CATANIA – Al Metropolitan martedì 31 marzo, alle ore 21.00, andrà in scena il nuovo musical originale ed inedito “Camicette Bianche” scritto e diretto da Marco Savatteri.
Uno spettacolo fortemente corale, che celebra il ricordo dei migranti di tutto il mondo con oltre 100 repliche in Italia e all’estero. Incontriamo il regista ed autore Marco Savatteri poco prima del debutto catanese.
Il 31 marzo la nave di “Camicette Bianche” approderà sul palco del Metropolitan. Ci racconta nello specifico quali sono i temi del musical?
“È uno spettacolo totalmente inedito, perché la storia realmente accaduta di “Camicette Bianche” pochi la conoscono. È uno spettacolo che parla di migrazione ma anche della tragedia della fabbrica Triangle Shirtwaist a New York, avvenuta il 25 marzo 1911“.
“Camicette Bianche” prende spunto dal libro di Ester Rizzo.
“Lo spettacolo si rifà al lavoro di ricerca di Ester Rizzo e alla vera storia di Clotilde Terranova che emigrò negli Stati Uniti e perse la vita durante l’incendio in fabbrica, ma ci sono anche altre storie di fantasia collegate ad essa per ricreare un racconto di più ampio respiro”.
È un musical drama che parla siciliano
“Il primo atto si svolge in Sicilia, in mare e lungo la nave, mentre il secondo atto parla di emigrazione e di siciliani a New York. Parla di donne, di diritto allo sciopero perché queste sartine ebbero il coraggio di manifestare a New York per chiedere i diritti per i lavoratori e le lavoratrici tessili. Parla anche del sogno americano infranto raccontando la vita degli ultimi, in questo caso i siciliani, che sono lo specchio dei migranti di ogni tempo e di coloro che sono in difficoltà e privi diritti”.
Un’Opera drama realizzata da una Compagnia giovane siciliana, che parla al mondo teatrale ed è la scommessa di un gruppo del sud che produce teatro originale con delle tematiche forti…
“Non è il musical che mira solo all’intrattenimento ma decide di dare voce ad argomenti drammatici e molto forti. È un grande orgoglio guidare come regista una squadra di artisti che stanno scommettendo sul meridione ed andare a Roma al Brancaccio e in giro per i più importanti palchi nazionali non è affatto semplice ma è motivo di grande vanto, perché ogni risultato raggiunto è stato realizzato interamente dalla Compagnia e del nostro lavoro di squadra. Non abbiamo ricevuto contributi, solo il sostegno del Teatro Pirandello di Agrigento“.
Com’è iniziata la realizzazione di questo copione?
“Ho iniziato a studiare “Camicette Bianche” 10 anni fa e da lì ho sentito il bisogno di scrivere questo testo che non è la trasposizione teatrale del libro ma un punto di partenza a cui si è ispirata la storia. Sono rimasto colpito dalle ricerche storiche fatte dall’autrice, dalle documentazioni riportate e dalla vicenda umana di una delle vittime, Clotilde Terranova, che morì a 23 anni lanciandosi dall’ultimo piano. A fare da sfondo a tutto questo lo sfruttamento dei lavoratori della fabbrica e dei migranti. Da questo punto di partenza si è venuta a creare una grande epopea della migrazione siciliana capitanata dal personaggio di fantasia Salvatore Spadaro“.
Da qui la scelta di canzoni come Amara Terra mia di Modugno o dei primi Italo americani a New York…
“Per creare un mosaico attraverso la musica e dei dialoghi creati appositamente per dare vita ad uno spettacolo epico che racconti l’emancipazione femminile, l’emigrazione, il lavoro in fabbrica e la sicurezza sul lavoro fino alla tragedia di 147 morti, di cui 138 donne tra le quali 27 erano siciliane”.
Si racconta una storia accaduta oltre un secolo fa che è tremendamente attuale per un musical che diventa Teatro Civile…
“Cento anni e più in realtà non sono bastati a risolvere i problemi perché è ancora tutto fermo. Sono uno dei sostenitori che il musical è anche impegno come nel caso di Evita o Jesus Christ Super Star. Mi emoziona, come uomo e come artista, che queste ragazze loro malgrado da una pagina di cronaca nera siano diventate protagoniste di uno spettacolo teatrale”.
Tanti i riconoscimenti ricevuti e i consensi da parte anche dalle Istituzioni…
“Due anni fa abbiamo realizzato un documentario con la New York University per un progetto voluto dal professore Stefano Albertini dove abbiamo raccontato il viaggio di Camicette Bianche nel luogo della memoria. Quest’anno siamo stati ospiti alla cerimonia di commemorazione che si è tenuta a New York, come ogni 25 marzo, in cui si celebrano e si parla dei diritti dei lavoratori e con una rappresentanza del cast omaggeremo le vittime dell’incendio”.





