QUESTO ARTICOLO FA PARTE DEL CONCORSO DIVENTA GIORNALISTA, RISERVATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DELLA PROVINCIA DI CATANIA.
Anneliese Michel, scrittrice tedesca
di educazione alla religione
cattolica, morì per una grave malnutrizione dovuta ai 67 esorcismi subìti per via dei suoi familiari e due ecclesiastici (Arnold Renz, Ernst Alt), ma parleremo di questo fra poco, adesso facciamo un passo indietro… Anneliese Michel nacque il 21 settembre 1952 da una famiglia cattolica presso la città di Klingenberg am Main (Bassa Franconia). Il padre, Josef Michel, proveniva da una famiglia borghiese e artigiana. Sua madre aveva il desiderio di farlo diventare prete, ma non andò cosi; egli, inizialmente, fu arruolato nel Reichsarbeitsdienst, successivamente nella Wehrmcht e per finire fu inviato sui fronti occidentali e orientali nel corso della Seconda guerra mondiale. Nell’estate del 1945, finita la prigionia statunitense, decise di frequentare la scuola di edilizia e nel 1948 passò l’esame per ricoprire il ruolo di “maestro artigiano”. Mentre la madre, Anna Michel, quando conobbe Josef Michel, ai tempi era addetta nell’ufficio del padre. La relazione tra i due avvenne nel 1950 mediante la diocesi di Würzburg dalla nonna paterna di Anneliese. Anneliese affrontò un’infanzia difficile… ella, infatti, sin da bambina, soffriva di crisi epilettiche che gli complicarono la sua fase di giovinezza. Nel settembre dell’anno 1968 manifestò il suo primo attacco epilettico, successivamente seguito da un altro attacco avvenuto nell’agosto 1969, dovuto a un esame neurologico. A lei, dunque, le venne diagnosticato definitivamente un disturbo epilettico cerebrale. Durante il suo soggiorno durato 6 mesi presso una struttura sanitaria, furono state documentate diverse crisi epilettiche, dove appunto la ragazza ebbe delle apparizioni di volti demoniaci e allucinazioni uditive, secondo quanto riportato da un’autrice. Ma da come Anneliese raccontava codesti episodi, non vi era nulla di male e non ricorreva a qualcosa di soprannaturale. Una volta tornata dal sanatorio, iniziò a soffrire di depressione a causa del cambiamento di classe (dovuto al tempo perso) che la portò all’isolamento… insomma, la sua fu un’infanzia caratterizzata da particolari difficoltà e disturbi psichiatrici che gli fecero affrontare un’adolescenza a dir poco sgradevole. La giovane tedesca, affetta da queste problematiche diverse, negli anni ‘70 manifestò una forte avversione ai simboli sacri. Nonostante i pareri di alcuni medici, familiari e religiosi, tra cui l’esperto Adolf Rodewyk, possedevano una forte convinzione che fosse vittima di una possessione demoniaca. Anneliese, sotto la guida dei sacerdoti Ernst Alt e Arnold Renz, insieme al consenso del vescovo Stangl, fu sottoposta a ben 67 riti di esorcismo iniziati nell’anno 1975 e finiti l’anno dopo. Durante ciò, le sue condizioni peggiorarono drasticamente: smise di nutrirsi, pensando di compiere un sacrificio espiatorio, e si causò gravi lesioni fisiche. La segretezza imposta dai religiosi impedì l’intervento di un medico, che la famiglia rifiutò per paura di compromettere il futuro della ragazza. Infine, Anneliese morì il 1º luglio del 1976 per malnutrizione e polmonite, pesando appena 31 kg. La vicenda portò a un processo per omicidio colposo, in cui vennero condannati i genitori e gli esorcisti, sollevando un dibattito etico sul confine tra fede, patologia mentale e responsabilità legale.
Giulia Fazio 3^SB — Liceo delle Scienze Umane-Opzione Economico Sociale — Catania (CT)



