SIRACUSA – Ha citato in giudizio quattro precedenti giurisprudenziali inesistenti, attribuendoli alla Corte di Cassazione, per sostenere la tesi della propria cliente. Protagonista della vicenda è un avvocato siracusano, poi sanzionato dal Tribunale.
La decisione è contenuta nella sentenza n. 338 del 20 febbraio 2026, relativa a un contenzioso su un contratto di sublocazione di un immobile.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
I giudici, analizzando l’atto difensivo, hanno rilevato che le sentenze citate dal legale erano corredate da passaggi testuali virgolettati che, tuttavia, non risultavano presenti nei provvedimenti ufficiali.
Secondo il Tribunale, l’ipotesi più plausibile è che il professionista si sia avvalso di strumenti di intelligenza artificiale generativa, senza però effettuare le necessarie verifiche sulle fonti.
“L’unica ipotesi residua, e al tempo stesso la più compatibile con la fenomenologia concreta del caso, è che il difensore si sia avvalso di uno strumento di IA senza sottoporre gli output alla doverosa verifica sulle fonti primarie”, si legge nella sentenza.
La sanzione e il richiamo alla responsabilità
Per questo comportamento, il legale è stato sanzionato, con un chiaro richiamo all’importanza della verifica delle fonti, soprattutto quando si utilizzano strumenti digitali avanzati.
Il caso apre un nuovo fronte nel rapporto tra diritto e tecnologia, evidenziando i rischi di un utilizzo improprio dell’IA nel lavoro legale.
Gli esperti: IA utile, ma da usare con cautela
Sul tema è intervenuto anche Giuseppe Gurrieri, vicepresidente della Camera penale di Siracusa: “Esistono IA associate alle banche dati che vengono utilizzate da colleghi. Non scrivono gli atti, ma sviluppano determinati motivi di appello oppure analizzano documenti molto estesi. Un uso appropriato dello strumento può essere utile”.
IA e giustizia: opportunità e rischi
La vicenda sottolinea come l’intelligenza artificiale possa rappresentare un valido supporto per i professionisti, ma anche un rischio se utilizzata senza controllo.
Il principio resta chiaro: la responsabilità finale degli atti è sempre del professionista, che deve verificare ogni fonte e contenuto prima di utilizzarlo in sede giudiziaria.



