a terra. Secondo l’impianto accusatorio, Sala sarebbe rimasto bloccato in posizione prona per alcuni minuti, con una pressione esercitata sulla schiena, e durante l’intervento avrebbe anche ricevuto due pugni, uno dei quali attribuito a uno degli imputati.
L’accusa sosteneva che quel tipo di contenimento fosse stato violento e non necessario rispetto alla situazione concreta, e che proprio quell’azione avesse avuto un ruolo determinante nel decesso del giovane.
Le difese: “Intervento corretto e conforme alle procedure”
Di segno opposto la linea dei difensori delle due guardie giurate, che nel corso del processo hanno sostenuto la correttezza dell’intervento. Gli imputati avevano reso dichiarazioni spontanee, affermando di avere agito con professionalità e senza l’intenzione di usare violenza gratuita.
Secondo la difesa, quella notte Sala si trovava in un evidente stato di alterazione e rappresentava un potenziale pericolo, perché avrebbe tentato di entrare nella sede Sky con il rischio di danneggiare beni o creare problemi a persone presenti all’interno.
Per i legali, il decesso sarebbe stato invece determinato da condizioni pregresse e da una grave alterazione psicofisica, aggravata dall’assunzione di cocaina e alcol.
Il processo e la decisione della Corte
Nel procedimento davanti alla Corte d’Assise, i giudici hanno quindi escluso la responsabilità penale dei due imputati, riconoscendo che la loro condotta rientrava nell’adempimento del dovere. Una scelta che ha ribaltato la prospettiva accusatoria, secondo la quale non vi sarebbe stata alcuna reale necessità di ricorrere a modalità così energiche per contenere il giovane.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Sarà in quel documento che si comprenderanno nel dettaglio le ragioni che hanno portato all’assoluzione.
Le posizioni delle parti
Al termine dell’udienza, il legale di uno degli imputati ha espresso rammarico per la morte del ragazzo, ma anche per il lungo percorso processuale affrontato dalle due guardie giurate, rimaste per anni sotto accusa per un fatto così grave.
Per la Procura, invece, i due vigilantes avrebbero agito in maniera sproporzionata, lasciandosi andare – secondo l’accusa – a una condotta inutilmente aggressiva. Da qui la contestazione di omicidio preterintenzionale, sebbene con una richiesta di pena attenuata dalla presenza di circostanze considerate favorevoli agli imputati.
Il nodo delle cause della morte
Uno dei punti centrali del processo ha riguardato il nesso tra l’intervento delle guardie giurate e il decesso di Sala. Per l’accusa, l’immobilizzazione a terra avrebbe avuto un ruolo causale decisivo. Per la difesa, invece, il giovane sarebbe morto a causa di un quadro clinico compromesso, segnato dall’assunzione di sostanze e da problemi cardiaci.



