Inps Sicilia, il richiamo di Sergio Saltalamacchia per i lavoratori in nero nel mondo dell’istruzione

Inps Sicilia, il richiamo di Sergio Saltalamacchia per i lavoratori in nero nel mondo dell’istruzione

SICILIA – Scatta l’allarme lavoratori in nero all’interno del mondo dell’istruzione siciliana, in riferimento a quanto riportato dal direttore regionale dell’Inps Sergio Saltalamacchia. Secondo quanto emerso infatti, e a provarlo in sede dell’istituto sono i dati dell’attività ispettiva del 2025, numerosi sarebbero i casi denunciati tra Catania e Palermo.

La denuncia del direttore Inps Sicilia, Sergio Saltalamacchia

“L’attività ispettiva nelle scuole private paritarie nel corso del 2025 ha fatto emergere in 8 accertamenti conclusi, sui 30 eseguiti, 1,7 milioni di euro fra contributi non versati e sanzioni; 19 lavoratori in nero e 32 rapporti di lavoro fittizi“.

È iniziato così l’intervento da parte del direttore Saltalamacchia, che ha poi proseguito:

“Una prassi sistematica è la mancata retribuzione delle prestazioni resa dal personale docente e Ata, accettata dai lavoratori in cambio dell’attribuzione del punteggio da poter far valere per l’accesso nella scuola pubblica, come pure la simulazione, allo stesso fine, di rapporti di lavoro in realtà inesistenti”.

Una scuola materna individuata a Palermo – ha aggiunto infine il direttore – operante da anni in maniera totalmente abusiva e priva di autorizzazioni e licenze. L’operazione con i carabinieri del Nas e del Nil ha portato all’immediata sospensione dell’attività lavorativa. I 16 lavoratori impiegati erano tutti in nero. Poi sono state riscontrate e gravi violazioni in materia di sicurezza, segnalate all’autorità giudiziaria.

A Catania in un ente di formazione professionale per estetisti e parrucchieri, è stato riscontrato che praticamente la totalità degli insegnanti (29 su 35 totali) risultava contrattualizzata come Cococo pur essendo, a tutti gli effetti, lavoratori subordinati: da qui la riqualificazione del rapporto e l’addebito della maggior contribuzione evasa, pari a circa 400 mila euro”