Omicidio a Catania, due arresti: dietro il delitto contrasti legati allo spaccio

Omicidio a Catania, due arresti: dietro il delitto contrasti legati allo spaccio

CATANIA – Svolta nelle indagini sull’omicidio di Salvatore Alfio Privitera, il 35enne trovato carbonizzato il 6 gennaio 2026 all’interno della sua auto nelle campagne di Carlentini, nel Siracusano. Su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Catania, i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Pietro Catanzaro, 35 anni, residente a Catania, e Danilo Sortino, 22 anni, nato a Lentini. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Catania.

Secondo l’accusa, i due sarebbero gravemente indiziati, allo stato delle indagini e nel rispetto della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, di omicidio, soppressione di cadavere, porto illegale di armi e danneggiamento seguito da incendio, con l’ulteriore contestazione dell’aggravante del metodo mafioso. Tra gli arrestati figura anche il figlio di Giovanni Catanzaro, indicato nel comunicato come esponente apicale dell’organizzazione mafiosa Cappello-Bonaccorsi.

Il ritrovamento del corpo carbonizzato nelle campagne di Carlentini

Le indagini erano partite dopo il ritrovamento, nella mattinata del 6 gennaio 2026, del corpo senza vita di Privitera all’interno della vettura a lui in uso, rinvenuta nelle campagne di Carlentini. Gli investigatori della Procura di Siracusa e della Dda di Catania hanno ricostruito il delitto attraverso attività tecniche, testimonianze, analisi dei filmati di videosorveglianza e dati del sistema Gps installato sull’auto della vittima.

Determinanti, secondo quanto riferito dalla Procura, sarebbero stati proprio i sistemi di tracciamento del veicolo, che hanno consentito di individuare con precisione l’area in cui si sarebbe consumato l’omicidio: la zona della spiaggia adiacente al complesso residenziale Villaggio Ippocampo di Mare, a Catania. Sul posto sarebbero state trovate numerose tracce ematiche, segni riconducibili a una colluttazione, una ciocca di capelli, una collana in oro strappata e un bossolo parzialmente combusto di fucile calibro 12.

L’omicidio a Catania: colpo alla nuca e tentativo di cancellare le tracce

Secondo l’ipotesi investigativa, la sera del 5 gennaio 2026 la vittima sarebbe stata colpita alla nuca con un’arma da fuoco all’interno del Villaggio Ippocampo di Mare, morendo sul colpo. Sempre secondo gli inquirenti, dopo l’aggressione i due indagati avrebbero tentato una prima volta, senza riuscirci, di eliminare le tracce appiccando un incendio sul luogo del delitto. In un secondo momento avrebbero caricato il cadavere nell’auto di Privitera, trasportandolo in contrada San Demetrio, nel territorio di Carlentini, dove avrebbero incendiato il mezzo con il corpo sistemato nella parte posteriore dell’abitacolo.

La Procura aggiunge che, subito dopo il delitto, Sortino avrebbe cambiato scheda Sim e dispositivo telefonico per far perdere le proprie tracce. L’uomo è stato poi rintracciato e arrestato in Calabria, in provincia di Vibo Valentia. L’altro arresto è stato eseguito a Catania.

Il possibile movente: droga, crediti e debiti di gioco

Sul fronte del movente, gli investigatori ritengono che l’omicidio sia riconducibile a precedenti dissidi tra Catanzaro e Privitera, legati sia al traffico di sostanze stupefacenti svolto da entrambi, sia a rapporti di credito e debito per il gioco d’azzardo, gestito dal primo e praticato dal secondo. In questo contesto sarebbe stata anche sottratta una busta contenente droga con cui Privitera si sarebbe recato all’appuntamento rivelatosi fatale.

Perquisizioni e sequestri dopo gli arresti

Contestualmente alle misure cautelari, i carabinieri hanno eseguito anche perquisizioni locali e il sequestro di dispositivi informatici, tra cui smartphone, oltre a beni ritenuti pertinenti ai reati contestati. Gli accertamenti tecnici proseguiranno per verificare la presenza di tracce biologiche, dattiloscopiche e di altri elementi utili a consolidare il quadro investigativo e a ricostruire nel dettaglio ogni fase del delitto. Nell’operazione sono stati impiegati anche il Ris di Messina, gli Squadroni Carabinieri Eliportati Cacciatori “Calabria” e “Sicilia”, il 12° Nucleo Elicotteri di Catania e il Nucleo Cinofili di Nicolosi.