PATERNÒ – Per una sera, quella dello scorso venerdì 27 marzo, si è ripetuto un evento speciale, pieno di cultura e di “humanitas”, che è il tema scelto nell’ambito della “Notte Nazionale del Liceo Classico”, giunta alla dodicesima edizione ma organizzata ancora per la nona volta (a non considerare la versione a distanza del 2021) dall’Istituto d’Istruzione Superiore “Mario Rapisardi” di Paternò, trasformatosi all’occorrenza in un vero e proprio palcoscenico vivo e pulsante. Tutto questo è stato reso possibile anche dalla lungimiranza e dal sostegno convinto della Dirigente Scolastica, Dott.ssa Maria Grazia D’Amico, che ha creduto nel progetto e ha creato le condizioni perché esso prendesse forma, grazie alla collaborazione di tutti i docenti appartenenti al Gruppo di lavoro “Notte dei Licei” e allo “Staff Rapisardiano”, composto tra gli altri dalle Prof.sse Maria Antonietta Laura Mazzola, Maria Rosa Russo e Carmelina Vaccaro, e del Prof. Matteo Piro.
Sin dalle ore 17.30, nell’Aula Magna della Scuola, dopo i saluti istituzionali, tra cui il consueto videomessaggio del Ministro dell’Istruzione e del Merito Prof. Valditara e l’intervento della Dirigente Dott.ssa D’Amico via “web”, la serata si è articolata in una serie di “performances” preparate dai docenti e dagli studenti, in contemporanea con i Licei Classici di tutta Italia. Il sipario si è aperto con una breve illustrazione del programma delle attività da parte della Docente Referente, Prof.ssa Anna Sanfilippo, alla sua sesta conduzione della “Notte”, il cui pensiero è andato all’ex allievo Elia Fiammingo scomparso prematuramente. Toccante è stato in proposito il ricordo del Prof. Giuseppe Scravaglieri, che ha intrecciato il racconto della sua esperienza umana, nella presentazione di un “video” girato da Elia a Centuripe per l’edizione 2019, con la commossa dedica di un ritratto da parte dell’alunna Arianna Rosa Tirenna (III A Liceo Classico).
La manifestazione è entrata nel vivo con un contributo storico del Dottore di Ricerca Luigi Sanfilippo (Università di Catania), che ha ripercorso il cammino degli “studia humanitatis” a Paternò dal Rinascimento alla metà dell’Ottocento. Un momento di alto spessore culturale è stato altresì fornito dalla “lectio magistralis” del Prof. Carmelo Siciliano, coordinatore del Gruppo Filellenico di Catania, che si è soffermato in particolare sugli aspetti musicali, coreutici e antropologici della tradizione greca, rispondendo alle domande degli alunni della classe I A Liceo Classico, impegnati nell’esecuzione di canti e di movimenti di danza, con la guida della Prof.ssa Lorena Grazia Salfi e la partecipazione di alcuni studenti delle Scuole Medie “Virgilio” e “Don Milani”. Gli stessi alunni si sono poi cimentati in una breve “pièce” focalizzata soprattutto sulla risposta “Homo sum…” che il commediografo Terenzio diede nel II sec. a.C., ma che l’epoca odierna si ostina a eludere.
Lo spettacolo è proseguito con la dotta dissertazione in latino e in greco intitolata “Homo homini deus” (in altre parole, “Dio è per un uomo aiutare un altro uomo”), ambientata nella cerchia stoicheggiante della matrona Arria Minore, a cui hanno dato vita la Prof.ssa Anna Sanfilippo e alcuni alunni della classe V A Liceo Classico e gli allievi Diego Bisignano (I A Classico) e Biagio Saccone (III A Classico), intervallando ad essa declamazioni di brani tratti da Cleante, Arato, Manilio e Seneca, traduzioni poetiche e didascalie italiane. A seguire sei alunne della III A, guidate dalle Prof.sse Maria Luigia Quagliano e Lorena Grazia Salfi, hanno vivacemente interpretato il “recital” dal titolo “Antico e moderno-Due mondi a confronto”, affrontando e analizzando tematiche e personaggi tipici del teatro comico di Plauto e di Terenzio (ad esempio il mondo delle cortigiane), anche attraverso dialoghi immaginari tra i due poeti latini. All’interno del medesimo “recital”, l’alunna Giulia Nicolosi (II A Classico) ha letto un monologo ispirato al motto “Homo homini lupus est” e scritto dalla compagna di classe Antonina Rapisarda, con riferimento all’idea plautina di uomo già presente nella “Repubblica” di Platone. Come “fuori programma” è intervenuta con la Prof.ssa Quagliano la classe III A, risultata vincitrice del terzo premio nella prima sezione del “Certamen Latinum Vittorio Tantucci” per un elaborato multimediale dal titolo di ispirazione senecana “Natura tota nobis non est, sed nos toti naturae sumus” (La natura non è tutta nostra, ma noi siamo tutti della natura).
Gli spettatori hanno quindi assistito alla riduzione teatrale del “Dyskolos” o “Misantropo” di Menandro (autore a cui si è ispirato Terenzio), vale a dire alla crisi di un anziano contadino del III sec. a.C., Cnemòne, proposta dalla Prof.ssa Maria Squillaci e da vari alunni delle classi V A e V B del Liceo Classico, che, facendo ridere, porta ancora oggi a riflettere sull’importanza dei rapporti umani e del supporto reciproco: a volte l’uomo si illude di non aver bisogno di nessuno e giudica negativamente i suoi simili, ma solo quando riconosce il valore della solidarietà e dell’aiuto disinteressato riesce a vivere meglio. Successivamente la classe IV A Liceo Classico ha messo in scena un’originale rielaborazione dei “Dialoghi dei morti” del neosofista Luciano di Samòsata (II sec. d.C.), realizzata sempre dalla Prof.ssa Maria Squillaci e seguìta da un commento in lingua inglese sulla perenne attualità della cultura greca, a cura della Prof.ssa Angelita Alba: alle soglie dell’Ade ci sono Hermes e Caronte, i tradizionali personaggi del mito, ma l’umanità attuale che si presenta loro è caratterizzata dalle mode e dalle ossessioni della contemporaneità, per cui dovrà imparare a lasciarle andare, per ritrovare se stessa.
Pertanto il tema di questa “Notte dei Licei 2026” ha permesso ai presenti di riflettere sul concetto di “humanitas” non solo nell’universo classico ma anche in quello contemporaneo: così, alla luce delle atrocità di cui gli uomini si stanno macchiando i giovani studenti della classe IV B, sotto la guida della Prof.ssa Daniela Privitera, hanno voluto ricordare cosa significhino la guerra, la morte, la sofferenza, la migrazione e la solitudine dei diseredati, riassunti nella figura di Melibeo, recitando la prima bucolica virgiliana ed esibendosi sulle note della canzone “Imagine” di John Lennon, intonata dalla compagna Carmela Sarah Parisi, con l’accompagnamento della chitarra dell’alunno Giuseppe Nicotra (V LB Liceo Artistico), ad esprimere il monito “Si vis pacem, para pacem”, quale “sequel” del libro “Voci senza confini – Ciceroni per la pace”, curato nel periodo di ottobre – dicembre 2025.
Una volta terminata la rassegna teatrale, il pubblico numeroso e partecipe è stato invitato a dirigersi verso l’Istituto, al cui ingresso c’era l’esposizione del lavoro creativo sul percorso di Odisseo (nella navigazione da Troia ad Itaca) prodotto e illustrato dall’alunna Marlene Coppola (III A Classico), con la supervisione della Prof.ssa Ketty Conigliello e della Dott.ssa Giusi Sammataro. Per tutta la durata della “Kermesse”, è stata mostrata nei Laboratori del pianterreno l’attività PTOF “Le porte del Rapisardi”, curata dalle Prof.sse Chiara Romeo, Valentina Tavella, Rosanna Neri e Stefania Signorello, che hanno coinvolto alunni talentuosi di varie classi del Liceo Artistico; invece sono stati esposti nell’Aula BIM i due progetti “RepertisCoperti” e “Trame di Sicilia”, presentati alla Biennale di Venezia, a cura dei Proff. Giuseppe Scravaglieri e Valentina Tavella e di alcuni studenti del Liceo sia Classico sia Artistico.
Per altro il programma ha alternato momenti divulgativi e di riflessione, spaziando dalla letteratura alla scienza, con incursioni nella Fisica, sviluppate attraverso esperimenti di laboratorio (secondo piano), eseguiti da alcuni alunni della IV A Liceo Classico e dall’alunna Carola Rapisarda della III A Classico, sotto la guida della Prof.ssa Cinzia Tommasa Randazzo e del Prof. Luca Giuseppe Natale Calvagna. Infatti, il Liceo Classico è uno dei pochi indirizzi di studio in cui si acquisisce quella difficile e necessaria abilità che si chiama “polymatheia” (sapere enciclopedico, caro già al sofista Ippia, che ebbe il merito di inserire nella “paideia” l’aritmetica e la geometria), secondo un ideale di “humanitas” tutt’altro che anacronistico, come formazione completa della persona



