CATANIA – Continuano a farsi sentire le numerose associazioni animaliste, rappresentate dalla legale Giuseppina Floriana Pisani, escluse la scorsa settimana dalla riunione tra comune, Asp e Confindustria, circa l’emergenza randagismo all’interno della zona industriale di Catania. A chiarire la questione, direttamente ai microfoni di Newsicilia, la stessa Pisani.
Il randagismo a Catania, le considerazioni dell’avvocata Floriana Pisani
Quello discusso durante la riunione tenuta la settimana scorsa, come confermato anche dalla stessa avvocata, altro non è che un problema di tipo strutturale, a cui sarebbe possibile far fronte più facilmente se solo si tenessero in considerazione, all’interno del piano, anche le associazioni animaliste. Quest’ultime infatti, oltre che ad essere già attive nella gestione dei randagi, dispongono anche di una mappatura più accurata dei branchi, aspetto fondamentale per decifrare quale contromisura applicare sul campo.
Nello specifico l’errore si verifica spesso quando vengono trattati cani forastici, ovvero non abituati al contatto diretto con l’uomo. In questi casi infatti gli esemplari vengono condotti all’interno di un canile senza tuttavia, a causa della loro indole, avere possibilità concrete di adozione.
Un caso analogo a quanto avvenuto odiernamente a Catania si era, inoltre, già registrato tempo fa all’interno del comune di Santa Venerina. In quelle circostanze, sempre nei confronti di una coppia di randagi, si era poi persino arrivati a presentare ricorso al Tar, giustificato da una cattura perpetrata dal comune e ritenuta illegittima. Paradossalmente, tuttavia, il vero problema si era poi presentato in seguito, con la remissione sul territorio degli esemplari dopo quattro lunghi anni di procedimenti legali. Come fanno infatti due randagi, ormai abituati ai ritmi di una struttura, a tornare in strada senza più ricordare in che modo procacciarsi l’essenziale?
L’incomunicabilità tra le associazioni e il comune
A venir denunciata, però, in maniera più sentita dalla Pisani è l’assenza di comunicazione tra le autorità e le associazioni, le quali tra l’altro erano venute a sapere della riunione datata 9 marzo solo tramite i notiziari. La mancanza di una figura interlocutrice quindi, come afferma la legale, rappresenta una delle prime criticità a cui dover far fronte.
In tal riguardo, poi, si mantiene viva la richiesta di istituire una cabina di regia permanente, con il pieno coinvolgimento da parte delle associazioni, così da poter garantire un percorso comune volto alla messa in sicurezza del territorio e al benessere degli animali.
Infine, l’attenzione è stata posta su una delle mancanze da parte dell’Asp di Catania: l’assenza di un veterinario comportamentalista. Una figura fondamentale quando si parla di branchi randagi, capace di prevenire e curare quei comportamenti anomali presenti negli animali da strada.



